Martedì 25 gennaio 2022, ore 17:49

Quotidiano di informazione socio‑economica

Bruxelles 

La Ue crescerà anche nel 2022 

La ripresa dell'economia nell'area dell'euro, dopo l'attuale rallentamento, nel corso di quest'anno dovrebbe tornare a segnare un vigoroso recupero. E a trainare sarebbe "una vigorosa domanda interna" grazie al miglioramento del mercato del lavoro che dovrebbe sostenere redditi e consumi delle famiglie e dunque la domanda. Questo lo scenario disegnato dalla Bce nel Bollettino economico, pur rappresentando i rischi posti dall'andamento della pandemia, dalle strozzature al commercio internazionale e dai prezzi delle materie prime, con un'inflazione che rimarrà oltre il 2% per la maggior parte del 2022 ma dovrebbe ridursi nel corso dell'anno.
"Se le pressioni sui prezzi si traducessero in aumenti salariali maggiori di quanto anticipato o se l'economia tornasse più rapidamente alla piena capacità produttiva, l'inflazione potrebbe collocarsi su livelli più alti", si legge nel Bollettino economico, che prevede nello scenario base un'inflazione sopra l'obiettivo del 2% per gran parte del 2022, ma in progressivo calo. Francoforte nota anche che i mercati scontano un aumento dell'inflazione nell'area dell'euro, nel breve periodo, più marcato e persistente di quanto previsto in precedenza e che i contratti di opzioni "segnalano un crescente rischio che l'inflazione media superi livelli ben al di sopra del 2 per cento nei prossimi cinque anni, mentre il rischio che l'inflazione vada oltre il 3% rimane basso". In ogni caso la Bce condurrà gli acquisti di titoli di Stato tramite il programma per l'emergenza pandemica a un ritmo più basso da qui a marzo, quando il 'Pepp' sarà terminato. Tuttavia i reinvestimenti dei bond che giungono a scadenza saranno estesi "almeno sino alla fine del 2024" e in caso di ulteriore frammentazione del mercato connessa alla pandemia, i reinvestimenti del 'Pepp' potranno essere adeguati in maniera flessibile nel corso del tempo, fra le varie classi di attività e i vari paesi in qualsiasi momento. Il bollettino economico fa notare che nelle settimane di fine 2021 gli spread sul Bund tedesco sono rimasti relativamente stabili in Portogallo e Spagna, ma in Italia sono aumentati di circa 15 punti base nel periodo in esame.
"Una cosa è chiara: se la stabilità dei prezzi lo richiede, la Bce deve agire e adeguare il suo corso di politica monetaria", ha fatto sapere il neopresidente della Bundesbank tedesca, Joachim Nagel, alla cerimonia del passaggio delle consegne con il predecessore Jens Weidmann. Nagel ha affermato di essere preoccupato dai tassi d'inflazione e di "vedere il pericolo che questi restino alti più a lungo di quanto ci si aspetta attualmente". "In tutti i casi la politica monetaria deve restare vigile", ha aggiunto. Per Philip Lane, capo economista della Bce, nell'Eurozona però è altamente improbabile che i criteri per alzare i tassi si verificheranno quest'anno, perché l'inflazione tornerà sotto l'obiettivo del 2% nel 2023 e nel 2024, diversamente da Usa e Regno Unito. La Bce è pronta ad intervenire contro l'allargamento degli spread: "La politica monetaria non può essere meccanica quando vale per 19 Paesi. È importante ribadire la nostra flessibilità, quando appropriato". Il 5% di inflazione in dicembre "è un livello insolitamente alto, dominato dall'energia che è salita del 26% l'anno scorso", ha sottolineato Lane. Tuttavia "non vediamo comportamenti tali che possano farci pensare che l'inflazione rimarrà sopra il nostro obiettivo nel medio termine".
Rodolfo Ricci

( 13 gennaio 2022 )

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