Venerdì 1 luglio 2022, ore 21:13

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Economia 

Mutuo soccorso 

Mutui e prestiti più cari per le famiglie. Credito più costoso per le imprese. Rendimenti dei titoli di Stato in aumento. Tensione sui mercati. Si stanno già sentendo anche in Italia gli effetti delle decisioni della Bce che a luglio, oltre a chiudere il programma di acquisti dei bond, dopo 11 anni procederà anche con il primo rialzo dei tassi di 25 punti base, seguito a settembre da un nuovo rialzo di 50 punti.
Finisce dunque l’era dei mutui a costo quasi zero. Se ne è accorto già negli ultimi mesi chi chiedeva un nuovo finanziamento e si è visto offrire un tasso più alto di quelli concessi l’anno scorso. In vista della stretta di Francoforte, annunciata da mesi, il mercato si è infatti preparato e le banche hanno ricominciato a caricare sui risparmiatori i costi del denaro che da luglio sarà più caro (ad aprile i tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l'acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, si sono collocati al 2,15% dal 2,01% in marzo). I mutui a tasso variabile subiranno l’effetto più immediato: le rate saliranno da luglio. Ovviamente più cari anche prestiti personali e rateizzazione delle spese.
Per quanto riguarda il risparmio, l’annuncio della Bce ha subito colpito i rendimenti e il Btp a 10 anni italiano è schizzato ai massimi dal 2018. Lo spread è salito a quelli del 2020. Quanto alle aziende, le rate dei prestiti saranno più alte.
Peraltro il quadro macroeconomico in Italia è fortemente condizionato dall’evoluzione del conflitto in Ucraina “i cui sviluppi restano altamente incerti e possono determinare traiettorie molto differenti per l'economia italiana nei prossimi anni”, come scrive Bankitalia nelle proiezioni macroeconomiche. Nello “scenario di base”, che esclude uno stop alle forniture di energia e gas dalla Russia, Via Nazionale stima il Pil per quest’anno a + 2,6% del Pil, + 1,6% nel 2023. + 1,8% nel 2024. Stime che però non considerano gli ultimi migliori dati Istat. Nelle previsioni precedenti di gennaio, Bankitalia prevedeva una crescita 2022 al 3,8%, sul 2023 un 2,5% e sul 2024 l'1,7%. In crescita, anche rispetto alle attese di gennaio, l’inflazione: quest’anno al 6,2%; 2,7% nel 2023; 2% nel 2024. Migliorano invece le previsioni di disoccupazione: all'8,6% sulla media di quest'anno, all'8,5% il prossimo e all'8,2% del 2024.
Poi c’è lo ”scenario avverso”, che prevede un arresto delle forniture di energia da Mosca a partire dal trimestre estivo: in questo caso il Pil dell'Italia segnerebbe una crescita "pressoché nulla" nel 2022, si ridurrebbe di oltre 1 punto percentuale nel 2023 e tornerebbe a crescere nel 2024. Peggiori anche le attese anche di inflazione: intorno all'8% quest'anno, al 5,5% nel 2023, in calo solo nel 2024.
Una boccata d’ossigeno arriva dai dati Istat sulla produzione industriale, che ad aprile sale dell'1,6% rispetto a marzo, trainata da beni di consumo ed energia (+4,7%). Inoltre, nel primo trimestre 2022, l'Istat stima una forte crescita congiunturale delle esportazioni per tutte le ripartizioni territoriali: +9,3% per il Sud e Isole, +9,1% per il Centro, +9,0% per il Nord-ovest e +8,1% per il Nord-est.
In questa fase sempre più difficile e complessa il leader della Cisl Sbarra torna a sollecitare la definizione di un patto sociale. E sul salario minimo osserva: ”Fissare un compenso orario rischia di schiacciare verso il basso altre retribuzioni, perché a quel punto l’impresa potrebbe decidere di uscire dall'applicazione del contratto e di attestarsi sul rispetto rigoroso della legge con la cifra fissa sul compenso orario”. Sbarra ricorda che ”la retribuzione complessiva del lavoratore non è fatta solo di compenso orario minimo perché si aggiungono altri istituti, ferie, tredicesima, maggiorazioni, Tfr, previdenza complementare. La via in Italia è quella della contrattazione”. La Cisl apre all’ipotesi del ministro del Lavoro Orlando: prendere come riferimento i trattamenti economici complessivi dei contratti maggiormente applicati nei settori di riferimento ed estenderli a quelle aree non coperte dalla contrattazione.
Giampiero Guadagni

( 10 giugno 2022 )

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