Lunedì 8 marzo 2021, ore 13:52

Quotidiano di informazione socio‑economica

Governo 

Draghi: unità, un dovere 

La coesione sociale e quella politica. Il rigore contro le nuove varianti del Covid e la necessità di accelerare sul piano vaccini. Il Recovery plan con la sua forte impronta ambientalista e le grandi riforme da mettere in campo.
Un discorso più lungo previsto (51 minuti scanditi da 21 applausi), quello con cui Mario Draghi ha chiesto la fiducia del Senato al suo esecutivo, ”governo del Paese, senza altro aggettivo che lo definisca”, ha voluto precisare il presidente del Consiglio. Che ha chiuso con un forte appello all’unità ”non un’opzione ma un dovere”. E che aveva aperto con l’assicurazione che questo governo non nasce dal fallimento della politica, perché ”nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità, semmai ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese”. Sottolinea il premier: ”Oggi noi abbiamo, come accadde ai governi dell’immediato dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una Nuova Ricostruzione attraverso la fiducia reciproca”.
Nel mezzo il dettaglio del programma e le sue priorità: lotta al virus, lavoro, ripresa economica, scuola, innovazione, fisco.
Sul punto di partenza nessun dubbio. ”Il principale dovere cui siamo chiamati, tutti, io per primo, è quello di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini”. Il virus ”è nemico di tutti” e ”la prima sfida è quella del vaccino per poter ottenerne le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private”.
La pandemia è strettamente connessa alla crisi economica. In Italia il ritorno a livelli di attività economica pre-pandemia ”non accadrà prima della fine del 2022”; mentre con la scadenza del blocco dei licenziamenti l’impatto sull’occupazione è ”destinato ad aggravarsi”. Draghi dà le prime indicazioni di merito: ”Il governo dovrà proteggere tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente”.
In merito all’emergenza povertà, il premier ha citato i dati della Caritas: dal 2019 al 2020 l’incidenza dei nuovi poveri passa dal 31% al 45%. E una persona su due che oggi si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta.
Al di là della crisi contingente, all’Italia servono riforme economiche, come quella del fisco, ”studiando una revisione profonda dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività”.
Per quanto riguarda la scuola ”non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale” ma anche ”recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno”.
Draghi si è anche soffermato sul tema dell’ambiente, citando Papa Francesco quando dice che ”le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento”. Dunque, per il premier, occorre ”proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale”.
Il premier ha poi ribadito la natura europeista e atlantista dell’esecutivo. ”. E con evidente riferimento a Salvini ha sottolineato: il sostegno sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro”.
Sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, il nuovo governo partirà dal progetto messo a punto da quello precedente, visti i tempi stretti. Ma non rinuncerà a modifiche, a rafforzare l’impianto anche alla luce degli indirizzi del Parlamento. Parte integrante sarà una serie di riforme che riguarderanno anche la giustizia e la Pa.
Sostanzialmente positivi i commenti delle forze politiche della larga maggioranza (anche se ognuna di essere sottolinea del discorso gli aspetti più vicini).
Dalle parti sociali la leader della Cisl Furlan parla di ”discorso sobrio, con un programma ampio e con priorità condivisibili. Importante che Draghi abbia ricordato tra le priorità l’emergenza del lavoro e delle diseguaglianze sociali. Ci aspettiamo che sulle scelte concrete ci sia ora il coinvolgimento delle parti sociali”.
Giampiero Guadagni

( 17 febbraio 2021 )

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