Giovedì 22 gennaio 2026, ore 15:49

Itinerari previdenziali 

Pensioni, nessun allarme per la tenuta del sistema 

In Italia la spesa strettamente previdenziale è in equilibrio mentre quella assistenziale cresce rapidamente e rischia di essere insostenibile. Il Rapporto di Itinerari previdenziali su previdenza e assistenza presentato dal presidente Alberto Brambilla fotografa un Paese nel quale 7,1 milioni di pensionati, il 43,99% del totale, sono totalmente o parzialmente assistiti in quanto titolari di assegni sociali, pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento, maggiorazioni sociali e importo aggiuntivo. Migliora invece il rapporto tra attivi e pensionati, soprattutto grazie all'aumento dell'occupazione, con 1,4758 lavoratori ogni pensionato, il dato più alto registrato dall'Osservatorio. Dato destinato a migliorare in futuro a patto di compiere, in un Paese che invecchia, scelte più oculate su politiche attive, anticipi ed età di pensionamento.
La crescita dell'occupazione è un segnale positivo anche in vista della contrazione dell'assistenza. Nel 2024 l'Italia ha complessivamente destinato alla protezione sociale, pensioni, sanità, assistenza, sostegno ai redditi e welfare enti locali, 627,933 miliardi di euro, con un incremento dell'8% rispetto all'anno precedente. La spesa per l'assistenza (povertà, assegni sociali, maggiorazioni al minimo ecc) ha raggiunto gli 180,554 miliardi con un aumento del 9,8% sull'anno precedente. Rispetto al 2012 la spesa sociale nel complesso è aumentata di 195,67 miliardi (+45%): valore imputabile soprattutto agli oneri assistenziali a carico della fiscalità generale, cresciuti del 163,3% (+93 miliardi). Nello stesso periodo i prezzi sono cresciuti del 24% e il Pil del 35,88%. Grazie alla significativa crescita delle entrate contributive, sottolinea lo studio, il saldo - comunque negativo - tra entrate e uscite migliora rispetto al 2023 attestandosi a quota 25,55 miliardi (il disavanzo era di 30,72 miliardi lo scorso anno). Il sistema è in difficoltà anche a causa della lunga durata delle prestazioni. A causa delle eccessive anticipazioni del passato e degli ultimi 12 anni, sono attualmente in pagamento oltre 1,5 milioni di pensioni da oltre 30 anni, di cui circa 400mila da oltre 42 anni e oltre 700mila da 40 anni tra le prestazioni di invalidità previdenziale, vecchiaia (compresa anzianità e anticipate) e dei superstiti. Le pensioni di anzianità/anticipate/prepensionamenti/Quote, hanno in media una durata superiore a 31 anni; le vecchiaia di oltre 25 anni e le reversibilità di oltre 14 anni.
Si tratta di dati che descrivono un sistema tutto sommato in equilibrio, ma la cui stabilità futura dipenderà dalla capacità di fronteggiare la più grande transizione demografica di tutti i tempi, tenendo sotto controllo sia l'età pensionabile che l'eccessiva commistione tra previdenza e assistenza.
Sottolinea il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga: ”I dati dell'Osservatorio Itinerari Previdenziali forniscono elementi di lettura interessanti e complessi che, nel confermare le convinzioni della Cisl, ricordano come l'argomento pensioni non può essere ridotto a facili slogan, ma necessita di una riflessione profonda e articolata”. Dal rapporto ”emerge un sistema previdenziale sostenibile benché affaticato da una spesa assistenziale in crescita che rimanda alla questione annosa della separazione fra assistenza e previdenza”. Il Rapporto, osserva ancora Ganga, ”ha insistito, correttamente, sull'esigenza di raccontare meglio all'opinione pubblica l'andamento della spesa pensionistica considerato anche che non si parla mai di spesa netta, mentre vengono computati fra le uscite circa 71 miliardi di euro relativi alla partita di giro delle imposte. Ragionamenti che porterebbero a ridimensionare la narrazione su una spesa per pensioni troppo generosa che, anche alla luce dei recenti provvedimenti adottati in finanziaria, si ridurrà ulteriormente, considerata la stretta adottata sulle pensioni anticipate”. La Cisl, conclude Ganga, ”ribadisce l'esigenza di riaprire il confronto sulle pensioni procrastinato per troppo tempo, volto a dare maggiore flessibilità al sistema e rafforzare la previdenza con particolare riguardo alle donne, ai giovani e alla capacità di tenuta del potere di acquisto dei trattamenti in essere”.
Giampiero Guadagni

( 15 gennaio 2026 )

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