Si profila una catastrofe di proporzioni enormi. Una bomba atomica digitale: cosa succederebbe se l’Iran tagliasse fuori internet a livello globale? Mentre gli occhi del mondo sono puntati su petroliere colpite, missili e tensioni militari nello Stretto di Hormuz, una partita altrettanto decisiva si gioca sotto la superficie del mare. È lì, sui fondali attraversati da decine di cavi sottomarini, che passa oltre il 95% del traffico globale di dati e comunicazioni. Ed è lì che si sta aprendo un nuovo fronte, silenzioso ma potenzialmente devastante. L’allarme lanciato dall’Iran tramite l’agenzia Tasnim trasforma lo Stretto di Hormuz in una trappola digitale grazie ai cavi che scorrono sui fondali. Prima il blocco petrolifero, ora la minaccia del cavo sottomarino: il Golfo Persico si sta trasformando in un fronte di fuoco digitale. L’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, vicina alle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ha lanciato un allarme: i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz rappresentano una “grave vulnerabilità” per gli Stati del Golfo. Il messaggio è inequivocabile: in caso di conflitto, queste vitali linee di trasmissione dati potrebbero essere interrotte. Le conseguenze? Un collasso digitale, a dir poco. L’impatto economico sarebbe immediato. Riguardo alle transazioni finanziarie, banche, borse e sistemi di pagamento si fermerebbero completamente. Attraverso questi cavi vengono infatti elaborate quotidianamente transazioni per un valore di trilioni di dollari. Quanto ai servizi cloud: Aws, Microsoft Azure e Google Cloud hanno subito interruzioni di servizio su vasta scala in tutta la regione. I centri di intelligenza artificiale negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita sarebbero isolati dal mondo esterno. Infine, il coordinamento in tempo reale delle catene di approvvigionamento globali crollerebbe. Ma l’India sarebbe il paese più colpito dato che le stazioni di approdo dei cavi sottomarini indiani contano cavi in molte stazioni. Il governo indiano ha già reagito: il ministero delle Telecomunicazioni ha incaricato i fornitori di individuare percorsi alternativi. Le compagnie di navigazione iperscalabili sono direttamente colpite e stanno già reagendo: Meta ha già sospeso i lavori sul sistema 2Africa Pearls (che collega gli Stati del Golfo, il Pakistan e l’India); Google e Meta hanno attivato i piani di reindirizzamento di emergenza; Alcatel Submarine Networks (Nokia) ha inviato avvisi di forza maggiore ai propri clienti. Ma anche la dimensione militare non scherza, dato che i cavi non sono destinati esclusivamente a scopi civili e supportano anche comunicazioni militari in tempo reale, compreso il coordinamento dei droni e la difesa aerea; nonché comunicazioni della flotta statunitense nel Golfo Persico. Le Guardie Rivoluzionarie lo hanno già chiarito: queste infrastrutture “non saranno risparmiate”. E anche dopo la fine dei combattimenti, le mine marine e gli ordigni inesplosi complicheranno enormemente le riparazioni. I colossi della tecnologia si stanno preparando. Il governo indiano sta cercando soluzioni. L’assicurazione per i cavi sottomarini è già diventata più costosa. Ma basterà tutto questo se i cavi verranno effettivamente tagliati? La risposta è no. Un attacco ai cavi non sarebbe solo un altro colpo in un conflitto regionale. Sarebbe un attacco al dna digitale del XXI secolo. E non siamo preparati. Gli esperti avvertono che il rischio non deriva solo dagli attacchi, ma anche dalla quasi impossibilità di effettuare riparazioni a causa dei continui combattimenti. Le navi per la riparazione dei cavi non possono accedere a queste aree a causa delle mine navali, degli attacchi dei droni e dell’elevato livello di insicurezza; ciò significa che, in caso di rottura dei cavi, il ripristino potrebbe richiedere settimane o mesi. Gli analisti avvertono che la chiusura simultanea dello Stretto di Hormuz e del Mar Rosso rappresenterebbe uno shock globale, con ripercussioni sull'intera infrastruttura digitale. Sebbene i cavi siano attualmente operativi, le continue mine navali, gli attacchi e l'accesso limitato fanno sì che il rischio di un'interruzione globale di Internet sia al livello più alto mai registrato. Diversi cavi attraversano lo Stretto di Hormuz. La regione del Golfo ha già subito interruzioni di internet a causa di ripetuti tagli ai cavi sottomarini nel Mar Rosso. Anche i ribelli Houthi in Yemen hanno in passato lanciato minacce riguardanti questi cavi. In una nuova escalation che va oltre le tradizionali minacce militari, i media affiliati al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) iraniane hanno lasciato intendere di voler colpire le infrastrutture internazionali di telecomunicazione nella regione del Golfo Persico. L’agenzia di stampa Tasnim ha pubblicato un rapporto di avvertimento che sottolinea l’estrema vulnerabilità dei cavi sottomarini per internet che attraversano lo Stretto di Hormuz, descrivendoli come una “debolezza fatale” per i paesi della regione. Il rapporto spiega che questo scenario si tradurrebbe in un blackout totale o in un’interruzione diffusa delle reti internet, paralizzando i settori bancario, logistico e delle comunicazioni internazionali, da cui questi paesi dipendono fortemente, e causando ingenti perdite economiche. I cavi sottomarini non disegnano una rete ma tracciano una struttura di potere, non sono diffusi, sono concentrati. Non collegano semplicemente, selezionano. Non serve un’interruzione totale, è sufficiente intervenire in modo selettivo, danneggiare un tratto, degradare la qualità del segnale, rallentare un segmento della rete. L’effetto non è immediatamente visibile, ma è strategicamente rilevante. È qui che la vulnerabilità si trasforma in leva. Il danneggiamento simultaneo delle fibre ottiche in questo corridoio va inteso come un problema di ingegneria dei sistemi. Il primo impatto non è un drammatico blackout digitale, bensì un divario crescente tra traffico essenziale e non essenziale, tra paesi con reali opzioni di uscita e quelli che ne sono privi, e tra organizzazioni progettate per un funzionamento degradato e quelle progettate solo per un tempo di attività nominale. In pratica, il rischio reale, sottolineano gli esperti, è la frammentazione silenziosa della rete: alcune aree rallentano, altre restano veloci, altre ancora diventano instabili. Non è un collasso, è una differenziazione. E questa differenziazione produce un effetto preciso, una gerarchia: chi è veloce decide, chi è lento subisce, chi è instabile viene progressivamente marginalizzato. È qui che i cavi sottomarini rivelano la loro natura geopolitica più profonda. Alla luce di questo pericolo, molti paesi stanno investendo in percorsi alternativi. I servizi internet satellitari come Starlink di Elon Musk vengono visti come soluzioni di riserva. Sono previsti progetti per la posa di cavi sottomarini in grado di aggirare le aree sensibili. Gli esperti avvertono che i cavi sottomarini che attraversano lo Stretto di Hormuz corrono un rischio concreto di essere tranciati, ma è più probabile che il pericolo derivi da un incidente piuttosto che da un atto di sabotaggio. Sebbene gli attacchi deliberati, come il presunto taglio dei cavi sottomarini del Baltico da parte della Russia nel 2024 , facciano notizia, il rischio di gran lunga maggiore deriva dall'errore umano. Alan Mauldin, direttore della ricerca presso TeleGeography, una società di dati sulle telecomunicazioni, ha dichiarato: “Se una nave venisse attaccata, potrebbe perdere manovrabilità, calare l’ancora e trascinarla accidentalmente sui cavi”. Ha aggiunto che qualsiasi attività militare avrebbe avuto maggiori probabilità di danneggiare i cavi sottomarini indirettamente piuttosto che attraverso un attacco diretto.
Raffaella Vitulano

