Prove di tecniche di potenza. Nel grande gioco non è sufficiente essere semplicemente “un grande mercato soggetto alle priorità altrui”. Mario Draghi invita i leader UE a decidere: restare solo un mercato oppure “compiere i passi necessari per diventare una potenza”. Nel caso della seconda opzione, il passo fondamentale è “passare dalla confederazione alla federazione”, ha detto l’ex presidente del consiglio parlando a Leuven (Belgio) in occasione della consegna della laurea honoris causa. Quando è federata, in ambiti come commercio, concorrenza, mercato unico e politica monetaria, ha ricordato Draghi, l’Europa è “rispettata come potenza”, perché “negoziamo come soggetto unico”, come accaduto “negli accordi commerciali di successo con l'India e con l'America Latina”. L’unità del soggetto politico, ha aggiunto, potrà permettere all’Europa di rispondere alla minaccia di ciò che sostituirà l’attuale ordine globale “oggi defunto”. Ci hanno lavorato (a porte chiuse) nel fine settimana a Zagabria i dirigenti del Partito popolare europeo. Il presidente Manfred Weber ha esposto un ventaglio di proposte per riformare l’UE. La logica delle “costellazioni”, per esempio, o dei gruppi d’interesse che spacchetta il percorso comune dei 27, dalla coalizione dei “volenterosi” per l’Ucraina all’E3 per il dialogo con l’Iran (Francia, Germania e Gran Bretagna), dal “triangolo di Weimar” (alleanza commerciale tra Polonia, Germania e Francia) fino ai dissidenti dell’Est (Slovacchia e Ungheria) non disponibili a chiudere ogni forma di dialogo con la Russia, rallenta il percorso verso una politica estera unitaria. Per questo occorre accelerare per l'abolizione del principio di unanimità, dice Weber, e per scrivere un nuovo "trattato di sovranità", che consenta agli Stati che lo desiderano di cooperare più strettamente in materia di politica estera e di sicurezza, seguendo dunque il modello di Schengen e dell’euro. Weber propone di sciogliere le cariche di presidente della Commissione e del Consiglio europeo in una sola persona, un unico “presidente europeo” votato dagli elettori. La fusione, spiegano esperti di diritto europeo, ha diversi vantaggi: semplifica il processo decisionale, aumenta la visibilità dell'Europa ed e più democratica. L’idea è stata, però, ripetutamente bocciata proprio dal Consiglio europeo, perché farebbe perdere potere ai capi di Stato e di governo. Il leder PPE è poi favorevole a un esercito europeo, il cui primo nucleo potrebbe essere dislocato in Ucraina dopo la guerra. Questo fa il paio con la proposta del commissario Kubilius di un Consiglio di sicurezza UE. Kaja Kallas ha bocciato entrambe le proposte: “Abbiamo il Consiglio di difesa e il Consiglio europeo, non abbiamo bisogno di altre istituzioni ma di attuare le decisioni. E chi dice che serve un esercito europeo non ci ha riflettuto abbastanza: in una situazione di crisi la cosa più importante è la catena di comando e così si rischia di finire in mezzo al guado tra UE e NATO”. È scettico anche il cancelliere Merz: “Realizzare modifiche ai trattati in questa UE a 27 è un compito piuttosto arduo”. Il capo del governo tedesco raccomanda “di concentrarsi innanzitutto sui compiti attualmente sul tavolo, tra cui capacità di difesa e competitività”.
Pierpaolo Arzilla

