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Europa dei diritti

Direttiva Ue, nuove norme a tutela dei lavoratori atipici

Si riparte con la proposta della Commissione per condizioni di lavoro “più trasparenti e prevedibili in tutta l’Ue”. La nuova direttiva si propone di integrare e aggiornare gli obblighi esistenti di informare tutti i lavoratori sulle loro condizioni di lavoro e stabilisce nuove norme minime per garantire che tutti i lavoratori, inclusi quelli che hanno contratti atipici, beneficino di maggiore prevedibilità e chiarezza in materia di condizioni di lavoro. Il provvedimento proposto da Palazzo Berlaymont sostituisce, dunque, la direttiva sulle dichiarazioni scritte, che riconosce ai lavoratori, all'inizio di un nuovo impiego, il diritto di ricevere informazioni per iscritto in merito agli elementi essenziali del rapporto di lavoro. Una direttiva, riconosce l’esecutivo Ue, che dopo oltre 25 anni non riflette più l'evoluzione delle realtà del mercato del lavoro, in particolare le nuove forme di lavoro subordinato che si sono sviluppate negli ultimi anni. La maggiore flessibilità del mercato del lavoro e la crescente diversità delle forme di lavoro subordinato, spiega la Commissione, hanno creato nuovi posti e permesso a un maggior numero di persone di essere attive professionalmente, ma hanno anche messo in luce una serie di lacune nella tutela dei lavoratori e, nel caso dei lavoratori vulnerabili, hanno talvolta contribuito a nuove forme di precarietà. L’Ue prevede che, rispetto alla normativa in vigore, la proposta interesserà e tutelerà altri 2-3 milioni di lavoratori con i contratti atipici. Il mondo del lavoro “sta cambiando rapidamente e presenta un numero sempre maggiore di occupazioni e contratti non standard”, rileva la commissaria all’occupazione, Marianne Thyssen, “ciò significa che sempre più persone rischiano di non essere più tutelate dai diritti di base, a partire dal diritto di conoscere le proprie condizioni di lavoro. Più trasparenza e prevedibilità andranno a beneficio sia dei lavoratori che delle imprese”. La Ces parla di “miglioramenti significativi” rispetto alla precedente direttiva. La proposta della Commissione, rileva la segretaria confederale Ester Lynch, “riconosce il ruolo maggiore della contrattazione collettiva e autorizza alcune modifiche per mezzo degli accordi collettivi, anche se in questo senso la formulazione della direttiva è poco chiara e contraddittoria”. La Ces proporrà, quindi, “diversi emendamenti per evitare conseguenze indesiderabili”. Laddove la direttiva sembra invece molto debole è nel contrasto al lavoro precario. Un non meglio precisato diritto a chiedere una forma di lavoro più sicuro e più prevedibile, osserva Lynch, “non significa granché per i tantissimi lavoratori vessati da contratti a zero ore”. E poi ci sono indipendenti e freelance, che restano abbandonati al loro destino, non fosse altro perché “manca la garanzia del principio ‘stesso lavoro, stesso salario’ per tutti i lavoratori atipici”.

(Articolo completo di Pierpaolo Arzilla domani su Conquiste Tabloid)

( 5 gennaio 2018 )

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