La richiesta di aumentare fino all’80% la cassa integrazione straordinaria per tutti i 1.755 lavoratori di Natuzzi è stata respinta con fermezza dai sindacati, che accusano l’azienda di voler affrontare la crisi scaricandone il peso quasi esclusivamente sui dipendenti. È questo l’esito del confronto al Ministero del Lavoro sulla vertenza che coinvolge il gruppo leader del mobile imbottito, presente con stabilimenti tra Puglia e Basilicata. I sindacati di categoria Feneal e Uiltucs Uil, Filca e Fisascat Cisl, Fillea e Filcams Cgil insieme alle Rsu hanno definito “inaccettabile” l’impostazione proposta dall’azienda, ribadendo la necessità di salvaguardare il lavoro, la produzione e il futuro industriale degli stabilimenti italiani del gruppo.
Secondo quanto riferito dai sindacati Natuzzi avrebbe confermato al tavolo ministeriale la necessità di ampliare in maniera significativa il ricorso alla cigs, aumentando la percentuale di utilizzo fino all’80%. Una prospettiva che, per i sindacati, rischia di avere conseguenze pesantissime sul reddito delle famiglie coinvolte e sull’intero tessuto produttivo dei territori interessati. La posizione è stata netta: “Abbiamo respinto con forza l’impostazione aziendale”, spiegano in una nota unitaria, sottolineando come il vero nodo della vertenza riguardi le prospettive industriali del gruppo e non soltanto la gestione temporanea degli ammortizzatori sociali. Durante l’incontro hanno nuovamente chiesto garanzie precise sul mantenimento del perimetro occupazionale e produttivo di Natuzzi in Italia.
I sindacati guardano con attenzione al tavolo permanente annunciato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, convocato per il prossimo 27 maggio. Nel frattempo, il confronto al Ministero del Lavoro è stato aggiornato al 19 maggio, mentre il giorno precedente è previsto un incontro diretto tra azienda e sindacati nel tentativo di trovare una mediazione. Il Ministero, prendendo atto della distanza tra le parti, ha invitato Natuzzi e organizzazioni sindacali a individuare una soluzione diversa rispetto alla proposta iniziale dell’azienda. Avanzata anche l’ipotesi di costruire strumenti di incentivazione volontaria all’esodo immediatamente esigibili da parte dei lavoratori interessati. Un’ipotesi che i sindacati intendono comunque valutare senza rinunciare alla difesa dell’occupazione.
Nel corso della riunione è intervenuto anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha evidenziato la necessità di raggiungere un accordo capace di “mettere in sicurezza l’azienda”. Anche le Regioni Puglia e Basilicata hanno partecipato al tavolo, manifestando disponibilità a sostenere percorsi di politiche attive del lavoro e di formazione per i dipendenti coinvolti dagli ammortizzatori sociali. In particolare la Regione Puglia, rappresentata dal presidente della task force Occupazione Leo Caroli, ha illustrato una misura sperimentale destinata ai lavoratori interessati da processi di crisi e riorganizzazione aziendale. L’obiettivo del progetto regionale è accompagnare i dipendenti in cassa integrazione attraverso percorsi di formazione e riqualificazione professionale, fornendo al tempo stesso un sostegno economico. Per i sindacati, tuttavia, la priorità resta la difesa dei posti di lavoro e della capacità produttiva del gruppo in Italia e ribadiscono che qualsiasi accordo dovrà garantire certezze sul piano industriale e sul futuro degli stabilimenti pugliesi e lucani, considerati strategici per l’economia del territorio e per il settore del mobile imbottito nazionale.
Sara Martano

