Il dato sull'occupazione femminile, si legge nel report della Cisl, evidenzia un elemento strutturale: a fronte di un tasso di disoccupazione ormai allineato a quello maschile, permane un livello molto alto di inattività. ”Il problema non è tanto la difficoltà a trovare lavoro - dice ancora Pirulli - quanto piuttosto la mancata partecipazione al mercato del lavoro, dovuta alla carenza di servizi e alla scarsa flessibilità organizzativa nei luoghi di lavoro”. Si determina così un paradosso: mentre una parte consistente della popolazione resta ai margini del mercato del lavoro, le imprese segnalano crescenti difficoltà nel reperire personale. Per evitare che l'intreccio tra declino demografico e bassa produttività finisca per frenare la crescita del Paese, secondo la Cisl è necessario ”costruire una strategia condivisa tra istituzioni e parti sociali, orientata a sostenere sviluppo e occupazione di qualità”. Questa strategia si deve articolare in quattro ambiti prioritari: rafforzamento delle politiche industriali e degli investimenti; potenziamento della formazione, dell'orientamento e delle politiche attive; rilancio delle politiche contrattuali, per legare in modo più stretto produttività e retribuzioni, valorizzando sempre più la leva della partecipazione; introduzione di misure efficaci per la conciliazione tra vita e lavoro e la condivisione delle responsabilità di cura.
E a proposito: dal report Cisl emerge che tra le ragioni per cui non si cerca un lavoro, spicca la voce ”Motivi familiari”, che riguarda soprattutto le onne. Molte delle quali sono disposte a lavorare se esistessero determinate condizioni: maggiori servizi per l'infanzia, per gli anziani e per le persone non autosufficienti, oltre a una più ampia flessibilità nell'organizzazione del lavoro. Ma non emerge, né da parte dei datori di lavoro né del decisore pubblico, una consapevolezza sufficiente ad affrontare in maniera decisa tali questioni. In questo quadro la Cisl sottolinea il ruolo della contrattazione decentrata ”nel creare condizioni di attrattività del lavoro per giovani e donne, come ha dimostrato di saper fare in questi anni su diversi piani: coniugando competitività aziendale e redistribuzione del valore prodotto tramite il rafforzamento del legame tra retribuzioni e risultati conseguiti, introducendo misure organizzative quali flessibilità oraria e smart working, migliorando le misure per la genitorialità, rafforzando il welfare aziendale”.
Giampiero Guadagni
