Fim, Fiom e Uilm hanno annunciato otto ore di sciopero con assemblee in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva al termine del confronto con il Governo a Palazzo Chigi, giudicando inaccettabile che la crisi del gruppo venga scaricata sui lavoratori dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che impone lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 90 giorni. “Abbiamo ottenuto da parte del Governo che non si entrasse in una logica in cui ci si arrende ad una situazione, oppure un modo per scappare da responsabilità da esercitare - afferma il segretario generale Fim Cisl Ferdinando Uliano -. Il Governo ha condiviso con noi il fatto di costruire una proposta straordinaria che affronti i temi a partire dal decreto della Corte d’Appello e della salvaguardia industriale del sito. La chiusura noi la respingiamo totalmente - prosegue -. L’abbiamo più volte ripetuto al Governo. Chiudere lo stabilimento significa decretare uno scontro sociale infinito. Per noi è importante che si ragioni di industria e che si metta in cantiere un progetto di sviluppo per l’ex Ilva e ci si orienti verso la salvaguardia occupazionale, la salute e la sicurezza”.
Per Uliano “è importante che il Governo abbia assunto questo impegno. Confidiamo che negli incontri ci sia un lavoro puntuale sul trovare alternative alla chiusura”. Per il leader Fim “ serve un intervento straordinario. Il tempo lo dobbiamo prendere per trovare soluzioni utili per l’industria nel nostro Paese, per i lavoratori di Ilva e per la salute e la sicurezza. Il destino di Cornigliano e Novi è collegato a Taranto. Chiudere l’area a caldo significa chiudere anche le aree a freddo. Impedire la chiusura delle aree a caldo significa la necessità di trovare soluzioni per costruire le alternative”. Il segretario generale della Fim Ferdinando Uliano ha escluso qualsiasi ipotesi di resa dopo la sentenza sull’Autorizzazione integrata ambientale. “La sentenza sull’AIA e i mesi di stallo del Governo non possono diventare un alibi per chiudere le aree a caldo. Pretendiamo risposte immediate e un piano industriale solido”ha affermano il leader Fim e ha aggiunto: “Chi pensa che da questa sentenza si alzino le mani per arrendersi, oppure per lavarsi le mani rispetto a un problema industriale, occupazionale, sociale, ambientale e sanitario, si sbaglia di grosso. Il sindacato non lo permetterà”.
Dal canto suo l’esecutivo ha ribadito la volontà di garantire la continuità produttiva dell’azienda. Aprendo il tavolo di Palazzo Chigi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha assicurato che il Governo intende proseguire nel sostegno all’ex Ilva, ricordando anche lo stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro approvato dal Consiglio dei ministri per assicurare la continuità operativa. Mantovano ha inoltre parlato di una “singolare sincronia” tra il calendario del confronto con le parti sociali e il provvedimento della magistratura, precisando tuttavia che il Governo non intende alimentare polemiche con l’autorità giudiziaria. Guardando alle prospettive industriali, il sottosegretario ha indicato la necessità di riperimetrare la gara limitandola all’area a freddo e di valutare le conseguenze occupazionali della chiusura dell’area a caldo, individuando al tempo stesso possibili investimenti alternativi per il territorio di Taranto. Al termine della riunione le parti hanno concordato di proseguire il confronto nelle prossime settimane con un nuovo appuntamento al Mimit mentre resta aperto il nodo del futuro produttivo e occupazionale del principale polo siderurgico italiano.
Sara Martano

