Peraltro la mobilità non attende più la fine degli studi: si anticipa già al momento dell'avvio degli studi universitari. Nell'anno accademico 2024/2025, quasi 70 mila studenti meridionali - su circa 521 mila - studiano in un ateneo del Centro Nord: oltre il 13% del totale, con picchi del 21% nelle discipline Stem. Campania e Sicilia generano da sole quasi metà del flusso in uscita. La Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita da Emilia Romagna e Lazio. L'emigrazione anticipata è motivata dalla scelta di avvicinarsi ai mercati del lavoro caratterizzati da maggiori opportunità occupazionali.
La Svimez evidenzia un segnale importante in controtendenza. Negli ultimi anni è migliorata la capacità attrattiva degli Atenei meridionali: a parità di immatricolazioni negli atenei meridionali (108mila), per i corsi di laurea triennali e a ciclo unico, gli immatricolati meridionali negli Atenei nel Centro-Nord si sono ridotti dai 24mila studenti nel 2021/2022 a 17mila nel 2024/2025.
All'interno del Paese, il Mezzogiorno registra la retribuzione media più bassa (1.579 euro), contro i 1.735 euro del Nord Ovest. Il differenziale retributivo tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato del Nord-Ovest ammonta a circa 375 euro mensili a favore di quest'ultimo (1.862 contro 1.487 euro).
La Cisl esprime preoccupazione per i dati del rapporto. Sottolinea il segretario confederale Ganga: “La perdita strutturale di laureati under 35 che dal Mezzogiorno si trasferiscono verso il Centro-Nord e verso l'estero indebolisce la base produttiva del Sud e disperde un ingente investimento pubblico e, soprattutto, delle famiglie in formazione. Particolarmente delicata è anche la crescita dell'emigrazione femminile qualificata, segnale di un mercato del lavoro che non riesce a valorizzare pienamente competenze e talenti”. La risposta, anche valorizzando la migliore performance di alcuni indicatori economici del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese, “deve essere strutturale e di lungo periodo”. Per contenere il fenomeno e possibilmente invertirlo, conclude Ganga, occorre insistere sulla Zona Economica Speciale Unica, sugli incentivi e crediti d'imposta Zes per gli investimenti produttivi, sulla completa attuazione del Pnrr, sui Fondi di coesione e sul Fsc, rendendoli maggiormente sinergici e orientandoli con decisione alla creazione di lavoro stabile e di qualità, alla crescita dei salari, all'innovazione e al rafforzamento dei servizi territoriali, senza abbandonare la strategia del Piano a sostegno delle infrastrutture sociali, a partire da scuola, università, ricerca e sistema socio-sanitario”.
Intanto è stato pubblicato dalla Struttura di missione Zes l'avviso pubblico per il finanziamento di infrastrutture nelle aree industriali delle regioni Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. La dotazione finanziaria ammonta a 300 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027 ed è indirizzata a finanziare investimenti volti a migliorare la viabilità, le infrastrutture e i servizi pubblici delle aree industriali, produttive e artigianali del Mezzogiorno. Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud Sbarra ”la misura punta a consolidare lo sviluppo economico del Mezzogiorno, a rilanciare la competitività territoriale e ad attrarre investimenti strategici, capaci di generare crescita duratura, lavoro e sviluppo per le comunità e per le future generazioni”.
Giampiero Guadagni
