Un cambio di impostazione significativo quello presentato da Electrolux al tavolo convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza del gruppo degli elettrodomestici. La multinazionale ha ritirato il piano che prevedeva licenziamenti unilaterali e ha presentato una nuova proposta industriale per gli stabilimenti italiani. Il nuovo piano prevede investimenti complessivi per 90 milioni di euro e una revisione della strategia produttiva, con l’obiettivo di portare i volumi oltre i 3 milioni di unità (nel precedente piano erano 2,5 milioni). Al centro della proposta c’è anche la gestione delle eccedenze attraverso un piano di incentivazione all’uscita su base volontaria. L’azienda indica un massimo di 600 impiegati e 650 operai che potrebbero essere coinvolti nell’arco di tre anni. Si tratta di numeri che le organizzazioni sindacali non considerano ancora soddisfacenti, ma che segnano una differenza sostanziale rispetto alla prospettiva dei licenziamenti unilaterali e delle chiusure.
Per accompagnare la transizione, Electrolux ha inoltre previsto il ricorso alla cassa integrazione straordinaria e ad altri strumenti di sostegno al reddito. L’obiettivo è gestire il percorso di riorganizzazione evitando che il peso della trasformazione industriale ricada esclusivamente sui lavoratori. Sul fronte produttivo, la multinazionale punta ad un’estensione della gamma destinata al mercato italiano. La proposta comprende, tra l’altro, un ampliamento dell’offerta di frigoriferi, una maggiore focalizzazione sui piani cottura a gas della linea premium, il potenziamento dei forni nei segmenti steam crisp e pirolitici, oltre allo sviluppo delle lavatrici professionali e fino a 12 chilogrammi, delle lavasciuga di alta gamma e delle lavastoviglie. Particolare attenzione viene riservata allo stabilimento di Cerreto d’Esi. Per il sito marchigiano, la nuova impostazione non prevede una data di chiusura, ma un progetto di reindustrializzazione e riqualificazione da costruire attraverso un tavolo istituzionale e sindacale.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha accolto il cambio di passo chiedendo che il nuovo piano venga definito rapidamente e in modo condiviso. “Dobbiamo salvaguardare tutti gli stabilimenti Electrolux in Italia - afferma - compreso quello di Cerreto d’Esi, tutelando i livelli occupazionali. Non ci devono essere licenziamenti né decisioni unilaterali”. Il ministro ha indicato anche una precisa scadenza per il confronto. Il prossimo incontro è stato programmato per il 29 ottobre con l’obiettivo di arrivare entro la fine del mese a un piano sostenibile e condivisibile, prima che la riorganizzazione globale del gruppo venga varata nella prima parte di novembre. “Siamo pronti a sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio” aggiunge Urso. Anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha parlato di un notevole passo in avanti, sottolineando che Electrolux ha ritirato il piano che prevedeva oltre 1.700 licenziamenti e un rischio elevato di delocalizzazione o vendita degli stabilimenti, compreso quello di Porcia.
Per il sindacato, tuttavia, il risultato raggiunto oggi non rappresenta ancora la conclusione della vertenza. È il punto di partenza di una nuova fase nella quale sarà necessario verificare la tenuta industriale e occupazionale del progetto. “I lavoratori di Electrolux hanno dimostrato quanto è possibile durante la lotta cambiare un piano industriale” dichiara Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl. Per Uliano, il piano precedente “era fatto di delocalizzazioni, licenziamenti unilaterali, chiusure di stabilimento. Il confronto di oggi, invece, ha consentito di modificare profondamente l’impostazione iniziale”. E continua: “Non si parla di licenziamenti indiscriminati ma di un piano di eccedenze gestito attraverso un’incentivazione all’uscita”. Restano però le distanze sui numeri delle uscite: “Riteniamo - sottolinea il sindacalista - che sono ancora elevati rispetto alla coerenza industriale e alla coerenza dei volumi che siamo riusciti ad aumentare”. Ora il confronto dovrà misurare la coerenza tra gli obiettivi produttivi, gli investimenti, i volumi e i livelli occupazionali. “È importante - conclude Uliano - che nei prossimi incontri andiamo a misurare gli aspetti di coerenza del piano rispetto alle prospettive industriali e all’occupazione”. L’obiettivo del sindacato è arrivare entro la fine di ottobre a un’ipotesi condivisa.
Sara Martano

