Venerdì 24 aprile 2026, ore 14:44

Dpf 

Governo-opposizioni, scontro sul Superbonus 

L'Italia dunque dovrà attendere almeno un altro anno per l'uscita dalla procedura Ue per deficit eccessivo. Il 3,1% certificato da Eurostat e Istat provoca delusione e anche rabbia a Palazzo Chigi e a Via Venti Settembre. La premier Meloni punta il dito contro lo ”sciagurato” Superbonus e definisce una ”beffa” il fatto che da anni i primi dati Istat sottostimino il Pil effettivo per poi rivederlo al rialzo.
Il ministro dell’Economia Giorgetti quantifica il vecchio Superbonus: ”Pesa per 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà' la coda ancora di 20 miliardi nel 2027. Senza questi dati l'andamento del debito sarebbe stato discendente”.
Replica il leader del M5S ed ex premier Conte: ”Ci ha messo una intera giornata per trovare uno straccio di giustificazione al fallimento economico del suo Governo. Un fallimento che purtroppo penalizza tutti noi, certificato dai dati di oggi. Poi Meloni ha avuto l'illuminazione. La voragine delle spese sul Riarmo, con aumenti di 12 miliardi l'anno sulle spese militari? I 14 miliardi buttati sul plastico del Ponte sullo stretto? Il miliardo buttato nei Centri in Albania? I tagli a investimenti, sanità e scuola che ha firmato in Europa? I record sulle tasse? I 3 anni di crollo della produzione industriale senza un piano industriale? Il rifiuto di tassare gli extraprofitti di banche e aziende energetiche? Macché. È tutta colpa del Superbonus!”. Conte controaccusa: ”Basta con queste balle da parte di chi ha un ministro dell'Economia che ha gestito più di tutti il Superbonus, dalla leader di un partito che ha proposto negli anni estensioni e proroghe di quella misura, che ha usato i numeri della crescita e dei posti di lavoro prodotti da quella misura per la sua propaganda. Dopo 4 anni e 0 riforme il tempo della 'superscusa' è scaduto”. E alla premier Conte chiede di ”parlarci piuttosto dei 209 miliardi lasciati dal mio Governo da spendere e che non hai nemmeno saputo mettere a terra. Hai trovato la tavola riccamente imbandita e sei stata così incapace da impoverire famiglie e imprese”.
Per la segretaria del Pd Schlein ”i dati Eurostat rappresentano una pessima notizia per l'Italia e la certificazione del fallimento delle politiche economiche del Governo, tra calo della produzione industriale e assenza di una strategia per la crescita. Il record di pressione fiscale e i tagli a servizi fondamentali come sanità, trasporti e scuola segnano il fallimento di questo Governo. Se non ci fosse stato il Pnrr che Meloni non voleva, l'Italia sarebbe in recessione. Hanno accettato la richiesta sbagliata e irraggiungibile del 5% di spesa militare per non dire di no a Trump. Ma in queste condizioni non ci sarà nemmeno quel margine in più in ci speravano con l'uscita dalla procedura di infrazione. Avevano i numeri per fare tutto e sono riusciti a non fare nulla”.
Ora tra i prossimi obiettivi del Governo c’è il piano casa e soprattutto il dl Primo Maggio sul lavoro. La premier avrebbe fissato l'asticella: occorre trovare un miliardo. E non è detto che si percorrerà la strada della conferma dei vari bonus.
Osserva la segretaria generale della Cisl Fumarola: ”Il quadro macroeconomico illustrato al ministro Giorgetti e cristallizzato nel nuovo Dfp purtroppo conferma quello che era ampiamente prevedibile: una condizione di generale peggioramento, generata prevalentemente dalla crisi internazionale. Cause esogene che rallentano la crescita, mettono a rischio produzione e coesione, e riportano l'Italia dentro una procedura d'infrazione”. Di fronte a tutto questo, aggiunge Fumarola, ”e senza dimenticare la necessità di intensificare il pressing per una riforma equa e sostenibile del Patto di stabilità, appare più che mai urgente unire le forze e costruire insieme una strategia di rilancio che concentri le risorse disponibili su interventi strategici e condivisi”. Per la leader della Cisl ”serve maggiore collaborazione tra partiti e una nuova alleanza tra istituzioni e parti sociali. Un cantiere a cui la Cisl dà il nome di un Patto capace di mettere al centro la difesa dei salari, la salvaguardia dell'occupazione, il sostegno al sistema produttivo e l'incremento della produttività, puntando su innovazione, investimenti, formazione e contrattazione É il tempo della responsabilità e della costruzione comune per restituire fiducia e prospettiva al Paese”.
Giampiero Guadagni

( 23 aprile 2026 )

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