Periodo di grave crisi per il noto marchio di abbigliamento Original Marines Entro il 31 marzo 43 punti vendita abbasseranno le saracinesche, con 89 lavoratrici e lavoratori coinvolti. L’annuncio è arrivato nel corso dell’ultimo incontro convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell'ambito del tavolo di crisi, dove l’azienda ha aggiornato le organizzazioni sindacali sullo stato della rete commerciale e ha illustrato le linee del nuovo piano industriale.
Nel dettaglio, la direzione societaria ha riferito che, dei 92 punti vendita inizialmente posti sotto osservazione, 20 negozi sono stati recuperati grazie a una performance positiva, 29 resteranno monitorati fino ad aprile 2026, mentre 43 negozi, tra quelli rimasti in sofferenza, chiuderanno i battenti entro la fine di marzo. Le chiusure riguarderanno negozi situati in Alto Adige, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia, con un impatto occupazionale diffuso su più aree del Paese.
L’azienda ha fornito anche i dati complessivi dell’organico, pari a 1.780 dipendenti distribuiti su 507 negozi, inclusa la rete in franchising. La compagine societaria ha anche illustrato il nuovo piano industriale, che punta sul rilancio delle collezioni: la linea autunnale starebbe già dando riscontri positivi, mentre sono attese valutazioni anche sulla collezione estiva. Il 2025 si chiuderà con un bilancio negativo, mentre gli obiettivi indicati prevedono il pareggio nel 2026, il ritorno all’utile nel 2027 e buone marginalità a partire dal 2028.
Sul versante finanziario, l’azienda ha spiegato che gli istituti di credito hanno mantenuto fino a giugno le fideiussioni in essere, in attesa degli sviluppi legati alle vicende giudiziarie della proprietà, comprese quelle relative al congelamento di risorse. È stato inoltre annunciato che riprenderanno le interlocuzioni con Invitalia per valutare la possibilità di un ingresso nella compagine societaria.
La Fisascat, presente al tavolo con Laura Capitale insieme ad Alessandro Vella della Cisl, ha denunciato l’assenza di relazioni sindacali e una gestione delle criticità condotta in modo unilaterale, senza il coinvolgimento diretto delle rappresentanze dei lavoratori. Di concerto con le altre organizzazioni sindacali la federazione cislina ha chiesto l’avvio di una trattativa volta ad affrontare le difficoltà dei punti vendita in sofferenza, anche attraverso l’utilizzo di ammortizzatori sociali di tipo conservativo, a tutela dell’occupazione.
L’azienda ha dichiarato la disponibilità ad affrontare le problematiche con un approccio in discontinuità rispetto al passato, confermando un incontro con le organizzazioni sindacali nelle prossime settimane. Il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è aggiornato al 22 aprile.
Ce.Au.

