Sale la tensione nello stabilimento Pierburg di Lanciano, in provincia di Chieti. Le segreterie territoriali di Fim Cisl e Fiom Cgil insieme alle Rsu dell’azienda automotive specializzata nella produzione di componenti per motori, hanno effettuato due ore di sciopero. Il primo turno e il personale giornaliero hanno incrociato le braccia dalle 10 alle 12, con un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento. Una mobilitazione che parte da Lanciano e si affianca a quella dello stabilimento di Livorno, con una richiesta chiara e condivisa: la convocazione urgente di un tavolo ministeriale per discutere il futuro industriale e occupazionale dei siti italiani coinvolti.
Da mesi, spiegano i sindacati, è stata annunciata la vendita dell’intero settore civile del gruppo Rheinmetall. Tra gli stabilimenti interessati dall’operazione figurano proprio Pierburg Lanciano e Pierburg Livorno. Un passaggio che, secondo le organizzazioni sindacali, si starebbe svolgendo con modalità “inaccettabili”.
“Lanciano è un sito strategico per il territorio e per centinaia di lavoratori che per oltre quarant’anni hanno contribuito alla crescita e alla solidità industriale del gruppo”, si legge nella nota diffusa da Fim e Fiom. I sindacati denunciano inoltre che Rheinmetall avrebbe progressivamente escluso dalla vendita alcuni asset ritenuti funzionali ai propri interessi, riducendo così l’attrattività della parte restante. “Negli avanzi restano stabilimenti e professionalità che rappresentano un patrimonio fondamentale dell’azienda”sottolineano. A preoccupare è anche il metodo adottato nella gestione della trattativa. Secondo Fiom e Fim, le informazioni sarebbero state diffuse in modo frammentario e a gruppi ristretti, aggirando il confronto con le organizzazioni sindacali e senza un passaggio trasparente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il confronto con quanto accaduto in Germania pesa sul clima di sfiducia. “Lì sono stati sottoscritti accordi di tutela chiari e vincolanti. In Italia invece tutto procede nel silenzio e nell’incertezza”denunciano i sindacati.
Una situazione resa ancora più delicata dall’accordo ministeriale del 2011, riconosciuto valido dall’azienda pochi mesi fa, che prevedeva impegni precisi per il sito di Lanciano: tra questi il mantenimento di un organico minimo di 103 dipendenti, soglia che oggi non sarebbe più rispettata.
Per questo Fim e Fiom avanzano una piattaforma di richieste precise: impegni vincolanti sugli investimenti, un piano industriale chiaro e verificabile, stabilizzazioni e nuove assunzioni almeno fino al raggiungimento dei 103 lavoratori, la continuità degli accordi sindacali esistenti e una garanzia pluriennale sulla tenuta dello stabilimento, con un impegno diretto del gruppo, sul modello di quanto avvenuto in Germania. E i sindacati avvertono: “La protesta di oggi è solo il primo passo, se non arriveranno risposte concrete sul futuro della fabbrica e dei suoi lavoratori, saremo pronti ad effettuare altre mobilitazioni”.
Sara Martano

