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Guerra 

Nuova fumata nera a Bruxelles sul tetto al prezzo del greggio 

Primi segnali di luce sul fronte del caro-prezzi. Infatti, a novembre l' inflazione nei Paesi dell'Eurozona è scesa al 10% rispetto al 10,6% registrato ad ottobre. È quanto segnala Eurostat in base alla prima stima flash. Si tratta della prima riduzione dopo mesi di crescita ininterrotta dovuta all'aumento dei pressi dell'energia e che ha fatto segnare all'andamento dei prezzi al consumo livelli record che non si registravano dagli anni '80 e '90. Secondo i dati raccolti e diffusi da Eurostat, l'energia continua comunque ad essere la principale componente a determinare l'andamento dell' inflazione sebbene l'incremento dei prezzi di questo comparto sia sceso dal 41,5% di ottobre al 34,9% di novembre. Ancora in salita invece il ritmo di crescita dei prezzi del comparto alimentare e tabacco (più 13,6% questo mese contro il più 13,1 di ottobre) mentre sono risultati sostanzialmente stabili i prezzi dei prodotti industriali non energetici (più 6,1, lo stesso livello di ottobre) e dei servizi (più 4,2 questo mese contro il 4,3 del mese precedente).

Malgrado l’energia continui a determinare gli alti andamenti dell’inflazione, è terminato senza intesa, a quanto si apprende, il Coreper II che ha riunito, sulla questione del 'price cap' al petrolio, i rappresentanti dei 27 Stati membri. La riunione è stata convocata con strettissimo preavviso proprio per cercare di fare passi avanti sulla questione del tetto al petrolio russo esportato dall'Ue verso i Paesi terzi. Questione che vede sui fronti opposti i Paesi baltici e la Polonia - che spingono per un cap basso affinché sia maggiore il danno alle finanze di Mosca - e tre Paesi del Mediterraneo, Cipro, Grecia e Malta, preoccupati per le ripercussioni sulle compagnie di navigazione che trasportano il greggio. Nel corso della riunione, rispetto al 'price cap' a 65 euro inizialmente messo in campo da presidenza e Commissione Ue, è stato proposto un tetto più basso, a 62 euro.

Ma la nuova proposta, per il momento, non ha trovato il consenso dei Baltici e di Varsavia. Se ne riparlerà in settimana, dato che l'accordo è atteso entro il 5 dicembre. Intanto, le temperature più fredde e la domanda che a dicembre è prevista più elevata fanno salire il prezzo del gas che aggiorna i massimi dall'inizio del mese e tocca i 143 euro al megawattora. Tra le commodity sale anche il petrolio con il wti vicino agli 80 dollari al barile (+2%) e il brent a 85 dollari (+2,5%). Per i metalli l'oro segna un marginale +0,23% a 1.759 dollari l'oncia. Quanto ai prodotti dell'agroalimentare sono in rialzo tanto il grano duro (+0,7%) quanto il tenero (+0,86%) rispettivamente a 894 e 788 dollari per il contratto future da 5 mila bushel, l'unità di misura statunitense per i cereali.
Aleggia anche il richio che la metà dell'Ue l'anno prossimo sarà in recessione, come ha detto la presidente dell’ Fmi, Kristalina Georgiova, a Berlino in conferenza stampa con Olaf Scholz e i presidente dei principali istituti economici internazionali.

Rodolfo Ricci

( 30 novembre 2022 )

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