Mercoledì 4 febbraio 2026, ore 1:52

Scenari

C’era una volta Davos. Ora ci sono 4 amici al bar: Usa, Russia, Cina e India

Il primo progetto del Board of Peace sarà Gaza, ha spiegato il presidente Usa, Donald Trump, a Davos, durante quel fantastico vertice in cui le persone più ricche del mondo si riuniscono e ascoltano conferenze accademiche con titoli come “I poveri hanno davvero bisogno di tutti i loro organi?” o “Come la tecnologia sostitutiva del sonno sta aumentando l’efficienza dei lavoratori”, e poi vanno a mangiare un pranzo stellato Michelin e non pensano nemmeno per un secondo che potrebbero essere tutto ciò che non va nel mondo. Ma torniamo al punto. Con il potere di sciogliere l’organizzazione a piacimento e di nominare il suo successore, Trump ha creato un nuovo tipo di entità internazionale personale che potrebbe rivaleggiare con gli stati nazionali e le organizzazioni multilaterali. Il suo statuto la rende simile alle multinazionali, ma con status diplomatico e sovranità. È una versione del XXI secolo delle società commerciali coloniali occidentali. Un giorno forse Trump andrà via, e il suo Board of Peace potrebbe andarsene con lui, ma i cambiamenti che sta annunciando - e la tecnologia per garantirli - rimarranno. Non perché rappresentino una rottura con il sistema, ma perché ne sono il logico sviluppo. Questo è ciò da cui il filosofo tedesco Martin Heidegger metteva in guardia quando affermava che l’essenza della tecnologia non è da ricercarsi in essa come strumento, ma come ’inquadramento’. Vale a dire, un insieme particolare di ipotesi su cosa sia il mondo e come funzioni, che scatena circostanze consequenziali. Sembrava tutto già scritto: la marcia verso il governo globale appariva pressoché inarrestabile, fino a quando il pezzo più importante di quella enorme macchina, gli Stati Uniti d’America, è sfuggito al controllo dei globalizzatori. L’assoluta, sfrontata libertà con cui The Donald accusa e canzona i buroplutocrati accorsi alla kermesse davosiana, facendo nomi e cognomi, oramai al di fuori da qualsiasi infingimento diplomatico, rivela la fase nuova della politica americana. E l’Europa, mollata di fatto dalla Casa Bianca anche se ad esse funzionale, è ora costretta a deambulare tra costrutti liberticidi e impulsi guerrafondai. Schwab aveva già designato la futura società del mondialismo attraverso il Grande Reset. Ma la variabile Trump è piombata come un fulmine a ciel sereno. Ora il mondo sta cambiando molto rapidamente. Il 2026 dovrebbe essere caratterizzato dal ritorno delle zone di influenza e dalla fine degli imperi coloniali. E a differenza di quanto si creda, vedrà il ritorno del diritto internazionale in luogo delle regole che abbiamo conosciuto finora; solo chi sarà in grado di capire questi cambiamenti e di adattarsi velocemente continuerà a svilupparsi: è la sintesi di un’analisi su Réseau Voltaire del giornalista Thierry Meyssan, il quale sostiene che dal vertice di Anchorage del 15 agosto 2025 stiamo assistendo alla riorganizzazione del mondo. “È ormai chiaro che in Alaska i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin si sono divisi il mondo. La convalida delle grandi linee dell’accordo avverrà nel prossimo vertice Trump-Xi. L’unica informazione di cui disponiamo è la mappa dello stato maggiore russo, pubblicata da Andrei Martyanov, che divide il mondo in tre zone d’influenza, il che non contraddice il principio di un mondo multipolare. Il diritto internazionale originario - intendo antecedente la guerra fredda - risolve solo alcuni problemi e concede agli Stati massima libertà di manovra entro i limiti che essi stessi si sono imposti. Nel mio ultimo articolo ho spiegato che, contrariamente a quanto tutti sostengono, rapendo il presidente Maduro gli Stati Uniti hanno commesso un crimine rispetto alle regole precedenti, ma erano nel pieno diritto di farlo rispetto ai propri impegni. Anche se ci può sembrare sconvolgente, è una realtà ineludibile. È così che d’ora in avanti il mondo dovrà funzionare”. Discutibile, ma andiamo avanti. Per Meyssan, finora il mondo era governato dal G5/6/7/8, fino a ieri composto da Germania, Canada, Francia, Stati Uniti, Italia, Giappone, Regno Unito e Unione Europea. “La sua scomparsa segnerà la fine degli imperi inglese e francese. La decolonizzazione dovrà essere fatta molto rapidamente se Francia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Regno Unito desiderano mantenere una presenza nelle loro ex-colonie”. È probabile che il Commonwealth si disgregherà. Gli Stati membri abbandoneranno quanto meno la doppia cittadinanza. Il G7 sarà sostituito da un G4 formato da Cina, Stati Uniti, India e Russia. Tenuto conto della rispettiva forza, le quattro principali potenze mondiali potranno decidere di fare ciò che vogliono in tutti i casi non regolati dal diritto internazionale – come già hanno fatto gli Stati Uniti in Venezuela. Ancora, per Meyssan la Nato sarà sciolta a metà 2027, o anche prima, se il trasferimento della Groenlandia dalla Danimarca agli Usa lo consentirà. Le proteste di alcuni europei non cambieranno nulla: non faranno la guerra né agli Stati Uniti né alla Russia. Nemmeno l’alleanza Aukus (Australia, Regno Unito e Stato Uniti) sopravvivrà alla divisione del mondo. Anche l’Unione Europea dovrebbe scomparire. “Diversi organismi prenderanno il testimone: la Forza di Spedizione Congiunta (Joint Expeditionary Force - Jef), mini-Nato britannica che già riunisce Estonia, Lituania, Lettonia, Danimarca, Norvegia, Islanda, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi attorno al Regno Unito. Vi aderirà l’Ucraina, mentre l’Islanda si unirà agli Stati Uniti, dopo la cessione della Groenlandia. Infatti il Canada e la Groenlandia si trovano sulla piattaforma continentale americana, come anche parte dell’Islanda, il che comprensibilmente stuzzica l’appetito degli Stati Uniti. Bulgaria, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia e Svezia hanno già costituito l’Alleanza del Fronte Orientale”. Queste alleanze militari saranno affiancate da coalizioni politiche, così come l’Ue affianca la Nato. L’Iniziativa dei Tre Mari è la principale (riunisce Austria, Bulgaria, Croazia, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Repubblica Ceca) insieme al progetto polacco della Federazione di Międzymorze del maresciallo Jósef Pilsudski: creare una federazione tra Germania e Russia. Trump sembra così più emanazione dei militari Usa che di se stesso, L’aspetto importante da cogliere è che, secondo Washington, Berlino va comunque salvata, e deve lavorare con Roma. Le élites di Londra e soprattutto di Parigi invece no, loro possono sparire. Le élites di Davos volevano spingere l’Europa verso il modello cinese, dove una casta politica comanda senza problemi di democrazia. Ma non avevano considerato il ciclone Trump. Itxu Diaz, sull’“American Spectator”, scrive che “la Ue non esiste più. La farsa è stata smascherata. E più i leader di Bruxelles - che vivono alle spalle degli europei da anni - ci metteranno a capirlo, peggio sarà. Questo è tutto ciò che Trump è venuto a dire loro a Davos. Ma i leader europei rimangono sconcertati come quando chiedi a Grok di mettere un bikini sulla foto di una ragazza in bikini”. Pochi media hanno riportato che giorni fa Trump ha firmato un ordine esecutivo per evitare che Wall Street, le Corporations, si impossessino delle case degli americani morosi tramite le “foreclosures”. Ed invece in Europa si fa l’opposto, ad esempio con le imposizioni green che costringeranno a vendere a grandi aziende le case da portare in Classe C o D. O con l’euro digitale, che sta scaldando i muscoli. Cina, India e Russia desiderano preservare le Nazioni Unite. “Di conseguenza il presidente Trump ha rinunciato a lasciare il Palazzo di Vetro. Bisogna però tener conto che gran parte di ciò che l’Onu ha costruito sarà smantellato perché, contrariamente alle nostre convinzioni, le Nazioni Unite non sono il diritto internazionale”. 
Raffaella Vitulano

( 3 febbraio 2026 )

Mostre

Una eccezionale stagione creativa

Alle Gallerie d'Italia di Milano la mostra “Eterno e visione. Roma e Milano capitali del neoclassicismo”

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Magazine

Via Po Cultura

SOLO PER GLI ABBONATI

Sono state l'adozione di principi liberali in economia e la rivalutazione della borghesia a «garantire alla stragrande maggioranza dell'umanità una vita "niente male", e la possibilità di un'esistenza pienamente umana»

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Mostre

Dalla parte della natura

Palazzo Citterio ospitaVanishing Trees, installazione digitale site-specific dell’artista visiva Debora Hirsch

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

FOTO GALLERY

Immagine Foto Gallery

© 2001 - 2026 Conquiste del Lavoro - Tutti i diritti riservati - Via Po, 22 - 00198 Roma - C.F. 05558260583 - P.IVA 01413871003

E-mail: conquiste@cqdl.it - E-mail PEC: conquistedellavorosrl@postecert.it