Martedì 30 giugno 2026, ore 0:45

Mostre

Una chiave di lettura del Cosmo

di MARIA LUCIA SARACENI

La suggestione dei miti narrati dal poeta Ovidio nelle Metamorfosi ha ispirato le arti figurative così fortemente che l’opera viene considerata il secondo libro più illustrato dopo la Bibbia. La fantasia immaginifica che anima le storie del testo classico e l’i dea della trasformazione come principio universale costituiscono il tema della mostra “Metamorfosi. Ovidio e le arti”, dal 23 giugno al 20 settembre 2026 presso la Galleria Borghese di Roma. Allestita in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam l’esposi zione è curata dalla direttrice della Galleria Francesca Cappelletti e dallo storico dell’arte Frits Scholten. L’ambientazione, di per sé, è garanzia di successo: un trionfo di bellezza e cultura dove arte, natura e architettura esprimono il disegno di Scipione Borghese, committente del Casino ideato come sede e cornice di una parte della sua collezione d’arte, organizzato in un sistema unico di significati connessi al tema della mostra. Il percorso è una progressiva immersione nella bellezza dove l’imma ginazione del testo poetico si rispecchia in modo naturale nelle rappresentazioni delle arti figurative, qui presenti in tutte le loro forme (dai dipinti alle sculture, includendo opere tessili e decorative) e appartenenti alle diverse epoche storiche (dall’arte romana alla contemporanea). L’esposi zione si apre con il racconto della creazione del mondo: ecco il passaggio dal caos della materia informe all’or dine del cosmo. Emblematica l’Allegoria dei quattro elementi, di Louis Finson, personificazione di terra, acqua, aria e fuoco strettamente intrecciati: un vortice di energia che precede la loro separazione. E poi l’equilibrio prodotto dalla creazione (incisione di Hendrick Goltzius); il Paradiso terrestre connesso della Genesi biblica (Herri met de Bles) e le realizzazioni plastiche dei moderni Auguste Rodin e Constantin Brâncusi sui temi della materia e della forma connessi alla creazione. Il successo del testo letterario delle Metamorfosi ha attraversato la storia: l’interpretazione cristiana di alcuni miti ne ha preservato la lettura anche nel periodo medievale; le traduzioni ne hanno esteso la diffusione nel tempo. Tra i numerosi miti d’amore, quello di Apollo e Dafne ha esercitato una forte suggestione nella letteratura ma anche nelle arti figurative: tra tutte, il celebre gruppo scultoreo del Bernini, che proprio alla Galleria Borghese è di casa, al centro della sala; per l’occasione è posto in dialogo con l’olio su tavola del Pollaiolo. Anadi logamente, il tema del mondo sotterraneo di Plutone si sviluppa intorno al gruppo scultoreo del Ratto di Proserpina dello stesso Bernini, altro capolavoro appartenente alla collezione della Galleria. E poi il tema di Aracne, declinato in mostra attraverso arazzi e manufatti tessili in prestito da Amsterdam e qui illustrato dalle interpretazioni di Tintoretto e di Rubens. Una importante sezione è dedicata alla Leda e il cigno; il mito che racconta gli amori di Giove è rappresentato da sculture del II sec. d.C., ma anche da marmi cinquecenteschi come quelli di Bartolomeo Ammannati e da raffigurazioni pittoriche come la splendida Leda del Ghirlandaio. La preziosa Danae del Correggio rappresenta invece un altro episodio connesso agli amori di Giove. Il mito di Pigmalione, a seguire, è una riflessione sul potere dell’arte creativa e sulla sua capacità di dare forma al desiderio. Nella favola di Ovidio lo scultore di Cipro, deluso dalla realtà, modella nell’avorio una figura femminile perfetta, e se ne innamora. Per concessione di Venere Pigmalione può rendere viva la sua statua: il momento in cui la figura di Galatea prende vita è quello delle versioni del mito dipinte da Gérôme. Anche Rodin interpreta il mito, rendendo visibile il momento della trasformazione che è parte del processo creativo. Nel mito di Perseo la metamorfosi è opposta: lo sguardo di Medusa ha assunto infatti il potere di pietrificare la materia viva degli esseri umani.

Se Rubens descrive in modo intenso e drammatico il volto della Gorgone reciso da Perseo, Antonio Tempesta e Rutilio Manetti e Sebastiano Ricci rappresentano gli episodi salvifici connessi al mito. Il percorso si conclude con una sezione dedicata al potere dell’amore nelle Metamorfosi. Venere e Cupido ne sono gli emblemi nelle celebri opere di Tiziano che sono parte integrante della collezione della Galleria Borghese: Amor sacro e Amor profano e Venere che benda Amore. E poi il mito di Narciso, qui rappresentato in un arazzo tardomedievale (un prestito dal Museum of Fine Arts di Boston) e collocato in una installazione originale e partecipativa.

Un suggestivo dipinto di Nicolas Poussin, dal Louvre, propone una scena silenziosa in cui Narciso, privo di vita, si abbandona alla natura alla presenza di Eco, emblema dell’amore non corrisposto.

Tutta la mostra è un viaggio emozionante nella rappresentazione artistica dei miti cantati da Ovidio, ma anche un percorso nella filosofia che sottende la percezione della vita sospesa in un divenire che trasfigura, confondendo o idealizzando la materialità. Il tutto è immerso in una bellezza ora quieta ora impetuosa, che rende questa mostra un’e sperienza seducente e davvero coinvolgente.

( 29 giugno 2026 )

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La Galleria Borghese di Roma ospita la grande esposizione "Metamorfosi. Ovidio e le arti"

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