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Non solo Alitalia: la crisi investe tutto il settore del trasporto aereo

La soluzione per Alitalia non potrà assolutamente essere lo "spezzatino" in più aree operative con la conseguente svendita dei singoli pezzi, come qualcuno ipotizza. Lo mettono bene in chiaro Annamaria Furlan, leader Cisl e Salvatore Pellecchia, segretario generale Fit Cisl. Questa sarebbe una strada assolutamente sbagliata - affermano - inaccettabile ed insostenibile. Una sciagura per la compagnia aerea e per il paese. "Alitalia è un patrimonio nazionale affermano in una nota congiunta. Per questo va trovata una soluzione che rilanci l’azienda, salvaguardando la sua unitarietà attraverso un vero piano industriale ed una politica di investimenti. Non ci stancheremo di ripetere che Alitalia, con i suoi 11mila dipendenti più l’indotto, è il pezzo più pregiato dell’industria del trasporto aereo italiano. Un paese come il nostro, che è una potenza economica e che punta molto sul turismo, deve avere una compagnia di bandiera".

Dal 2013 al 2017 il mercato italiano del trasporto aereo è cresciuto significativamente (30% in 4 anni), mentre nel 2018 i passeggeri sono stati oltre 184 milioni pari a +5,8% rispetto al 2017. Il mercato del trasporto aereo quindi non è in crisi mentre Alitalia è in crisi grave, per ragioni aziendali, di sistema ma non di mercato. "Adesso che non c’è più l’alibi dell’eccessivo costo del personale - riprendono Furlan e Pellecchia - che è addirittura inferiore a quello delle compagnie concorrenti, si vorrebbe optare per uno smembramento che la ridurrebbe, nella migliore delle ipotesi, a una compagnia regionale. Il Paese deve credere nel proprio trasporto aereo e nella propria compagnia di bandiera. Le sciagurate scelte politiche e imprenditoriali degli anni passati hanno causato minore ricchezza nazionale e minori posti di lavoro (stimabili in almeno 30/40mila occupati compreso l’indotto).Gli errori del passato non vanno ripetuti. Il Governo faccia chiarezza e dica da che parte sta".

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( 28 novembre 2019 )

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