Venerdì 21 febbraio 2020, ore 14:20

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Istat

In Italia un esercito di precari

Nessuna sorpresa sugli ultimi negativi dati relativi all'occupazione di dicembre.

L’Istat fa sapere infatti che i dipendenti a termine, vale a dire i precari, a dicembre aumentano di 17 mila unità su novembre, arrivando a toccare quota 3 milioni 123 mila. Si tratta di un nuovo massimo storico.

Il tasso di disoccupazione in Italia risulta stabile al 9,8%, lo stesso livello già registrato a novembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro segna un lieve aumento su base mensile (+2mila). Nel dettaglio, i disoccupati crescono tra gli uomini (+28mila) e tra gli under50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-27mila) e gli ultracinquantenni.

Tornano a calare gli occupati, che a dicembre segnano una diminuzione di 75 mila unità, dopo due mesi di crescita. Si tratta, spiega l’Istat, della contrazione più forte in termini assoluti da febbraio del 2016. A scendere, con un’inversione di rotta, è il numero di lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila), ovvero coloro che hanno il posto fisso. Calano anche gli indipendenti (-16 mila), mentre gli occupati aumentano tra i dipendenti a termine (+17 mila).

Resta invariato, rispetto al mese precedente, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni), che si attesta al 28,9%

Il numero di lavoratori autonomi a dicembre scende di 16 mila unità su base mensile, con il totale che tocca il minimo storico dal 1977. Ormai in Italia gli indipendenti si fermano a 5 milioni e 255 mila.

Nessuna sorpresa, dicevamo, almeno da parte della Cisl. ”L’'andamento del Pil, stagnante da mesi, lasciava presagire questi dati”, commenta il segretario generale aggiunto Luigi Sbarra per il quale risultava anomalo infatti la crescita nei mesi scorsi del lavoro a stabile seppure a ritmi sempre più ridotti”. Ed in effetti si trattava di una crescita di teste ma non di ore lavorate, con una forte diffusione di part time involontario. Ma, aggiunge Sbarra, ”anche questo alla lunga non dura senza interventi per favorire la crescita”. Il Paese ”appare sempre più diviso in due, sia settorialmente sia geograficamente: da una parte i settori di punta, le aziende volte all'export e le aree del Nord che crescono, dall'altra i settori meno dinamici e il Mezzogiorno che restano indietro”. Ora che il Governo, dopo una legge di Bilancio debole, ha annunciato una fase due, ”ci aspettiamo misure per sostenere, ammodernare e ristrutturare i settori deboli, sbloccare le opere pubbliche e le infrastrutture, sostenere l'innovazione e la ricerca, creare le competenze necessarie, intervenire sulle vertenze aziendali bloccate al Mise, con un piano specifico per il Mezzogiorno. Si tratta - conclude il segretario generale aggiunto della Cisl, di cose da fare in fretta per agganciare la svolta tecnologica e quella ambientale che possono rappresentare una enorme opportunità per l'Italia”.

( 30 gennaio 2020 )

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