In Italia l’allarme sociale in tema corruzione rimane diffuso e preoccupante. Quando la corruzione assume un carattere sistemico non solo viene meno il prestigio, l’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione, ma è compromessa la legittimazione stessa delle istituzioni pubbliche, l’economia nazionale e il libero mercato. Degli effetti trasversali del fenomeno, ne parliamo con Roberta Troisi (Professore di organizzazione aziendale presso il Dipartimento di scienze politiche e della comunicazione dell’Università di Salerno) che di recente è stata inserita nella rinomata lista dei migliori ricercatori al mondo la World’s Top 2% Scientists. (la lista comprende i ricercatori che hanno un maggior grado di influenza sugli altri, ed è, quindi, basata sul numero di citazioni che il ricercatore riceve per articolo pubblicato, il prestigio della rivista e la posizione di autore principale ricoperta in ogni articolo pubblicato)
Professoressa Troisi, dopo anni di intenso lavoro di ricerca sul tema della corruzione, cosa è emerso?
Un risultato, su tutti. Inciampiamo in un errore culturale quando pensiamo che la corruzione si manifesti esclusivamente di vicende che coinvolgono i pubblici ufficiali ed una parte privata. Quella in particolare, è una dinamica da reato, focalizzata sull’accordo economico che conduce ad una deviazione di un fine istituzionale. Ma se eleminiamo lo stretto fine istituzionale, ci sono tante altre situazioni che emulano la corruzione indebolendo altri fini, altrettanto cruciali per la vita economica e le regole basi della vita sociale. Ad esempio se due imprese si accordano per la vendita di un prodotto a condizioni non di mercato danneggiano le regole di concorrenza. Se due privati cercano modalità proprie per ottenere un vantaggio reciproco eludendo una regola che dovrebbe valere per tutti, ciò che viene compromesso non è una procedura formale, ma la funzione sociale della regola stessa, secondo una dinamica pienamente assimilabile alla corruzione. Esiste una corruzione oltre il reato, tutte le volte che si cerca una deviazione da una regola condivisa per ottenere un vantaggio ingiusto. Il termine “ingiusto” combina due elementi, uno formale ed uno sostanziale. È ingiusto ciò che non è in giustizia, “nelle regole”, è ingiusto, perché non porta merito con sé ma solo la furbizia dei metodi alternativi.
Qual è la relazione fra corruzione e povertà?
Pensiamo ad un trittico che interessa tutti: lavoro, corruzione, e povertà. Sono situazioni che possono convivere autoalimentandosi e sostenendosi reciprocamente per i loro aspetti deteriori: aumenta la povertà, aumenta la corruzione, diminuisce la certezza e la qualità del lavoro. Le relazioni che si possono intrecciare sono tante e sono sicura che almeno un paio appartengono al vissuto di ognuno di noi. Solo a titolo di esempio: le opportunità di lavoro vengono filtrate da reti informali, che privilegiano la prossimità sociale rispetto al merito. A parità di competenze, chi è “in rete” ha più possibilità di passare. Col tempo il sistema normalizza pratiche opache, penalizzando i soggetti più vulnerabili e fuori dagli scambi. La povertà diventa insieme causa ed effetto di questo accesso selettivo al lavoro. Così il lavoro perde la funzione di mobilità sociale e si crea una frattura tra “salvati” e “sommersi”.
Quali sono gli aspetti cruciali delle dinamiche corruttive che coinvolgono i sindaci, i presidenti di regione e i leader politici in generale?
L’aspetto clientelare che non garantisce l’alternanza democratica. Le nomine politiche nascono dal consenso elettorale, e il rischio che questo consenso venga influenzato da meccanismi di scambio cresce quando i leader restano troppo a lungo in cariche apicali senza bilanciamento. La cronaca ci mostra come la politica di professione possa degenerare in politica di sistema, confermata più dalle reti che dal reale rinnovo della fiducia. La fiducia, sappiamo bene, è sfumata e fragile: basti pensare alla crescita dell’astensionismo per capire quanto sia diffusa la delusione verso l’operato politico. Si pensi alle proroghe nelle cariche politiche, hanno senso se inserite in un sistema equilibrato, che garantisca una quota di esperienza consolidata affiancata da un ricambio costante e trasparente, dove gli esperti convincono con il proprio lavoro e i risultati concreti. È così che si preserva continuità e competenza, riducendo al tempo stesso lo spazio per reti di interesse concentrate sul singolo soggetto.
Sono stati rilevati elementi di differenza tra Nord, Centro e Sud?
Le nostre terre, quelle del Mezzogiorno, sono da record negativi. Il sud che è fanalino di coda su tanti temi che, come ho detto prima, sono preoccupantemente correlati. La domanda vera, ma temo con risposta troppo complessa per essere alla portata di chiunque, è proprio quella che riguarda la differenza tra nord e sud. Soprattutto, perché continua ad essere una condizione stabile nel tempo. C’è una linea Maginot culturale? C’è un capitale sociale diverso? C’è un modo di intendere le istituzioni contrapposto? C’è la criminalità organizzata locale a dare una mano “armata” ad un modello negativo? Io mi trovo da sempre a considerare due scenari in cui più realisticamente, se le cose non funzionano in Italia, l’area in cui funzionano peggio è sempre dalle nostre parti. Questo non vuol dire che non siamo una terra capace di fare meglio degli altri. Al contrario, le nostre eccellenze risultano non solo migliori di alcuni, ma migliori di tutti. Le nostre straordinarietà, però, non bastano ad affrancarci da un sistema ordinario, che è così, è sempre sotto le medie, siano esse di efficienza, di qualità, di equità.
Lo studio dei reati tipizzati contro la P.A. è fondamentale capire il come, ma cosa aggiunge l’analisi economica dei rapporti corruttivi alla comprensione generale del fenomeno?
L’analisi economica- più precisamente l’analisi economico-organizzativa - ha la capacità di fotografare le cause che generano i fenomeni, comprenderne gli andamenti nel tempo, verificare, in uno scacchiere di cause e concause, chi funge da re, chi da regina, chi da fante che subisce gli effetti più negativi dello scacco matto di cui è capace la corruzione. L’analisi economica prova a comprendere alcuni “perché” oltre il “cosa” ed in questa direzione che dobbiamo indirizzare le politiche di prevenzione e di repressione.
Se dovessimo attribuire un costo etico oltre che economico- sociale alla corruzione, quale sarebbe?
Dal mio punto di vista, bisogna avere chiaro che il costo economico e quello morale sono due facce della stessa medaglia. Nei luoghi della corruzione, ci sono due costi che rappresentano uno stigma per tutti. Il costo della reputazione: un paese corrotto, è un paese in cui si investe meno, con le multinazionali che guarderanno altrove prima di collocarsi in un luogo che non è affidabile per regole del gioco, ed al quale gli osservatori internazionali guarderanno sempre con preoccupazione. Ancora più preoccupante è il costo sistemico. Un fenomeno che diventa “di sistema” tende ad essere tollerato ed a seguito autorizzato. C’è una promulgazione informale di una regola diversa, che convive con quelle legali, e che sa rappresentare la postilla attraverso la quale si risparmia e si ottiene per strada alternative. La normalizzazione culturale di un fenomeno criminale rende impresa complicatissima ogni tentativo di eradicazione.
L’unico vero antidoto rimane la cultura della legalità?
Cercando dell’ottimismo in un argomento che di ottimistico ha poco, io credo a qualcosa di leggermente differente. Credo nella cultura del merito. Una piccola rivoluzione che va dal basso, che si muove per affinità elettive. La corruzione prospera dove il merito non smette di esistere, ma smette di pagare per ciò che ci spetta. Non sono regole formali, io credo nelle regole di orientamento: cercare luoghi in cui impariamo davvero, cercare un bravo che ci migliori, percorsi di studio che valorizzano e offrono opportunità reali, una formazione che sappia resistere alle strategie opache. E da lì, passo dopo passo, spero in un andamento che normalizzi il merito come grimaldello per la cultura della legalità. E facendo del nostro meglio, fidandoci di noi stessi e scegliendo chi ci somiglia, possiamo contribuire a costruire un sistema dove il merito paga davvero, e la corruzione perde terreno. Non qui, non subito, ma di certo.
Serafina Russo
(In copertina foto di fikry anshor su Unsplash)

