Lunedì 22 luglio 2024, ore 9:28

Energia 

Conto alla rovescia in Germania per l’addio definitivo al nucleare 

Dopo il rinvio dello scorso dicembre a causa della crisi energetica, sabato prossimo arriverà il momento dello stop delle ultime tre centrali nucleari ancora attive in Germania: Isar 2, Emsland e Neckarwestheim 2. Si compirà così la scelta fatta nel 2011, quando dopo la storica catastrofe di Fukushima in Giappone fu Angela Merkel a decidere di chiudere definitivamente con l'atomo. Ma a pochi giorni dalla data dell'addio, il dibattito nel Paese si riaccende ed emergono nuove polemiche. Anche se un ennesimo ripensamento tedesco è comunque molto improbabile, visto che lo stop è stato sancito per legge. Robert Habeck dei Verdi, vice-cancelliere e ministro dell'Economia e della Protezione climatica, ha detto che non ci saranno più passi indietro rispetto allo spegnimento e al successivo smantellamento delle centrali.

"La sicurezza dell'approvvigionamento energetico in Germania è stata garantita durante questo difficile inverno e continuerà ad esserlo", ha assicurato Habeck, che ha indicato il ruolo decisivo dei serbatoi di gas, dei nuovi terminal di Gnl e delle rinnovabili. Non tutti sono però d'accordo con lui: né nella società tedesca né nella stessa maggioranza di governo. Secondo un sondaggio di YouGov per Dpa, solo circa un terzo dei tedeschi sostiene la chiusura definitiva degli impianti, mentre due terzi sarebbe a favore di un prolungamento temporaneo o completo del loro uso. Un cambiamento notevole d'opinione, per un Paese in cui il fronte anti-nucleare ha avuto per anni il sostegno della maggioranza della popolazione. Il presidente della Dihk, l'associazione delle Camere di commercio e dell'industria tedesca, Peter Adrian, ha messo intanto in guardia da possibili nuove strozzature nell'approvvigionamento energetico in Germania. "Dobbiamo quindi continuare a fare tutto il possibile per espandere l'offerta di energia e non limitarla ulteriormente in nessun caso", ha detto Adrian al Rheinische Post.

Le tre centrali in questione producono solo energia elettrica e hanno contribuito ultimamente a circa il 6% del fabbisogno tedesco. L'elettricità è attualmente prodotta con una quota del 33% via carbone e del 46% da rinnovabili. L'obiettivo di portare a zero il carbone entro il 2038, con un'accelerazione dal 2030, non rende certo semplici i piani di Berlino. Emblematiche le critiche dei Liberali, alleati di governo di Spd e Verdi.

"Dovremmo discutere le possibilità di nuove e sicure tecnologie di fissione e fusione nucleare con una mente aperta", ha detto il segretario generale della Fdp, Bijan Djir-Sarai, secondo cui la Germania deve evitare una politica energetica che si muova "sul limite". Attacchi anche dall'opposizione cristiano-democratica. Jens Spahn, vice-capogruppo di Cdu-Csu, ha detto a Rtl-ntv che il 15 aprile sarà una "giornata nera per la protezione del clima", perché Habeck sarebbe un "ministro verde che preferisce mantenere in funzione le centrali a carbone piuttosto che le centrali nucleari neutrali dal punto di vista climatico".

Rodolfo Ricci

( 12 aprile 2023 )

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