E' approdata oggi a Roma la questione degli oltre 150 dipendenti a rischio per la paventata chiusura degli stabilimenti Alival di Reggio Calabria e Ponte Buggianese in provincia di Pistoia. Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil in merito alla vertenza Alival-Nuova Castelli del gruppo Lactalis comunicano che dopo un mese dalla richiesta di convocazione urgente del tavolo di crisi, dal Mise arriva la convocazione per affrontare il problema.
L’opportunità di affidare la gestione della crisi ad un tavolo nazionale è stata sostenuta fortemente anche dalle Regioni Calabria e Toscana.
Per i sindacati “la convocazione in ristretta delle segreterie nazionali e dell’azienda da parte del Mise di ieri deve rappresentare il primo passo per individuare un percorso orientato alla ricerca di tutte le possibili soluzioni finalizzate alla continuità produttiva ed occupazionale del gruppo Alival, con l’obiettivo anche di spingere Lactalis a presentare un vero piano industriale di tutto il gruppo Castelli, doveroso ad oltre due anni dall’acquisizione”.
“Sottovalutare le ripercussioni sociali che deriverebbero dalla chiusura degli stabilimenti coinvolti - concludono Fai, Flai e Uila - è una grave responsabilità che contrasteremo assumendo tutte le necessarie iniziative di protesta”.
Il Coordinamento unitario delle sigle non esclude, in mancanza di iniziative rapide e concrete, a altre iniziative a partire da un presidio presso il ministero dello Sviluppo Economico.
In realtà il gruppo Lactalis, oltre che per la decisione di chiudere due stabilimenti entro il primo trimestre 2023 e per alcuni esuberi nello stabilimento di Santa Rita, in provincia di Grosseto ha fatto notizia di recente per il mancato accoglimento del ricorso in appello contro la sentenza che aveva annullato l'acquisto del 75% della Centrale del latte di Roma risalente al 1999; Parmalat dovrà quindi restituire al Campidoglio la sua quota di maggioranza della Centrale.
Si può andare in Cassazione, ma la sentenza è esecutiva e la cifra da pagare si aggirerebbe a circa 65 milioni di euro: per questo i sindacati Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil avevano chiesto un urgente incontro al gruppo Lactalis ed al Comune di Roma.
Parliamo di un’azienda di rilievo nel settore agroalimentare; il 2023 a livello generale doveva essere l’anno della ripresa, dopo la crisi economica generale dovuta all’emergenza epidemiologica, senza considerare lo spettro della guerra che si sta svolgendo alle porte d’Europa e le cui conseguenze incideranno proprio nel comparto alimentare.
E’ necessario non sottovalutare l’importanza di elevare il livello di autosufficienza dell’Italia nel settore agro alimentare. Insomma di questi tempi chiudere comparti delle imprese che operano nel settore economico primario, la cui produzione sarà sempre più necessaria, non sembra proprio una scelta oculata.
Elisa Latella

