Quanto sta accadendo, già di per sé grave, assume ancora maggiore rilievo se consideriamo come il territorio di Caivano stia cercando di rimettersi in piedi. Un tessuto sociale già provato e per il quale da tempo la Cisl è impegnata a dare risposte ai cittadini, alle famiglie, ai lavoratori. Siamo al fianco della Femca e dei lavoratori che rappresenta, pronti ad essere parte attiva al tavolo di confronto che è necessario avviare immediatamente, e dove chiediamo siano partecipi anche le istituzioni locali". A parlare è la segretaria della Cisl di Napoli, Melicia Comberiati, che interviene con fermezza sulla vicenda dei 32 licenziamenti su 129 dipendenti - circa il 25% della forza lavoro - annunciati presso lo stabilimento Harmont & Blaine di Caivano, nel napoletano. Una decisione che ha scosso l’intera comunità locale, già segnata da anni di difficoltà economiche e sociali. Gli esuberi, secondo l’azienda, sarebbero la conseguenza diretta della crisi che sta attraversando il settore dell’abbigliamento, che si sarebbe aggravata in modo definitivo nel periodo post pandemico. Una spiegazione che però non convince i sindacati. "H&B sta provando a scaricare sui lavoratori i danni di una cattiva gestione. Rispediamo al mittente la procedura di licenziamento collettivo avviata dall'azienda per la storica sede di Caivano", afferma Anna Pareni, segretaria provinciale della Femca Cisl Campania Nord, presente accanto ai lavoratori durante il primo giorno di sciopero proclamato da Femca Cisl e Filctem Cgil. La mobilitazione, spiegano i sindacati, non si fermerà finché non verrà aperto un confronto vero. "Abbiamo già chiesto formalmente il ritiro della procedura, a favore di un confronto finalizzato all’individuazione degli strumenti idonei alla salvaguardia dei livelli occupazionali, ma non abbiamo ricevuto alcun riscontro, per cui l'azione di protesta prosegue", dichiara Venanzio Carpentieri, segretario generale Femca Cisl Campania. A rendere il quadro ancora più critico, secondo i rappresentanti dei lavoratori, ci sarebbero anche irregolarità nella procedura avviata dall’azienda. "A tanto si aggiungano dei gravi vizi di forma che inficiano la procedura avviata dall'azienda, che ha consentito ad un soggetto non legittimato di inserirsi in una procedura delicata quale quella di licenziamento collettivo", denuncia Mauro Di Paola, della Femca Cisl Campania Nord. Nel frattempo, mentre proseguono presidi e proteste, Harmont & Blaine si è detta disponibile al dialogo con le parti sociali per mitigare l’impatto della scelta sulle famiglie coinvolte. In una nota ufficiale, l’azienda parla di un piano di revisione ritenuto “indispensabile e non procrastinabile”, che prevedrebbe la riduzione del personale come unica strada percorribile per garantire la continuità produttiva. Secondo la direzione, la crisi dell’abbigliamento italiano - caratterizzata da un calo dei volumi di vendita, dalla crescente concorrenza asiatica e dalla contrazione del potere d’acquisto dei consumatori - avrebbe reso inevitabile una riorganizzazione interna. Un quadro complesso che, si legge ancora nella nota, avrebbe costretto molte imprese del comparto a “evolvere i modelli di business” per restare competitive. Ma i sindacati non ci stanno e annunciano nuove iniziative di protesta.
Raffaella Cetta

