Venerdì 7 ottobre 2022, ore 12:17

Economia 

Primi segnali di rallentamento 

Nel 2021 il Pil italiano in volume è cresciuto del 6,7%. Lo comunica l'Istat che nei conti economici nazionali ha rivisto il dato al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima di aprile.
Il rapporto tra deficit e Pil italiano è stato pari a -7,2% (era -9,5% nel 2020), invariato rispetto alla stima pubblicata ad aprile. Il miglioramento, spiega l'Istituto di statistica, è dovuto soprattutto al buon andamento delle entrate e al più contenuto aumento delle uscite. Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è pari a -3,7% del Pil dal -6,0% del 2020.
La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari nel 2021 al 43,4%, in aumento rispetto al 42,7% del 2020 per un aumento delle entrate fiscali e contributive (+9,1%) superiore rispetto a quello del Pil a prezzi correnti (+7,3%).
Naturalmente questi sono dati che non contemplano gli effetti durissimi dell’invasione russa in Ucraina.
Effetti che invece sono evidenti nella nota sul mercato del lavoro redatta congiuntamente dal Ministero del Lavoro, dalla Banca d'Italia e dall’Anpal. Tra gennaio ed agosto 2022 nel settore privato ”sono state create, al netto dei fattori stagionali, circa 300 mila posizioni lavorative alle dipendenze”. L’occupazione ha tuttavia rallentato tra luglio e agosto: i nuovi posti di lavoro (10mila a luglio, 23mila ad agosto) sono stati meno della metà di quelli registrati nel bimestre maggio-giugno. Nei mesi estivi la domanda di lavoro si è indebolita nei comparti industriali a maggiore intensità energetica e si è quasi arrestata nelle costruzioni. Le attivazioni nette nell'edilizia sono state 52mila nei primi sei mesi del 2022 e poi appena 2mila a luglio e 4mila ad agosto. "Dopo la forte espansione dei mesi primaverili - prosegue la Nota - anche commercio e turismo hanno mostrato segnali di rallentamento". Nel commercio dopo il saldo positivo di 24mila posti di lavoro nei primi sei mesi si sono persi mille posti a luglio e si è registrato un aumento di 3mila unità ad agosto. A luglio e agosto sono diminuiti i posti di lavoro a termine (-18mila a luglio, -5mila ad agosto) mentre è proseguito l'aumento di quelli a tempo indeterminato (+34mila e +33mila rispettivamente nei due mesi), sostenuti anche dal numero di trasformazioni di posizioni temporanee in permanenti. La crescita complessiva si è concentrata esclusivamente nel Centro Nord mentre si è interrotta nel Mezzogiorno, esaurita la spinta del comparto edile e del turismo.
Per il leader Cisl Sbarra occorre ”una strategia nazionale contro la tempesta perfetta che sta attaccando l’economia del Paese. Bisogna finanziare una cig scontata da riconoscere alle imprese che non licenziano, azzerare l'Iva sui beni di largo consumo limitatamente alle famiglie in difficoltà, ridurre le tasse , alzare l'Isee per sconti in bolletta per famiglie che oggi non riescono a pagare”.
E se gli ultimi dati Inps sulla cassa integrazione hanno registrato in agosto una riduzione complessiva, gli interventi in deroga, vedono un incremento significativo pari al 51%. Anche le domande di Naspi e Discoll sono in crescita solo in parte giustificata dal blocco dei licenziamenti nello stesso periodo 2021. Per il segretario confederale della Cisl Romani ”si tratta dei primi segnali di rallentamento dovuti alla situazione ucraina e alla crisi energetica”. La Cisl insiste perché nel Decreto Aiuti ter, ancora non pubblicato in GU, entri un ulteriore periodo di cig, così come avvenuto per il covid, scontata e scorporata dai limiti massimi di durata, poiché i precedenti periodi sono in esaurimento. L'intervento, sostiene Romani, ”deve riguardare tutte le aziende in difficoltà e va condizionato all'impegno di non licenziare”.
Giampiero Guadagni

( 23 settembre 2022 )

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