Mercoledì 25 febbraio 2026, ore 23:17

Inps 

Gap di genere ancora forte nel lavoro e in famiglia 

Il gap retributivo di genere rimane un ”aspetto critico”, con le donne che percepiscono stipendi inferiori di oltre 25 punti percentuali rispetto agli uomini. È quanto rileva il rendiconto di genere del consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps. In particolare, tra i principali settori economici la differenza è pari al 19,7% nelle attività manifatturiere; 23,6% nel commercio; 15,7% nei servizi di alloggio e ristorazione; 31,7% nelle attività finanziarie e assicurative. I ruoli dirigenziali sono ricoperti da donne solo nel 21,8% dei casi, mentre tra i quadri il genere femminile rappresenta solo il 33,1%. Il Civ dell'Inps sottolinea che sono ancora ”rilevanti” le condizioni di svantaggio delle donne nell'ambito lavorativo, familiare e sociale. Nel 2024 il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 53,3% rispetto al 71,1% degli uomini, evidenziando un divario di genere significativo pari al 17,8%. Inoltre, le assunzioni femminili hanno rappresentato solo il 42,2% del totale. Anche l'instabilità occupazionale coinvolge soprattutto il genere femminile in quanto, tra le assunzioni a tempo indeterminato, solo il 36,7% sono donne a fronte del 63,3% di uomini. Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 67,2% del totale e anche il part time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 13,7% degli occupati rispetto al 4,6% dei maschi. Per quanto riguarda il livello di istruzione, nel 2024 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) che tra i laureati (59,4%), ma questa prevalenza nel percorso di studi non si traduce in una corrispondente presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro. Le denunce per violenza di genere sono aumentate, evidenziando una problematica ancora radicata, ma anche una maggiore propensione a denunciare i casi. Il reddito di libertà, erogato dall'Inps alle donne vittime di violenza in ambito familiare, nel 2021 ha coinvolto 2.418 donne, mentre negli anni successivi, per mancanza di risorse, ha visto confermati i trattamenti solo nelle regioni Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, con risorse regionali. Per il 2025 sono stati sbloccati nuovi fondi che hanno permesso di accogliere 3.711 domande.
Inoltre, nonostante le donne siano numericamente superiori tra i beneficiari di pensioni (le pensionate sono 7,99 milioni, pari al 52%, rispetto ai 7,37 milioni dei pensionati) permangono ”significative differenze negli importi erogati”. Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di anzianità-anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,1% e del 31,5% inferiori rispetto a quelle degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,2%. I dati delle pensioni, sottolinea il Civ dell'Inps, sono il riflesso di una condizione di svantaggio che le donne hanno nel mercato del lavoro. Le donne prevalgono numericamente nelle prestazioni pensionistiche di vecchiaia e ai superstiti. Il numero limitato delle donne che beneficiano della pensione di anzianità-anticipata (solo il 34,2% rispetto al 65,8% degli uomini) evidenzia le difficoltà delle donne a raggiungere gli alti requisiti contributivi previsti, a causa della discontinuità che caratterizza il loro percorso lavorativo.
Va poi sottolineato che le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura. Nel 2024, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 15,4 milioni, contro appena 2,8 milioni degli uomini. L'offerta di asili nido rimane insufficiente. Solo l'Umbria, l'Emilia-Romagna e la Valle d'Aosta raggiungono o si avvicinano all'obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini 0-2 anni.
In un recente intervento la segretaria generale della Cisl Fumarola aveva sottolineato che ”il gender gap è una questione di giustizia, ma anche un ineludibile obiettivo di sviluppo nazionale. Rimuovere questo ostacolo consentirebbe di liberare un potenziale di risorse pari a più di 200 miliardi di euro, vale dire il 9% del Pil”. Sul fronte della partecipazione femminile al mercato del lavoro ”per quanto negli ultimi anni la situazione sia migliorata grazie a incentivi e decontribuzione, l’Italia tra i paesi europei resta quello con le percentuali più basse”.
Giampiero Guadagni

( 25 febbraio 2026 )

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