Sabato 7 marzo 2026, ore 5:40

Lavoro

Imprese femminili in calo ma più forti e competitive

Le imprese femminili in Italia sono leggermente meno numerose, ma sempre più strutturate e capaci di competere. È questa la fotografia che emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e del Centro studi Tagliacarne. A fine 2025 le imprese guidate da donne registrate in Italia sono un milione e 303mila, poco più di quattromila in meno rispetto al 2024 (-0,3%). Un arretramento contenuto che nasconde però un cambiamento più profondo nella struttura del tessuto produttivo femminile. Secondo l’analisi, stanno progressivamente diminuendo le imprese più piccole - quelle con meno di dieci addetti - mentre cresce, seppur lentamente, la presenza di aziende di dimensioni maggiori. Nel dettaglio, le imprese femminili con 0-9 addetti sono quasi 4.500 in meno rispetto all’anno precedente. Parallelamente aumentano quelle di taglia superiore: +0,5% tra le aziende con 10-49 addetti, +1,3% tra quelle con 50-249 addetti e +3,8% tra le imprese con oltre 250 dipendenti.

“I dati del 2025 fanno emergere tendenze interessanti - osserva il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. L’impresa piccola e diffusa, spesso vicina all’autoimpiego, tende a lasciare il posto a realtà produttive più articolate e capaci di competere sul mercato. È un segnale positivo che registriamo ormai da tempo”. Il rafforzamento si vede anche nella forma giuridica delle aziende: crescono le società di capitali guidate da donne, aumentate del 2,6% rispetto al 2024. In termini assoluti significa oltre 9mila società di capitali in più, mentre calano di oltre 7mila unità le ditte individuali. Nonostante la leggera contrazione numerica, l’imprenditoria femminile continua a rappresentare una componente importante dell’economia italiana: oggi costituisce il 22,3% dell’intero sistema produttivo nazionale.

La distribuzione territoriale resta però disomogenea. Le diminuzioni più marcate si registrano in alcune regioni come Valle d’Aosta (-3,8%), Abruzzo (-1,6%) e Calabria (-1,4%), seguite da Emilia-Romagna e Molise (-1,3%). Di segno opposto invece l’andamento in Trentino-Alto Adige, dove le imprese femminili crescono dell’1,1%, davanti a Sicilia (+0,7%) e Sardegna (+0,3%). Per quanto riguarda i settori economici, le imprese femminili restano particolarmente presenti nelle attività legate alla cura della persona, all’assistenza sociale, all’istruzione e alla formazione, dove rappresentano tra il 30% e il 40% delle aziende registrate. La presenza è elevata anche nei servizi di alloggio e ristorazione, nell’agricoltura e nel commercio, comparti nei quali le imprese guidate da donne costituiscono circa un quarto del totale.

Tuttavia, i dati sull’imprenditoria femminile si intrecciano con le criticità ancora presenti nel mercato del lavoro. A ricordarlo è la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, che in vista dell’8 marzo ha richiamato l’attenzione su uno dei nodi più difficili da sciogliere: la conciliazione tra lavoro e maternità. “Una donna su cinque lascia il proprio posto di lavoro dopo la nascita del primo figlio e questo non è più tollerabile”ha dichiarato Fumarola, sottolineando come la direttiva europea sulla parità salariale rappresenti “un primo passo”, ma non sia sufficiente a colmare le disuguaglianze. Secondo la leader sindacale, la vera sfida è permettere alle donne di entrare nel mercato del lavoro e di restarci stabilmente. “Le differenze salariali si combattono consentendo alle donne di lavorare e di poter conciliare vita e lavoro. Far entrare più donne nel mercato del lavoro significa anche poter aumentare il Pil fino al 9%”. Per Fumarola è necessario puntare su occupazione stabile e di qualità, welfare aziendale più diffuso e una contrattazione sociale capace di rafforzare i servizi alla persona, a partire da quelli garantiti dagli enti locali. In questo quadro, la crescita di imprese femminili più solide e strutturate rappresenta un segnale incoraggiante per l’economia italiana, ma evidenzia anche quanto resti ancora da fare per costruire condizioni di lavoro che permettano davvero alle donne di partecipare pienamente alla vita economica del Paese.

Sara Martano

( 6 marzo 2026 )

Magazine

Via Po Cultura

SOLO PER GLI ABBONATI

Il 5 dicembre 1926 Monet si spegne, a ottantasei anni. Il suo ultimo miracolo era stato trasformare la fragilità della vista in visione interiore

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Libri

La nuova mafia che si fa industria

Il nuovo libro-inchiesta di Giuseppe Bascietto. Cronista di razza, nato e cresciuto a Vittoria, più volte minacciato dalle cosche siciliane per la sua azione civile e sociale di denuncia

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

Arte

Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento

La mostra su Giotto e San Francesco alla Galleria Nazionale di Perugia

  • Email Icon
  • Facebook Icon
  • Twitter Icon
  • Pinterest Icon
Commenta Icona

FOTO GALLERY

Immagine Foto Gallery

© 2001 - 2026 Conquiste del Lavoro - Tutti i diritti riservati - Via Po, 22 - 00198 Roma - C.F. 05558260583 - P.IVA 01413871003

E-mail: conquiste@cqdl.it - E-mail PEC: conquistedellavorosrl@postecert.it