Inoltre, nonostante le donne siano numericamente superiori tra i beneficiari di pensioni (le pensionate sono 7,99 milioni, pari al 52%, rispetto ai 7,37 milioni dei pensionati) permangono ”significative differenze negli importi erogati”. Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di anzianità-anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,1% e del 31,5% inferiori rispetto a quelle degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,2%. I dati delle pensioni, sottolinea il Civ dell'Inps, sono il riflesso di una condizione di svantaggio che le donne hanno nel mercato del lavoro. Le donne prevalgono numericamente nelle prestazioni pensionistiche di vecchiaia e ai superstiti. Il numero limitato delle donne che beneficiano della pensione di anzianità-anticipata (solo il 34,2% rispetto al 65,8% degli uomini) evidenzia le difficoltà delle donne a raggiungere gli alti requisiti contributivi previsti, a causa della discontinuità che caratterizza il loro percorso lavorativo.
Va poi sottolineato che le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura. Nel 2024, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 15,4 milioni, contro appena 2,8 milioni degli uomini. L'offerta di asili nido rimane insufficiente. Solo l'Umbria, l'Emilia-Romagna e la Valle d'Aosta raggiungono o si avvicinano all'obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini 0-2 anni.
In un recente intervento la segretaria generale della Cisl Fumarola aveva sottolineato che ”il gender gap è una questione di giustizia, ma anche un ineludibile obiettivo di sviluppo nazionale. Rimuovere questo ostacolo consentirebbe di liberare un potenziale di risorse pari a più di 200 miliardi di euro, vale dire il 9% del Pil”. Sul fronte della partecipazione femminile al mercato del lavoro ”per quanto negli ultimi anni la situazione sia migliorata grazie a incentivi e decontribuzione, l’Italia tra i paesi europei resta quello con le percentuali più basse”.
Giampiero Guadagni
