Mercoledì 18 febbraio 2026, ore 23:34

Rapporto Svimez 

Giovani e anziani in fuga dal Sud 

Il Mezzogiorno continua a perdere giovani competenze qualificate, con una mobilità sempre più anticipata già al momento dell'iscrizione all'Università, che riduce strutturalmente le possibilità di rientro. Accanto a questa dinamica si afferma un fenomeno in rapida crescita: la mobilità ”sommersa” degli anziani, i ”nonni con la valigia”, che conservano la residenza al Sud ma raggiungono figli e nipoti emigrati al Centro-Nord. Questi i principali dati del Report della Svimez ”Un Paese, due emigrazioni”, presentato in collaborazione con Save the Children. Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord, per una perdita secca (al netto dei rientri) di 270 mila unità. Nel periodo, la quota di laureati tra i migranti meridionali tra i 25 e i 34 anni è triplicata: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024. Ai flussi migratori interni, si affianca la crescente scelta della rotta Sud-estero: tra il 2002 e il 2024 oltre 63mila under 35 laureati meridionali hanno lasciato il Paese. Al netto dei rientri, la perdita complessiva per il Sud è di 45mila giovani qualificati. Nel solo 2024, i giovani qualificati del Mezzogiorno che si sono trasferiti al Centro-Nord sono 23mila, quelli che hanno scelto l'estero sono più di 8mila. In un anno la perdita netta di giovani laureati del Sud, sommando migrazioni interne ed estere, ammonta a 24mila unità. Il fenomeno delle migrazioni intellettuali è fortemente femminile: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195mila donne laureate dal Sud al Centro-Nord, 42mila in più degli uomini. La quota di qualificati tra i migranti meridionali diretti al Centro-Nord è cresciuta soprattutto tra le donne: dal 22% nel 2002 a quasi il 70% nel 2024, contro un aumento dal 14,6% al 50,7% tra gli uomini. Il Nord guadagna dal Sud, ma perde verso l'estero Anche il Nord registra una crescente emigrazione internazionale: tra il 2002 e il 2024, 154mila laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord. Il fenomeno ha raggiunto il picco nel 2024: 21mila giovani laureati under 35 centro-settentrionali si sono trasferiti all'estero, valore doppio di quello del 2019 (circa 10 mila). Il Centro Nord compensa ampiamente le proprie perdite estere grazie ai flussi dal Mezzogiorno: +270mila saldo netto positivo nei confronti del Mezzogiorno tra il 2002 e il 2024. L'emigrazione dei laureati dai territori in cui si sono formati si traduce in una dispersione dell'investimento pubblico sostenuto per la loro istruzione a beneficio delle regioni e dei Paesi di destinazione. La Svimez quantifica in 6,8 miliardi di euro l'anno il costo associato alla mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord: un trasferimento netto e strutturale di risorse pubbliche a favore delle aree più forti del Paese. A questo si aggiunge il costo delle migrazioni estere: per il Mezzogiorno la perdita di investimento formativo è stimabile in 1,1 miliardi di euro annui, mentre il Centro-Nord registra una perdita superiore ai 3 miliardi di euro l'anno per l'emigrazione all'estero dei profili più qualificati.
Peraltro la mobilità non attende più la fine degli studi: si anticipa già al momento dell'avvio degli studi universitari. Nell'anno accademico 2024/2025, quasi 70 mila studenti meridionali - su circa 521 mila - studiano in un ateneo del Centro Nord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline Stem. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita. La Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita da Emilia Romagna e Lazio. L'emigrazione anticipata è motivata dalla scelta di avvicinarsi ai mercati del lavoro caratterizzati da maggiori opportunità occupazionali.
La Svimez evidenzia un segnale importante in controtendenza. Negli ultimi anni è migliorata la capacità attrattiva degli Atenei meridionali: a parità di immatricolazioni negli atenei meridionali (108mila), per i corsi di laurea triennali e a ciclo unico, gli immatricolati meridionali negli Atenei nel Centro-Nord si sono ridotti dai 24mila studenti nel 2021/2022 a 17mila nel 2024/2025.
All'interno del Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione media più bassa (1.579 euro), contro i 1.735 euro del Nord Ovest. Il differenziale retributivo tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest'ultimo (1.862 contro 1.487 euro).
La Cisl esprime preoccupazione per i dati del rapporto. Sottolinea il segretario confederale Ganga: “La perdita strutturale di laureati under 35 che dal Mezzogiorno si trasferiscono verso il Centro-Nord e verso l'estero indebolisce la base produttiva del Sud e disperde un ingente investimento pubblico e, soprattutto, delle famiglie in formazione. Particolarmente delicata è anche la crescita dell'emigrazione femminile qualificata, segnale di un mercato del lavoro che non riesce a valorizzare pienamente competenze e talenti”. La risposta, anche valorizzando la migliore performance di alcuni indicatori economici del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese, “deve essere strutturale e di lungo periodo”. Per contenere il fenomeno e possibilmente invertirlo, conclude Ganga, occorre insistere sulla Zona Economica Speciale Unica, sugli incentivi e crediti d'imposta Zes per gli investimenti produttivi, sulla completa attuazione del Pnrr, sui Fondi di coesione e sul Fsc, rendendoli maggiormente sinergici e orientandoli con decisione alla creazione di lavoro stabile e di qualità, alla crescita dei salari, all'innovazione e al rafforzamento dei servizi territoriali, senza abbandonare la strategia del Piano a sostegno delle infrastrutture sociali, a partire da scuola, università, ricerca e sistema socio-sanitario”.
Intanto è stato pubblicato dalla Struttura di missione Zes l'avviso pubblico per il finanziamento di infrastrutture nelle aree industriali delle regioni Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. La dotazione finanziaria ammonta a 300 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027 ed è indirizzata a finanziare investimenti volti a migliorare la viabilità, le infrastrutture e i servizi pubblici delle aree industriali, produttive e artigianali del Mezzogiorno. Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud Sbarra ”la misura punta a consolidare lo sviluppo economico del Mezzogiorno, a rilanciare la competitività territoriale e ad attrarre investimenti strategici, capaci di generare crescita duratura, lavoro e sviluppo per le comunità e per le future generazioni”.
Giampiero Guadagni

( 17 febbraio 2026 )

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