Autotrasporto al collasso. E’ in arrivo lo sciopero nazionale, dal 25 al 29 maggio, contro il caro carburante. Così in una nota l'organismo unitario che rappresenta oltre il 90% delle imprese italiane di autotrasporto e presieduto dal presidente della Fai, Paolo Uggè. Unatras rivolge quindi un appello al Governo: "Il tempo delle risposte interlocutorie è finito. Servono misure compensative concrete contro l'aumento insostenibile del costo del carburante. L'autotrasporto è un'infrastruttura essenziale per il Paese e per la tenuta dell'economia nazionale: è necessario aprire un confronto serio con chi opera nel rispetto delle regole". Unatras "esprime il più profondo cordoglio" per la morte dell'autotrasportatore investito sull'autostrada A1, nel Casertano. Le modalità, nel rispetto della normativa vigente, "saranno definite e comunicate alla Commissione di Garanzia per lo sciopero", ha detto Paolo Uggè, presidente Fai e Unatras. "È una decisione sofferta ma inevitabile di fronte alla preoccupante e inspiegabile insensibilità da parte del Governo", ha aggiunto il presidente. Il preavviso per legge è di 25 giorni. "Il settore accusa fortemente il caro gasolio, con prezzi stabilmente oltre i 2 euro al litro", denuncia Unatras. "Una dinamica che si traduce in un aggravio fino a 9mila euro annui di extracosti per veicolo pesante, mettendo fuori mercato migliaia di aziende italiane", spiega l'Unione che considera i provvedimenti assunti finora dal governo "insufficienti a coprire la portata del fenomeno" e che anzi "hanno finito per danneggiare l'autotrasporto". Per far fronte a questa crisi Unatras chiede l'emanazione di un decreto attuativo del credito d'imposta di 100 milioni; ristori per il mantenimento degli strumenti di compensazione; interventi a sostegno della liquidità delle imprese; immediata compensazione dei rimborsi delle accise e l'adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo. Colpite dal caro gasolio anche le aziende del trasporto pubblico locale e sempre oggi Agens, l'associazione di Confindustria, ha chiesto un credito d'imposta pure per il Tpl. Davanti a questo scenario Confcommercio sollecita subito "l'apertura di un confronto con le rappresentanze del settore" dell'autotrasporto "per definire misure e risorse adeguate a garantire la continuità dei servizi e scongiurare forme di protesta che rischiano di paralizzare trasporti ed economia". Un'impresa dell'autotrasporto su 5 rischia di chiudere entro la fine dell'anno, schiacciata da una crisi di liquidità sempre più soffocante se il prezzo del diesel dovesse rimanere costantemente sopra i 2 euro al litro sino alla fine del 2026. La stima è dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia), secondo cui su 67.350 imprese presenti in Italia oltre 13mila sono a rischio. L'aumento del prezzo del carburante, oltre a un costo che si "ribalta" sul cliente finale, è una crisi di sostenibilità finanziaria. Il gasolio rappresenta circa il 30% dei costi operativi totali ed è la voce di spesa più rilevante insieme al costo del personale. L'autotrasportatore opera spesso con contratti a lungo termine o tariffe fisse negoziate mesi prima. Se il carburante aumenta del 24%, come è successo dall'inizio del conflitto nel Golfo, il trasportatore si ritrova ad anticipare cifre enormi. Se facciamo il confronto con il 31 dicembre scorso, il rincaro è stato addirittura del 30,6% (+0,50 euro al litro). Considerato che un mezzo pesante contiene circa 500 litri di gasolio, ad un autotrasportatore fare il pieno costa 1.067 euro, 207 in più rispetto a un mese e mezzo fa e 250 in più con la fine dell'anno scorso. Quest'anno per rifornire un mezzo pesante il proprietario dovrebbe spendere 76.860 euro, quasi 17.500 euro in più del 2025.
Ce.Au.

