Lunedì 6 dicembre 2021, ore 16:17

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Europa 

Viaggio di Macron a Roma con la grana Tim-Vivendi 

Ironia della sorte, imprevedibile come sempre. Infatti sarà a Roma domani, proprio mentre si riunirà un Cda straordinario di Tim che promette di essere cruciale: Emmanuel Macron, che aveva pianificato il suo viaggio romano come una celebrazione di amicizia con l'Italia da sancire con la firma del Trattato del Quirinale, si ritrova alle prese con la grana dell'Opa americana e lo scetticismo di Vivendi. La missione del capo dell'Eliseo si è così complicata al di là di ogni immaginazione, con un dossier che si presenta ostico su diversi fronti. C'è in prima battuta l'aspetto puramente finanziario, con Macron portato naturalmente a difendere l'interesse di un'azienda francese di primo piano in una diatriba che la mette all'angolo.

Paradossalmente, sarebbe proprio il Trattato del Quirinale in procinto di essere firmato a dover rendere tutto più scorrevole e automatico nei rapporti economici fra i due versanti delle Alpi. Troppe volte, negli ultimi tempi, i rapporti fra Roma e Parigi sono stati sottoposti a forte tensione per incomprensioni e diffidenze, dal caso Fincantieri-Stx, un rapporto in piena costruzione proprio nel settembre 2017 quando a Lione nasceva l'idea del Trattato del Quirinale, alla vicenda Mediaset-Vivendi: "Italia e Francia - spiega una fonte che ha seguito i negoziati sul trattato - sono convinte di conoscersi e invece si conoscono poco.

Il Trattato sarà utile perché evita i malintesi anche sui dossier di primo piano. Oggi tra Francia e Italia non c'è questo meccanismo, si interviene a valle in maniera pubblica, mediatica, anche sotto la spinta di interventi strumentali. Il Trattato prevede invece incontri regolari, aiuta a risolvere i problemi a monte anziché aspettare che esplodano a valle. Alla luce di quanto avvenuto negli ultimi anni, si rivelerà molto utile". Ma c'è un altro aspetto che complica l'azione di Macron: se l'azionista più influente di Tim, Vivendi, non ha un buon feeling con il management dell'azienda italiana - come ricorda la stampa francese - ancora peggiore è quello fra il presidente in carica e il patron del gruppo di casa, Vincent Bolloré. Fra cinque mesi ci sono le presidenziali, fra Macron e la riconferma rischia di esserci un personaggio di nome Eric Zemmour, dell'estrema destra nazionalista, intollerante, anti migranti, islamofoba, complottista. E Zemmour è talmente vicino a Bolloré che, come ha rivelato Le Monde la settimana scorsa, nei corridoi dell'Eliseo l'avversario di Macron viene indicato semplicemente con la sigla Ezb, Eric-Zemmour-Bolloré.

Secondo il quotidiano, Bolloré e Zemmour pranzano insieme una volta al mese e si consultano per telefono ogni giorno. Il miliardario ha messo la sua tv, CNews, a disposizione dell'aspirante candidato, il quale ha ricambiato il favore moltiplicando l'audience per 3. I rapporti fra i due si sarebbero guastati dopo il rinvio a giudizio di Bolloré in una vicenda di corruzione in Togo, in cui - sempre stando a Le Monde - Zemmour sospetta ci sia stato lo zampino di Macron. L'Eliseo avrebbe anche spinto il potente patron di Lvmh, Bernard Arnault, a entrare nella battaglia per il controllo del gruppo Lagardère, nel mirino di Bolloré. Vivendi mette i punti sulle 'i' e chiarisce che non solo l'offerta di Kkr non valorizza adeguatamente Tim ma che non venderà la sua quota, anche se la storia della media company transalpina, grande 'trader' di asset, suggerisce cautela nel chiudere a doppia mandata gli spiragli per scelte opportunistiche, come nello stile del suo azionista forte Vincent Bolloré. La precisazione ha frenato la corsa di Tim in Borsa; segno che la strada per trasformare la manifestazione di interesse "non vincolante e indicativa" del fondo Usa in una vera a propria opa sconta, nella lettura del mercato, più di un'insidia, sia politica che azionaria.

Rodolfo Ricci

( 24 novembre 2021 )

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