Martedì 25 gennaio 2022, ore 17:49

Quotidiano di informazione socio‑economica

PNRR 

Italia alla prova del Next Generation EU 

Il Next Generation Eu, inizialmente proposto dalla Commissione Europea e successivamente approvato dal Consiglio 21 luglio 2020, rappresenta la più innovativa risposta delle istituzioni europee alla crisi pandemica, provocata dall’epidemia Covid 19.
Contrariamente a quanto fatto in occasione della precedente crisi economica, durante la quale si ricorse al consolidato e abusato strumento dell’austerity, rischiando seriamente di perdere per strada alcuni paesi; in questo caso i paesi dell’Unione hanno assunto la coraggiosa decisione di predisporre nuovi strumenti di finanziamento a favore degli Stati membri. Tali strumenti sono divisi fra sovvenzioni e prestiti.
L’Italia, maggior beneficiario di tale operazione in ambedue le categorie, può oggi fruire di uno stanziamento di circa 200 miliardi di cui circa 125 di prestiti e circa 70 di sovvenzioni. A tale stanziamento si è aggiunto di recente un Fondo supplementare nazionale di circa 30 miliardi per finanziare interventi connessi o complementari non previsti dal Pnrr base.
Ad onor del vero anche la Spagna fruisce di un simile contributo in sovvenzioni ma per propria scelta ha deciso di non attingere a prestiti.
La scelta di affidarsi ai soli “Grant” senza attingere all’indebitamento è in realtà molto comune, solo sette paesi infatti hanno deciso di optare anche per questa seconda forma di finanziamento.
E’ opportuno rilevare come lo strumento compaia sulla scena europea in un particolare momento, durante il quale diversi paesi stanno ancora completando gli interventi di cui alla programmazione 2014/2020, da rendicontare entro dicembre 2022, e si accingono a stringere gli accordi di partenariato per la programmazione 2021/2027.
Per completare il quadro, è importante rilevare, che lo stesso Next Generation Eu destina una ulteriore quota di fondi alla programmazione pluriennale su alcuni selezionati programmi.
Si configura dunque un incrocio storico particolare, con un flusso di denaro in entrata mai registrato nella storia dell’Unione e la virtù dei diversi Paesi si misurerà nella capacità di coordinare i loro piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) con l’ordinaria programmazione europea.
Nel nostro paese, dopo un breve iniziale scambio dialettico tra il parlamento e il governo, la decisione è stata di affidare la compilazione del Pnrr al comitato interministeriale per gli affari europei, il cosiddetto Ciae, già previsto dalla legge 11 del 2005 e affinato nella successiva legge 234 del 2012. Il Ciae (nato come Ciace) ha dunque rappresentato la sede politica destinata alla definizione del Pnrr, lasciando ad un comitato tecnico di valutazione (Ctv) la declinazione dei progetti con il coinvolgimento dei Ministeri competenti.
Il lavoro iniziato immediatamente, su impulso del Ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola, ha preso le mosse da due riunioni del Ctv svoltesi già il 29 ed il 30 luglio 2021.
Su indicazione dello stesso Ministro il Dipartimento Politiche Europee, struttura di supporto al Ctv e al Ciae, ha condiviso con le diverse amministrazioni le linee “guida” ed uno specifico template denominato “scheda progetto”.
E’ opportuno rilevare che, in assenza di precise disposizioni da parte della Commissione, gli strumenti predisposti dal Dipartimento sono stati costruiti secondo le indicazioni della proposta di regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio COM (2020) 408 final del 28 maggio 2020.
La strumentazione è stata evidentemente resa disponibile allo scopo di facilitare il lavoro di presentazione e selezione dei progetti da includere nel piano. Allo stesso scopo è stata costituita presso lo stesso Dipartimento una banca dati dedicata ai progetti.
E’ evidente, che al netto delle indicazioni del Next Generation, il Pnrr avrebbe dovuto tener conto delle specifiche raccomandazioni per paese, elaborate dalla Commissione negli anni 2019/2020. A questo obiettivo è dedicata la gran parte del piano rubricata come “RIFORME”.
E’ importante rilevare come il materiale predisposto dal Dipartimento delle Politiche Europee si sia rivelato assolutamente in linea con gli specifici strumenti messi in seguito a disposizione della Commissione Europea, anticipando di fatto il lavoro di circa due mesi.
Il lavoro di elaborazione è proseguito infatti ininterrottamente per tutto il mese di agosto e per i primi quindici giorni di settembre.
Le riunioni plenarie del Ctv sono state integrate da numerose riunioni bilaterali o plurilaterali fra Amministrazioni con competenze trasversali, per meglio definire le singole responsabilità nei progetti condivisi.
Parallelamente si è svolto un lavoro di condivisione con regioni ed enti locali al fine di giungere alla bozza definitiva del Pnrr.
Le proposte provenienti da stakeholder privati sono state veicolate alle Amministrazioni competenti per una loro preliminare valutazione.
Tale sorte è stata parimenti riservata alle proposte progettuali elaborate da altri organismi e associazioni.
Nel corso dell’estate è stato istituito il gruppo di tecnici esperti denominato “Ctv-programmazione Pnrr”, composto da personalità in possesso di competenze tali da poter valutare nel merito i singoli progetti.
Insieme a tale gruppo è stato possibile suddividere i progetti in specifici cluster successivamente denominati sfide, missioni e azioni.
L’ultimo documento è stato approvato dal Ciae in seduta plenaria il 9 settembre 2020 e trasmesso in parlamento il 13 ottobre.
Dal mese di ottobre hanno avuto inizio le periodiche consultazioni con la task force della Commissione Europea anche allo scopo di rendere più fruibile il piano.
In tale fase di programmazione hanno assunto centralità il Ministero dell'Economia e delle Finanze, la Cassa depositi e prestiti e diverse società in house che sono state “atecnicamente” denominate pivot.
Il cambio di Governo non ha ritardato i lavori di predisposizione del Pnrr, che è stato affinato e integrato con la parte concernente le riforme, sulla quale il Presidente del Consiglio ha personalmente rassicurato i partner europei.
Il Pnrr, così confezionato, è stato riportato all’attenzione del parlamento e delle singole Commissioni parlamentari e una volta ricevuti i pareri positivi è stato trasmesso alle istituzioni europee, con il primo gruppo di Paesi, il 1° maggio 2021.
Dopo la formale approvazione il 22 giugno sono state attivate le procedure per liberare la prima trance di finanziamento destinato al nostro Paese.
Il 13 agosto sono stati dunque erogati i primi 25 miliardi.
Ad oggi il Governo ha disegnato un’articolata governance, al cui vertice è posta la cabina di regia di Palazzo Chigi, coadiuvata da una Segreteria Tecnica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Ogni Ministero titolare di interventi può contare di una propria cabina di regia e su un incremento di personale destinato all’implementazione del Pnrr.
Lo stesso “Dl Governance” si occupa di definire le procedure di controllo, monitoraggio e rendicontazione e gli strumenti eventualmente destinati a velocizzare gli interventi ivi compresi i poteri sostitutivi.
Ad oggi dunque, mentre si procede alle diverse nomine, il nostro Paese ha a disposizione tutti gli strumenti per la auspicata ripartenza.
La virtù nazionale si misurerà sulla capacità di coordinare i diversi attori e sulla capacità di “mettere a terra” i diversi interventi consci dell’unicità del momento storico.
Francesco Tufarelli
Coordinatore Dipartimento Politiche Europee Presidenza Consiglio Ministri

( 17 dicembre 2021 )

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