Lunedì 14 settembre 2026, ore 20:31

Vertenze

Ex Ilva: a Taranto sciopero e corteo contro i licenziamenti

A Taranto la protesta dei lavoratori ex Ilva torna a riempire le strade . È una mobilitazione che parte dai cancelli dello stabilimento e arriva davanti al Municipio, con un messaggio preciso rivolto al Governo: fermare i licenziamenti e dare una prospettiva a migliaia di lavoratori dell’appalto e dell’indotto.
Al termine dell’assemblea convocata davanti la portineria dello stabilimento, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell’appalto. Una prima risposta alla riapertura delle procedure di licenziamento collettivo in vista della fermata dell’area a caldo. “Una prima mobilitazione con i lavoratori dell’appalto e dell’indotto riuscita” sottolinea Biagio Prisciano, segretario generale Fim Cisl Taranto-Brindisi. I lavoratori, spiega, hanno chiesto anche l’intervento del sindaco Piero Bitetti, che li ha ricevuti a Palazzo di Città.

La richiesta è netta: “No ai licenziamenti”. Ma, avverte Prisciano, non basta. Servono “soluzioni immediate per mettere in sicurezza i lavoratori dell’appalto e dell’indotto”, senza dimenticare quelli in amministrazione straordinaria. La preoccupazione è quella di una vera e propria “bomba sociale. Taranto - sottolinea Prisciano - non può essere condannata a vivere esclusivamente di ammortizzatori sociali mentre alle difficoltà industriali si aggiunge la perdita di posti di lavoro”. Il tema, quindi, non è soltanto difendere l’occupazione nell’immediato ma occorre parlare anche di prospettive industriali e di decarbonizzazione sostenibile. La sfida è tenere insieme lavoro, reddito, salute e ambiente.

Ma il sindacato guarda anche oltre l’emergenza. Al Governo viene chiesto un programma industriale capace di indicare una prospettiva di ripresa delle attività. “I lavoratori hanno bisogno di difendere il reddito” è il punto di partenza, insieme alla necessità di una riconversione che non può più essere rinviata.
La mobilitazione coinvolge migliaia di persone. Secondo Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil Taranto, si parla di oltre 15mila lavoratori tra Acciaierie d’Italia, Ilva e appalto-indotto che oggi non hanno una prospettiva chiara. “Non stiamo scioperando contro la decisione della Corte d’Appello di Milano”, chiarisce Brigati. La protesta è contro i licenziamenti e per chiedere al Governo di bloccarli così da aprire un confronto.

Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl ribadisce che il sindacato non intende commentare le sentenze, ma chiede che lavoro, salute, sicurezza e ambiente possano convivere con la strategicità della produzione dell’acciaio. “Noi non abbiamo mai commentato le sentenze - afferma - e quindi accettiamo quello che i giudici decidono. Abbiamo sempre pensato che i diversi diritti costituzionali potessero essere messi in campo senza che confliggessero tra di loro e quindi lavoro, salute, sicurezza e ambiente, insieme al valore dell’impresa, con la strategicità della produzione dell’acciaio per il nostro paese. Auspichiamo che ancora ci sia del tempo per poter fare questa ambientalizzazione che noi da tempo chiediamo”. E continua: “Bisogna individuare risorse e soggetti che se ne devono occupare e in tutto questo lo Stato deve essere presente, deve in qualche modo coordinare e se necessario anche intervenire in maniera più diretta. Noi - aggiunge - pensiamo che ci sia ancora la possibilità di tenere insieme le diverse problematiche. È necessario quindi individuare soggetti che abbiano la capacità di governare un’impresa di quel tipo senza consegnarsi a chi invece ha interessi diversi rispetto all’ex Ilva, garantendo non solo il lavoro ma anche sostenibilità e interventi non di natura assistenziale. A Taranto, come in altre città interessate, non si vuole vivere di ammortizzatori sociali. I lavoratori e le lavoratrici vogliono il lavoro, ma che sia un lavoro che metta in protezione queste dimensioni”.

Sara Martano

( 14 settembre 2026 )

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