Martedì 17 febbraio 2026, ore 23:08

Scenari

Chi governa le spezie governa il mondo. Così Blackrock ha creato la sua fortuna

Una delle principali critiche mosse ai mercati finanziari moderni è che hanno la lungimiranza di un pesce rosso. E’ una delle riflessioni rese popolari dal fatto che - li sferza il ceo di Blackrock, Larry Fink - gli amministratori delegati non riescono a concentrarsi sul futuro perché sono preoccupati per i 90 giorni a venire, ossessionati come sono dai prezzi delle loro azioni. Quindi riacquistano azioni mentre le loro fabbriche marciscono e i loro prodotti diventano obsoleti. Il quadro desolante è tracciato dallo storico investigativo Eric Zuesse. Ma se guardiamo al motore dell’economia globale, la Silicon Valley, vedremo qualcosa che assomiglia in modo sospetto alla gestione a lungo termine che Fink invocava nel 2015. “Il desiderio più profondo di Elon Musk è quello di lanciare nello spazio un numero sufficiente di data center affinché l’umanità possa viverci per sempre. Jeff Bezos sta costruendo un orologio all’interno di una montagna progettato per ticchettare una volta all’anno per i prossimi 10.000 anni. Alphabet sta promuovendo il primo bond del settore tecnologico dalla fine degli anni ’90, dopo un trimestre in cui ha speso la percentuale più bassa dei suoi profitti per riacquistare le proprie azioni, solo il 16%, in otto anni. E le aziende tecnologiche stanno investendo il denaro degli azionisti in investimenti nell’intelligenza artificiale che richiederanno anni per ripagarsi, se mai lo faranno, perché credono che sia la scommessa giusta. La loro ossessione personale per la longevità umana potrebbe essere un fattore determinante in questo caso: se si prevede di vivere 150 anni e il proprio patrimonio netto è legato a un’azienda che si controlla, ci si preoccupa meno del prezzo delle azioni domani che del prezzo delle azioni tra 150 anni”. Fino ad ora i ceo delle aziende tecnologiche sono stati in grado di fare queste scommesse millenarie senza sacrificare le ricchezze a breve termine. Più un progetto o obiettivo era ambizioso, audace e rischioso, più le loro azioni salivano sulla scia degli investitori presi dalla “fomo” (fear of missing out, paura di perdersi qualcosa). Ma questa immunità sta già svanendo, come Oracle e la stessa Blackrock hanno imparato negli ultimi mesi. Il compromesso lamentato da Fink rischia di colpire i giocatori più forti man mano che il costo della corsa all’Ia cresce. La riflessione del Wall Street Journal è fondata: la recente perdita di BlackRock ha riacceso le preoccupazioni su ciò che si nasconde nel credito privato. La società di sviluppo aziendale di BlackRock, BlackRock TCP Capital, ha di recente sorpreso gli investitori con le montagne russe, annunciando un calo del 19% del valore patrimoniale netto degli investimenti in suo possesso. Nel frenetico mondo della finanza, pochi nomi hanno un’influenza così forte come BlackRock. Fondata nel 1988 da Larry Fink e un gruppo di soci, questa società americana di gestione degli investimenti è cresciuta dalle sue umili origini fino a diventare il più grande gestore patrimoniale a livello mondiale. Con sede centrale a New York City, BlackRock è nata inizialmente come istituto di investimento obbligazionario sotto l’egida di The Blackstone Group, prima di essere venduta a Pnc Financial Services nel 1995. Sebbene abbiano nomi molto simili e siano entrambe tra le più grandi società finanziarie al mondo, BlackRock e Blackstone sono società molto diverse. BlackRock è una società di gestione patrimoniale che gestisce migliaia di miliardi di dollari per gli investitori e li aiuta a far crescere il loro capitale attraverso investimenti in azioni, obbligazioni e altri asset. BlackRock gestisce anche iShares, un popolare marchio di Etf. Blackstone, invece, è una società di private equity. In quanto società di private equity, acquista diverse società, immobili e altri asset, li valorizza e poi li rivende realizzando un profitto. BlackRock ha acquisito la sua attuale potenza sulla scia della crisi finanziaria del 2008. Con il crollo di Lehman Brothers, Wall Street era in preda alla caduta libera: nessuno sapeva cosa contenessero migliaia di portafogli finanziari, cosa si nascondesse dietro i derivati, cosa fosse tossico e cosa no, cosa fosse pericoloso e cosa no. BlackRock ha capito subito come trarre vantaggio dalla situazione, diventando anche consulente delle banche centrali europee. Ciò che distingue oggi BlackRock non è solo la sua dimensione ma anche il suo approccio innovativo alla gestione del rischio attraverso la tecnologia. La sua piattaforma proprietaria, Aladdin (Asset Liability and Debt and Derivative Investment Network), ha rivoluzionato il modo in cui gli investitori valutano i rischi nei loro portafogli. Se vuoi capire il potere di BlackRock, devi conoscere bene Aladdin. È un sistema operativo globale, un’intelligenza artificiale che monitora costantemente circa 15 trilioni di dollari di asset (non solo di BlackRock, ma anche di banche centrali e concorrenti che pagano per usarlo). Cosa fa? Analizza ogni possibile rischio (guerre, terremoti, crisi politiche) e consiglia dove spostare i soldi in millisecondi. È il “cervello elettronico” della finanza mondiale e ne influenza le scelte. Qualcuno dice che BlackRock è un’ombra cattiva che complotta in una stanza buia; ad ogni modo, è una macchina di efficienza matematica che è diventata troppo grande per essere ignorata. Blackrock conta i principali azionisti di quasi tutte le multinazionali che usi ogni giorno (Apple, Microsoft, Pfizer, Eni, Intesa Sanpaolo). Il vero rischio? La proprietà comune. Quando un unico gestore possiede quote di tutte le aziende concorrenti nello stesso settore, la vera concorrenza muore e il potere si concentra nelle mani di chi muove i fili dei voti nelle assemblee degli azionisti: parliamo del potere orizzontale che BlackRock ha accumulato in alcuni settori attraverso i suoi investimenti in aziende – aeronautica, edilizia, alcolici, piccole apparecchiature elettriche, ecc. – In breve tempo, l’azienda si è ritrovata azionista di tutti i grandi nomi dello stesso settore. Diverse aziende, a prima vista concorrenti, si ritrovano con lo stesso azionista che può, a suo piacimento, spingere per la concentrazione, la specializzazione o la vendita. Questa situazione non ha creato scalpore finché due economisti, José Azar e Martin Schmalz dell’Università del Michigan, non hanno pubblicato un rapporto sulla proprietà comune nel 2016. Secondo la loro teoria, i clienti di BlackRock non avrebbero avuto nulla da guadagnare dal fatto che le aziende di cui il manager era anche azionista si sarebbero impegnate in una lotta accanita. Nella sua Lettera del Presidente agli investitori del 2025, quel gran filantropo di Larry Fink spiega come il nostro modo di pensare alla pensione possa essere rimodellato e come un più ampio accesso ai mercati dei capitali possa contribuire a costruire un futuro più prospero per più persone. Larry Fink punta alle vostre pensioni, e forse non è esattamente il campione di filantropia che si propone di essere. L’interesse principale resta infatti quello degli investitori. Ma non dei piccoli, piuttosto degli squali di Wall Street. In rete c’è un paragone calzante: supponiamo che tu vada al supermercato e voglia comprare delle spezie italiane per la salsa marinara. Ci sono origano, basilico, aglio, ecc. Dovresti comprarne un sacco di bottiglie grandi. Ma poi vedi un contenitore di spezie italiane premiscelate. Devi comprarne solo una piccola. Così, per investire ad esempio nell’indice S&P 500, potresti acquistare un’azione per ciascuna delle 500 società. Ma è costoso ed è una vera e propria scocciatura da gestire. C’è chi lo fa per te: acquista un’azione di 500 società, le unisce tutte e le divide in un mucchio di piccole porzioni che contengono una piccola quantità per ciascuna delle 500 società. I contenitori di spezie premiscelate per l’indice S&P 500 si chiamano rispettivamente Voo, Spy e Ivv. Esistono altre miscele di spezie con ingredienti diversi oltre a quella italiana, e ci sono altri fondi di investimento con azioni diverse oltre all’S&P 500. Insomma, come esempio: chi controlla le spezie controlla l’universo. Non a caso l’azienda più preziosa nella storia dell’umanità è stata la Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Le spezie erano anche il motivo per cui l’India era il gioiello della corona dell’Impero britannico. Sfortunatamente, è anche il motivo per cui le Indie Orientali, le Indie Occidentali e le Indie Occidentali hanno dovuto affrontare così tanto colonialismo. 
Raffaella Vitulano

( 17 febbraio 2026 )

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