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Lavoro

Dal 2008 recuperati posti, ma meno ore e salari

A dieci anni di distanza dalla crisi economica mondiale del 2008, il nostro Paese ha recuperato posti di lavoro ma con una riduzione delle ore lavorate che, unitamente a una riallocazione occupazionale a favore di settori a bassa qualifica e bassa retribuzione ha avuto e ha decurtato le buste paga, un taglio solo in parte compensato dagli aumenti salariali. E' quanto si legge nel rapporto “Il mercato del lavoro. Verso una lettura integrata”, realizzato da Istat, ministero del Lavoro, Inail e Anpal.

Secondo lo studio, “la ripresa dei livelli di input di lavoro, a ritmi meno intensi, prosegue con una crescita occupazionale a bassa

intensità lavorativa”. Se il numero di persone occupate recupera il livello del 2008, “la quantità di lavoro utilizzato è ancora inferiore nella media dei primi tre trimestri del 2018 rispetto ai corrispondenti del 2008, il Pil è del 3,8% al di sotto del livello pre crisi e le ore lavorate del 5,1%”. Nel decennio in esame le retribuzioni orarie contrattuali sono aumentate sostanzialmente in linea con i prezzi e, dopo nove anni di rallentamento, nel 2018 la loro dinamica ha superato l'inflazione favorendo minimo guadagno in termini reali. Tuttavia la riallocazione occupazionale a favore di settori a bassa qualifica bassa retribuzione ha contribuito alla lieve riduzione delle retribuzioni reali. Fra la media dei primi tre trimestri del 2018 e i corrispondenti del 2008 le retribuzioni lorde orarie e quelle per Unità di lavoro sono aumentate rispettivamente del 12,6% e del 12,5%, mentre i prezzi al consumo (Indice Ipca) sono cresciuti nello stesso qualifica e periodo del 13,4%.

Per raggiungere il tasso di occupazione della media Ue15 (nel 2017 pari a 67,9%, contro il 58,0% di quello italiano) il nostro Paese dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più. Secondo il rapporto "la distanza dalla media europea è anche frutto della diversa partecipazione per genere: in Italia meno della metà delle donne tra 15 e 74 anni appartiene alle forze lavoro (48,1% contro il 59,0% dell'Ue). Aggiornato al 2018 è invece il conto sul divario tra il Sud e il resto del Paese. Se nel Centro Nord ci sono quasi 376 mila occupati in più a confronto con dieci anni prima, nelle regioni meridionali il saldo è ancora ampiamente negativo: -262mila. Ancora un dato: il ricorso alle agevolazioni nelle assunzioni è stato più significativo per le piccole imprese e più frequente al Sud.

Nel nostro Paese oltre 5 milioni e mezzo di lavoratori (24%) sono “sovraistruiti”, fanno cioè un lavoro al di sotto delle loro capacità. Negli anni - secondo il rapporto - il fenomeno è in continua crescita, sia in virtù di una domanda di lavoro non adeguata al generale innalzamento del livello di istruzione sia per la mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste e quelle possedute. E questa situazione, è strettamente connessa alla cosiddetta fuga di cervelli.

( 25 febbraio 2019 )

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