La crisi della StarTech di Trieste si aggrava ulteriormente. Dopo settimane di attesa senza sviluppi sul piano di rilancio, ai circa 320 dipendenti dell’azienda, ex Flextronics, non sono stati corrisposti gli stipendi del mese di luglio. Una situazione che ha spinto Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Ugl Metalmeccanici a lanciare un nuovo allarme sul futuro dello stabilimento, giudicato ormai a serio rischio. I sindacati preoccupati descrivono un quadro privo di prospettive e denunciano l’assenza di novità sul rilancio dell’azienda in un “clima quasi di abbandono”. Nel corso dell’assemblea è stata evidenziata anche l’amarezza dei dipendenti, mentre i sindacati annunciano la possibilità di avviare iniziative di mobilitazione visto che da parte del Mimit non è arrivata ancora nessuna convocazione del tavolo promesso entro il mese di luglio.
Per Fim, Fiom, Uilm e Ugl la mancanza di liquidità rappresenta il segnale più evidente del fallimento della gestione avviata circa dieci mesi fa. In una nota congiunta, le sigle sostengono che non si tratti di un problema temporaneo, bensì della conseguenza dell’incapacità di garantire sia il pagamento degli stipendi sia gli investimenti annunciati nel piano industriale. La crisi della StarTech, tuttavia, non nasce oggi. Già ad aprile i dipendenti avevano ricevuto gli stipendi con ritardo, circostanza che aveva fatto emergere come i principali finanziatori del progetto di rilancio non fossero ancora entrati nella compagine societaria. Un elemento che aveva alimentato dubbi sulla reale sostenibilità del piano industriale. Anche alla fine di giugno si erano registrati ulteriori ritardi nel pagamento delle retribuzioni, mentre l’ultimo confronto al Ministero delle Imprese e dela Made in Italy, risalente all’inizio dello stesso mese, aveva visto l’azienda annunciare trattative con i gruppi Multilaine e Stellex, interessati a un ingresso nel capitale sociale.
L’aggiornamento previsto per il 7 luglio è però stato rinviato e, fino a oggi, non sono arrivate comunicazioni sull’esito delle trattative. “Angosciante lo scorrere del tempo sulle vite sospese dei lavoratori della StarTech - afferma la deputata Pd Debora Serracchiani - . Giorni e settimane sono passate dall’esplosione della crisi ma non è stato fatto un passo avanti verso una soluzione. Preoccupa il fatto che le istituzioni appaiano impotenti di fronte a una proprietà che sta facendo il gioco delle tre carte con investitori che appaiono e scompaiono. Una proprietà che - continua - , nella peggiore tradizione dei tavoli di crisi aziendali, sfugge il confronto, probabilmente confidando che gli interlocutori si rassegnino alla fine più infausta. Per tenere accesa la speranza qui occorre un impegno diretto e determinato ai massimi livelli della Regione e del Governo, finora mancato”. L’assenza di sviluppi, unita al mancato pagamento degli stipendi, rende ora ancora più incerto il destino dello stabilimento triestino e dei suoi circa 320 lavoratori, mentre i sindacati chiedono un rapido intervento delle istituzioni per evitare un ulteriore aggravamento della crisi.
Sara Martano

