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Nafta, il rischio di una nuova intesa a danno dei lavoratori

di Ester Crea

Stati Uniti, Messico e Canada sono prossimi ad una nuova intesa commerciale. Una rielaborazione del vecchio Nafta, così come il presidente Trump aveva promesso in campagna elettorale e come i sindacati americani avevano chiesto a gran voce. Il risultato, però, potrebbe non essere quello auspicato. Ministri e gruppi di negoziatori si incontrano da settimane per cercare di restringere le loro divergenze. "Abbiamo fatto molti progressi, ma su questioni complesse, beh, sembra che ci sia la volontà di essere flessibili", ha spiegato alla vigilia di un nuovo giro di colloqui a livello ministeriale, previsti da domani a Washington, il ministro all’economia del Messico, Ildefonso Guajardo Villarreal.

Secondo Bloomberg, che cita fonti interne alla vicenda, un accordo preliminare potrebbe essere già annunciato al summit che si terrà in Perù la prossima settimana (13 aprile), in vista del quale i ministri interessati stanno lavorando ai dettagli.

"I ministri devono lavorare insieme per sistemare le cose", ha confermato Guajardo, che tiene le fila con i suoi omologhi, il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland e il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Robert Lighthizer da quando un ultimo round formale di negoziati si è concluso in Messico all'inizio di marzo.

Sul tavolo la richiesta degli Usa (sotto la minaccia di Trump di uscire dall’accordo) di avere assicurata una certa quantità di produzione automatica nelle aree ad alto salario.

I dettagli del piano hanno iniziato ad emergere dopo che fonti del settore hanno riferito che i funzionari di Washington avevano rinunciato alla richiesta di avere almeno il 50% della produzione automobilistica negli Stati Uniti, un punto di discussione altamente controverso nei negoziati del Nafta.

Una tale modifica potrebbe mettere il Messico in svantaggio a causa dei suoi salari più bassi, e Guajardo ha detto che il suo impatto potenziale dovrebbe essere valutato.

Nei giorni scorsi una delegazione di sindacalisti messicani e canadesi era stata ricevuta dai membri del Parlamento canadese a Ottawa, per rappresentare le preoccupazioni del mondo del lavoro rispetto alle ricadute del nuovo possibile accordo. "Il vecchio modello Nafta è stato costruito sullo sfruttamento, dal momento che i posti di lavoro di fabbricazione canadese sono migrati in Messico, dove le multinazionali sono autorizzate a pagare salari da fame ai lavoratori", ha affermato il presidente del sindacato canadese, Jerry Dias. "Se un nuovo Nafta non si occupa dei bassi salari e dei diritti del lavoro in Messico, i lavoratori sia canadesi che messicani continueranno a pagare il prezzo", ha aggiunto.

Per Monica Jiménez Acosta, rappresentante del sindacato messicano degli elettrici, "tra i tre paesi che hanno siglato il trattato commerciale, il Messico è quello che ha pagato il prezzo più alto. La nostra moneta e il nostro potere di acquisto sono diminuiti, la nostra qualità della vita è diminuita e ci sono stati tolti diritti che avevamo impiegato anni per raggiungere". Durante la discussione i delegati messicani hanno spiegato come il Nafta abbia portato a bassi salari i lavori precari, favorito il lavoro minorile, ridotto il potere d'acquisto e indebolito i sindacati.

"Chiediamo il vostro aiuto perché la voce del Messico viene ascoltata solo quando vengono sollevate le voci internazionali", è stato l’accorato appello di Maria del Carmen llamas Montes, del sindacato messicano dei telefonici.

Oltre al settore dell’automotive, i negoziatori messicani mirano a migliorare le condizioni per i settori agricolo, tessile, aerospaziale e dei dispositivi medici. Ma il rischio è che la nuova intesa possa rivelarsi persino peggiorativa rispetto all’originale.

( 3 aprile 2018 )

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