Lunedì 9 marzo 2026, ore 11:08

Salari 

Inps: retribuzioni medie non recuperano il potere d'acquisto 

Le retribuzioni lorde dei dipendenti pubblici e privati (esclusi domestici e operai agricoli) nel periodo 2014-2024 evidenziano una stagnazione generale, legata a fattori strutturali come la composizione settoriale e la bassa innovazione tecnologica. Tuttavia, gli interventi fiscali e contributivi hanno permesso un recupero significativo delle retribuzioni nette, soprattutto per i redditi più bassi. L'aumento dell'occupazione ha invece contribuito a smorzare gli effetti negativi dell'inflazione per le famiglie più povere. È quanto rileva il rapporto ”Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati”, realizzato dal coordinamento generale statistico attuariale e dalla direzione centrale studi e ricerche dell'Inps e presentato nel corso di un'iniziativa del Civ. Il problema della bassa dinamica dei salari lordi, sottolinea lo studio, non è un tema specifico degli ultimi anni ma va oltre l'orizzonte temporale analizzato. L'aumento delle retribuzioni nominali lorde non è riuscito in questi anni a compensare tempestivamente gli aumenti dell'inflazione. In parte per la lentezza dei rinnovi contrattuali (il tempo medio di attesa per il rinnovo è di oltre 2 anni) e per gli anomali livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023; ma anche a causa dello spostamento della struttura dell'occupazione (in forte crescita soprattutto dopo la pandemia) verso i settori dei servizi caratterizzati da retribuzioni medie più basse. Il documento evidenzia con chiarezza questa dinamica delle retribuzioni nominali dei lavoratori dipendenti, sia privati che pubblici. Per i dipendenti privati la retribuzione annuale media è passata da 21.345 euro nel 2014 a 24.486 euro nel 2024, pari a un tasso di crescita del 14,7% sull'intero periodo, cui corrisponde un tasso dell'1,4% annuo medio anche se negli anni più recenti (tra il 2021 e il 2024) il tasso medio annuo è stato più elevato e pari al 3,7%. L'aumento occupazionale nel periodo considerato è stato trainato dal lavoro a tempo indeterminato, con un aumento significativo del numero di lavoratori (da 14 milioni nel 2014 a 17,7 milioni nel 2024). Si osservano differenze retributive per qualifica, tipologia contrattuale (la retribuzione di un part-time è mediamente i 2/5 di quella di un full time), orario di lavoro, settore economico (il settore economico che paga di più è l'industria in senso stretto: in tutti gli anni osservati presenta la retribuzione media annua più elevata pari a oltre 27mila euro nel 2014 e a quasi 33mila euro nel 2024 con una crescita del 21%), età, area geografica e genere. Il gender pay gap persiste, con la retribuzione delle donne che è circa il 70% rispetto a quella degli uomini. Nel 2024 la retribuzione media delle donne è di poco sotto i 20mila euro; quella degli uomini quasi 28mila euro. Rispetto al 2014 la retribuzione media delle donne è comunque cresciuta di più (+17,5%) rispetto a quella degli uomini (+13,5%).
Intervenendo alla presentazione del rapporto il segretario confeedrale della Cisl Mattia Pirulli ha osservato chr ”c’è un tema di qualità del lavoro, inteso come rafforzamento del tempo indeterminato e contrasto a forme come il part-time involontario su cui è necessario intervenire. Poi c'è il tema della crescita dei salari: bisogna però guardare ai tendenziali pregressi e futuri. Nel biennio 2024-25 si è registrata una forte stagione di rinnovi contrattuali nel pubblico e nel privato. C'è un segnale di forte recupero del potere d'acquisto, quindi bisogna ragionare su ciò che non ha funzionato, ma anche su ciò che ha funzionato”. Aggiunge Pirulli: ”Siamo passati da una stagione di mancati rinnovi nel pubblico impiego a un'altra di rinnovi - ha detto - i primi effetti positivi sono evidenti. Ma bisogna ragionare su altre leve: la contrattazione decentrata va potenziata, è lo strumento di redistribuzione della ricchezza; rafforzare lo strumento della partecipazione nelle imprese”. Secondo il segretario confederale Cisl ”ci deve inoltre essere un'azione di sistema per contrastare il dumping contrattuale, che si annida in particolare nel settore dei servizi. Dunque, crescita complessiva della contrattazione collettiva di qualità, ma vanno rinnovati i contratti”.
Giampiero Guadagni

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