Sabato 25 aprile 2026, ore 14:46

Germania

Tra ritorno al nucleare e la deterrenza militare più forte d’Europa

Più Germania all’interno della NATO. E dunque più soldati nell’esercito che verrà. A Berlino la “prospettiva a lungo termine” caldeggiata dal cancelliere Merz lega a doppio filo la strategia militare più importante del continente e il possibile ritorno al nucleare. La Germania vuole tornare a essere locomotiva d’Europa. E sui vagoni trasportare tanto materiale bellico, per spaventare amici e nemici. La strategia del ministro della difesa, Boris Pistorius, definisce per la prima volta gli obiettivi militari che la Bundeswehr dovrà raggiungere nei prossimi anni. Essa si basa sul cosiddetto profilo di capacità, che delinea il numero di soldati e i sistemi d'arma di cui l’esercito avrà bisogno. Anche se i dettagli sono classificati, l'obiettivo è preparare le forze armate tedesche a una maggiore deterrenza e, se necessario, a iniziare una guerra difensiva contro la Russia. Raramente una strategia militare si è rivelata così necessaria come in questo periodo storico, dicono gli osservatori locali. La situazione di minaccia si è intensificata, soprattutto dopo la guerra della Russia contro l’Ucraina, e l'ordine giuridico internazionale è messo in discussione a un livello forse mai visto dalla seconda guerra mondiale. L’Europa osserva la Germania che si riarma, ufficialmente per legittime ragioni difensive. Pistorius ambisce ad avere l’esercito convenzionale più forte d’Europa. Si tratta di aumentare i soldati dagli attuali 185mila a 260mila entro il 2035, mentre i riservisti dovranno salire a 200mila. La grande scommessa, è capire se questi numeri si raggiungeranno semplicemente con la formula del volontariato o se bisognerà ripristinare il servizio militare obbligatorio. Pistorius sostiene che le forze armate tedesche dovrebbero assumersi una maggiore responsabilità all'interno della NATO. Ciò richiederà, ad esempio, sistemi d'arma a lungo raggio e migliori capacità di difesa contro gli attacchi aerei. Inoltre, sostiene il ministro, le forze armate dovrebbero utilizzare l'intelligenza artificiale ed essere modernizzate il più rapidamente possibile. La segretezza che caratterizza molti dettagli del piano sta irritando i membri della commissione difesa, che hanno bisogno di accedere alle parti riservate per poter esercitare il loro controllo parlamentare. Pistorius risponde che rendere pubblici molti punti della strategia significa “aggiungere Vladimir Putin alla nostra lista di contatti email”. La CDU, intanto, sta sondando un po’ gli umori in merito a un possibile ritorno al nucleare. Friedrich Merz la prende da lontano e, ufficialmente, non considera questa ipotesi una soluzione a breve termine per un approvvigionamento energetico migliore e più economico, anche se ci tiene a far sapere che, secondo lui la chiusura degli ultimi impianti, 3 anni fa, “è stata sbagliata”, anche se “correggerla non risolverà nessuno dei nostri attuali problemi di approvvigionamento”. Il sasso lo ha lanciato il capogruppo al Bundestag dei cristiano democratici Jens Spahn, che si è detto “disponibile” a discutere della riattivazione delle centrali nucleari. “Dovremmo esaminare la questione insieme”, ha detto qualche giorno fa a margine di un convegno, facendo riferimento a studi che indicano come i reattori spenti negli ultimi anni “potrebbero essere rimessi in funzione con una spesa di circa 9-10 miliardi”. In ogni caso, ha detto Spahn, “credo che come società dobbiamo affrontare questo dibattito”, citando “altri Paesi” che investono dai 30 ai 50 miliardi di euro per costruire nuove centrali. ”Potremmo rimettere in funzione le nostre centrali nucleari recentemente chiuse con una spesa significativamente inferiore. Vale sicuramente la pena discuterne”. La stessa Ursula von der Leyen, del resto, ha definito l'abbandono del nucleare un “errore strategico”. Secondo Malte Kuper, ricercatore di politica energetica presso l'Istituto economico tedesco, il dibattito sulla riattivazione delle centrali “non ci aiuterà con l'energia e i prezzi dell'elettricità in questo momento”. Una ripresa dell'energia nucleare è associata a una grande incertezza, poiché “le centrali non sono lì ferme ad aspettare di essere riattivate”, dice a Tagesscahu. Molti impianti sono già in fase di smantellamento. Riattivare le vecchie centrali nucleari non significa quindi tornare all'energia nucleare. Il processo sarebbe lungo, almeno 15-20 anni. Tra nuovi permessi, verifiche e studi, “sarebbe un nuovo inizio assoluto”.
Pierpaolo Arzilla
 

( 24 aprile 2026 )

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