La maggioranza procede sulla legge elettorale. Dopo alcune ore di fibrillazione interna respinge senza defezioni gli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze pure; e, sempre senza defezioni, vota il suo emendamento unitario in materia che prevede anche i capolista bloccati. La premier Meloni rivendica: ”Dopo 35 anni tornano le preferenze”. ”Sono preferenze farlocche con i capolista bloccati”, replicano dai banchi dell'opposizione. E la segretaria del Pd Schlein conferma il muro contro una legge che definisce incostituzionale. I prossimi scogli già si intravedono. Uno è certamente quello delle quote di genere. L'emendamento approvato dalla maggioranza fa saltare, infatti, le quote previste per i capolista nel Rosatellum. Un punto che, in passato, aveva visto la protesta di diverse parlamentari, anche di maggioranza. Altra questione destinata a creare polemica è, poi, quella inserita nella norma per cancellare quella ”anti-cespugli” (per eliminare qualsiasi soglia di voti per contribuire al premio) che prevede un deciso aumento delle firme (per chi entra per la prima in volta in Parlamento. Una ”norma truffa della casta” la definisce il leader del M%S Conte. L’emendamento è stato al momento accantonato.
Con la reintroduzione delle preferenze, tramontata invece l’ipotesi di ballottaggio, la nuova legge elettorale riapproderà in aula alla Camera il 28 settembre per la terza e definitiva lettura. Lo Stabilicum è un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Il testo prevede infatti un meccanismo proporzionale con premio di maggioranza fisso di 70 deputati e 35 senatori a chi abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi (tramontata l'ipotesi di abbassamento di questa sogli al 41%). Tra le altre caratteristiche centrali della legge l'indicazione del premier prevista, insieme al programma, al momento del deposito della lista pena la sua esclusione. Previsto inoltre un tetto per il numero dei parlamentari che si possono ottenere sommando quelli ottenuti a quelli del premio: si tratta di 220 deputati e 113 senatori.
C’è poi, come detto, la norma ”anti-cespugli”. I partiti che non siedono in Parlamento dovranno raccogliere fino a 10mila firme per poter presentare le proprie liste e competere alle prossime elezioni politiche.. In sostanza, tutti i voti ottenuti da liste o partiti collegati a una coalizione vanno computati a livello nazionale ai fini del raggiungimento della soglia del 42% per incassare il premio di maggioranza, anche se dovessero ottenere meno dell'1% dei voti (soglia minima fissata adesso dal Rosatellum). Nel testo della legge elettorale licenziato dalla Camera la soglia era stata innalzata al 3%: sotto questa soglia i voti, ad eccezione del cosiddetto 'miglior perdente', non valgono ai fini dell'attribuzione del premio. Tuttavia, per evitare che si presentino una molteplicità di piccole liste, o le cosiddette liste civetta, viene aumentato il numero di firme necessarie.
L'emendamento non modifica la parte relativa ai gruppi presenti in Parlamento in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2025: è il caso ad esempio di Azione o Italia viva, esonerati dalla raccolta firme.
La riforma rende infine possibile il voto fuorisede nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno 9 mesi (tre nel caso di persone che sono fuori dal Comune per cure) iscrivendosi entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni nell'apposito Albo. Tra le ipotesi in campo quella di estenderlo a caregiver e marittimi.
G.G.

