Incalzata dalle opposizioni, Meloni ha sottolineato: gli stipendi in Italia sono ancora troppo bassi, molte famiglie fanno fatica, però dopo anni i salari hanno ripreso gradualmente a crescere più dell'inflazione: significa che, seppure lentamente, le famiglie stanno recuperando parte del potere acquisto degli anni precedenti, proprio perché non ci siamo girati dall'altra parte proprio perché abbiamo dato delle risposte", lavorando soprattutto su due fronti. Il primo è stato il taglio del costo del lavoro: diversi provvedimenti che hanno aumentato il netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto lavoratori con redditi medio bassi. Un lavoratore dipendente con uno stipendio intorno ai 26.000 euro annui oggi può avere tra i 1500 e i 2400 euro in più all'anno rispetto al passato". La seconda priorità "è stata il rinnovo dei contratti. Nel pubblico impiego noi abbiamo stanziato oltre 20 miliardi di euro fino al 2027 per rinnovare i contratti. Dopo anni di stipendi e di contratti che erano fermi, in alcuni comparti si è arrivati addirittura a tre rinnovi come è accaduto ad esempio nel comparto della scuola, dove un docente ha potuto ricevere in busta in busta paga mediamente 412 euro al mese in più insieme agli arretrati. Abbiamo puntato sul rinnovo dei contratti anche nel privato, particolarmente con la detassazione di aumenti contrattuali che veniva richiesta da tempo dalle parti sociali. Queste le priorità della strategia del Governo per lavoratori e imprese. Strategia, spiega Meloni, ostacolata dalle tensioni geopolitiche; e sul piano dei conti, dal Superbonus ”che graverà sulle casse dello Stato fino al 2027”.
La premier bolla poi come falsità le accuse al suo Governo di aver alzato le tasse e assicura di avere recuperato circa 100 miliardi di euro in tre anni dall'evasione fiscale. Rivendica inoltre il superamento della logica assistenziale basata sui sussidi finora prevalente nel Meridione, a favore di una strategia incentrata su investimenti, infrastrutture, lavoro e forte semplificazione burocratica.
Dal Pd al M5S, da Iv ad Avs, le opposizioni parlano di ”racconti fantasiosi” da parte della premier e di ”ricette economiche inesistenti” del Governo per fronteggiare una crisi che colpisce gli italiani, soprattutto le fasce più deboli.
Ma dal leader della Uil Bombardieri arriva un messaggio diretto proprio alle opposizioni: ”Dire che il salario dignitoso corrisponde a quello dei contratti dei sindacati comparativamente più rappresentativi, è una nostra vittoria, una nostra battaglia e io la rivendico. Quale governo di sinistra ha mai riconosciuto che i contratti che pagano di più sono quelli di Cgil, Cisl e Uil? Lo dice questo Governo e non mi interessa il colore politico”.
Giampiero Guadagni
