Il futuro industriale di Torino è stato al centro dell’incontro promosso dalle organizzazioni sindacali territoriali Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcfr che si è svolto nell’auditorium del Santo Volto, sotto la Mole. Dopo le assemblee, i volantinaggi e i presidi delle ultime settimane il percorso dei metalmeccanici torinesi si concluderà con la manifestazione di San Valentino del prossimo 14 febbraio 2026 dal titolo: “Innàmórati di Torino”, una iniziativa voluta sia per richiamare l’attenzione sulla crisi industriale e dell’auto sia per coinvolgere la città nella costruzione del proprio futuro. Insieme ai segretari generali dei sindacati metalmeccanici, all’iniziativa torinese sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Regione Piemonte, Albero Cirio (in video collegamento), il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e l’europarlamentare e vicepresidente della Commissione Industria Ue, Giorgio Gori.
Il messaggio comune, emerso dall’incontro, è che il settore dell’auto va rilanciato, che non basta un singolo modello per Mirafiori, e che l’indotto deve essere sostenuto. I sindacati hanno anche espresso preoccupazione per un possibile investimento di Stellantis in Algeria, vedendo in esso un rischio di delocalizzazione delle produzioni che Torino non può permettersi. Secondo Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcfr territoriali la crisi dell’automotive torinese è arrivata infatti a un punto di non ritorno. I numeri raccontano una storia drammatica. Mirafiori aveva 40.000 dipendenti e produceva 2.450 auto al giorno. Oggi ne produce, se va bene, 30-40 al giorno. Un declino che dura da anni e che la cassa integrazione, attiva da quasi 18 anni, non può più mascherare. Il confronto con la vicina Francia è impietoso: oltralpe sono state annunciate dal gruppo Stellantis 1.600 assunzioni a tempo indeterminato, mentre a Torino 440 assunzioni a tempo determinato.
Di fronte a questa emergenza, nasce la proposta di un Osservatorio permanente sull’industria manifatturiera. Come spiegato dal segretario generale della Fim Cisl Torino-Canavese, Rocco Cutrì nel suo intervento: “Non si tratta di replicare i tavoli di crisi già esistenti, ma di creare una piattaforma dove i soggetti si siedono con capacità propositiva e volontà di ricercare insieme soluzioni comuni”. Il percorso prevede due fasi: la prima di analisi del territorio e ricerca di sintesi condivise, la seconda di confronto con le istituzioni per definire chi può fare cosa. “L’approccio - ha aggiunto Cutrì - richiede trasparenza totale. Tutti dovranno giocare a carte scoperte, senza strumentalizzazioni politiche. L’obiettivo è creare un modello virtuoso, un luogo di confronto nel merito e capace di garantire a Torino un futuro manifatturiero attraverso azioni concrete e non solo elaborazioni teoriche”.
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha accolto favorevolmente la proposta sindacale di istituire un Osservatorio sull’automotive, sottolineando l’importanza del dialogo e del confronto tra le parti. Ha ricordato che Stellantis ha confermato i volumi produttivi previsti per la Fiat 500 ibrida, pari a 100.000 unità, e che la Regione è attivamente coinvolta nel monitoraggio della situazione a livello nazionale. Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha condiviso invece la preoccupazione per una crisi che definisce “profonda e strutturale” e ha chiesto un cambio di passo, proponendo la costruzione di una piattaforma di sviluppo industriale della città. Questa piattaforma dovrebbe fondarsi sull’unità tra sindacati, imprese e istituzioni, mirando a ottenere strumenti economici dedicati e fondi per la reindustrializzazione vincolati a investimenti concreti. “Sosteniamo con forza e determinazione l’iniziativa dei metalmeccanici torinesi - ha detto a Conquiste il segretario generale della Cisl Torino-Canavese, Giuseppe Filippone - perché la loro battaglia è anche la nostra battaglia. È fondamentale preservare non solo il settore automotive, ma tutta la manifattura dell’area torinese. Torino, che possiede ancora competenze straordinarie e uniche, per rilanciarsi davvero ha bisogno di politiche industriali vere e di nuovi investimenti”.
Rocco Zagaria

