Un appello forte al governo e un intervento diretto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Sull’ex Ilva i sindacati dei metalmeccanici alzano il livello: “Se non ci sarà una convocazione a Palazzo Chigi entro la fine di febbraio, siamo pronti ad autoconvocarci davanti a Palazzo Chigi”. A dirlo, in una conferenza stampa congiunta, i segretari generali di Fim, Fiom, Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella , che chiedono un confronto urgente e diretto con la premier su una vertenza definita “questione di Stato”.
“Ad oggi non abbiamo una convocazione a Palazzo Chigi sull’ex Ilva: è urgente e la stiamo chiedendo dal 18 novembre scorso. Non coinvolgere i sindacati è gravissimo” afferma con decisione Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl. Il leader sindacale parla di una situazione “grottesca”, in cui lavoratori e organizzazioni sindacali non vengono convocati né coinvolti, mentre “il silenzio che sta accompagnando questi mesi è la rappresentazione di una difficoltà enorme del governo nel concludere positivamente la vertenza”. Sul tavolo, oltre al rilancio industriale, ci sono la tutela dell’occupazione, dell’ambiente e della sicurezza. E per i sindacati resta centrale l’intervento dello Stato. Uliano chiede chiarimenti anche sulla trattativa in corso con il fondo Flacks.
Sulla stessa linea Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil: “Pensiamo che il governo brancoli nel buio - afferma -. Abbiamo una proposta concreta per la presidente Meloni: lo Stato si assuma la responsabilità di gestire la transizione del piano di decarbonizzazione, con garanzia occupazionale e rilancio della produzione siderurgica nel nostro Paese”. Per De Palma, chiudere le porte di Palazzo Chigi ai lavoratori dell’ex Ilva “è un grande errore”. L’unico incontro finora convocato, sottolinea, è stato quello sulla cassa integrazione: “Non si può continuare a scaricare sui lavoratori gli errori nella gestione anche del bando di gara”. Il giudizio sul fondo Flacks è altrettanto chiaro: “Non è un soggetto industriale, è un fondo e come tale ha la sua logica: investire e poi rimettere sul mercato”.
Rocco Palombella, segretario generale della Uilm parla di una vicenda “senza precedenti nel Paese: si discute del destino di migliaia di lavoratori sulla base di notizie a mezzo stampa e non attraverso canali diretti e formali con i sindacati. Ci vuole serietà, dignità e rispetto”. I metalmeccanici chiedono di visionare il bando di gara e ribadiscono una linea rossa: “Non accetteremo alcuna decisione che prefiguri esuberi”. La richiesta è una sola: presenza e controllo dello Stato nel processo di rilancio e decarbonizzazione. In mancanza di una convocazione ufficiale, Fiom, Fim e Uilm sono pronti a presentarsi comunque davanti Palazzo Chigi. “Non vogliamo lo scontro - assicurano - ma vogliamo costruire. E per farlo bisogna sedersi intorno a un tavolo”. La partita sull’ex Ilva entra così in una fase cruciale, con i sindacati pronti alla mobilitazione e il governo chiamato a sciogliere il nodo di una delle vertenze industriali più complesse e strategiche del Paese.
Sara Martano

