Martedì 25 gennaio 2022, ore 18:41

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Politica 

Non c’è crescita senza coesione sociale 

Tre grandi risultati: l’Italia è uno dei Paesi al mondo con più vaccinati, ha consegnato in tempo il Pnrr e ha raggiunto i 51 obiettivi previsti dal Piano. Nella conferenza stampa di fine anno il premier Draghi sottolinea e naturalmente valorizza i risultati del suo Governo. E spiega: ”Abbiamo fatto un lavoro perché l’operato dell’Esecutivo continui, indipendentemente da chi ci sarà. Le persone sono sempre importanti, ma l’importante è che ci sia una maggioranza se possibile anche più ampia di questa”. E per sostenere la crescita, barometro di credibilità di un Paese, ”è essenziale che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale”.
Ma, aggiunge Draghi, ”non c’è crescita senza coesione sociale”. E a tale proposito Draghi assicura: ”Non c’è mai stato un periodo burrascoso coi sindacati. C’è stato il fatto che il grande coinvolgimento politico dell’ultimo periodo con la manovra ha visto i sindacati informati all'inizio, informati alla fine, e forse bisognava anche informarli durante e questo non è stato fatto”.
Un passaggio, quello sulla coesione, che la Cisl apprezza molto. E per questo, osserva il segretario generale Sbarra, ”nei prossimi mesi bisogna lavorare insieme ad un moderno Patto che impegni il Governo e le parti sociali su obiettivi strategici condivisi, da raggiungere attraverso l’assunzione di responsabilità precise e reciproche”. Aggiunge Sbarra: ”Solo con il confronto strutturale ed una nuova politica di concertazione riusciremo a far crescere tutte le aree del Paese, Bisogna mettere al centro il lavoro, gli investimenti, una nuova politica industriale sostenibile, la riduzione delle diseguaglianze, il rilancio dei salari e delle pensioni”.
Proprio sulle pensioni Draghi ha ricordato: ”Avevo manifestato l’intenzione di un tavolo con i sindacati un paio di mesi fa. I provvedimenti sulle pensioni presi nella legge di bilancio sono provvedimenti di tipo transitorio per affrontare i prossimi anni. Che servisse una riforma più ampia a me pareva normale, i sindacati hanno accolto questa proposta e perciò il tavolo è cominciato ora”. Oltre alla certezza e alla stabilità della politica ”c’è anche quella per cui bisogna dare la certezza ai pensionati che il sistema non cambi ogni tre anni. Il vincolo è di non rimettere in discussione il sistema contributivo”.
Alle critiche sulla manovra il presidente del Consiglio risponde: ”Indubbiamente c’è stato molto affanno nella fase terminale della discussione, dovuto alle scadenze imposte dal Pnrr; ma l’affanno c’è stato tantissime volte”. Nel merito, ”la manovra guarda alla crescita senza lasciare indietro nessuno. Non c’è progresso se si lasciano indietro i poveri: potrà essere una crescita economica ma non civile”. Osserva il premier: ”La povertà è aumentata moltissimo durante la pandemia, oggi è iniziata a diminuire un po’. Il Governo ha preso molti provvedimenti per potenziare il reddito di emergenza, lo stesso rifinanziamento del reddito di cittadinanza è stata una risposta. Così come, ”anche per combattere il crollo della natalità, uno degli eventi più tristi, molto ha fatto per permettere ai giovani di acquistare casa, sul piano dei mutui, delle esenzioni fiscali, anche sul piano dei contributi alle varie pratiche assicurative”.
Capitolo Fisco. ”I principali beneficiari della riforma di Irpef e Irap sono i lavoratori e i pensionati a reddito medio-bassi; i benefici si concentrano su lavoratori con 15 mila euro di reddito. Se consideriamo gli effetti dell’assegno unico per i figli a beneficiarne saranno le famiglie con basso reddito”.
Ma la prima domanda dei giornalisti ha riguardato inevitabilmente il Quirinale. Draghi intanto osserva che ”serve una maggioranza anche più ampia di quella che attualmente sostiene il Governo”. Nessuna autocandidatura, almeno in forma esplicita: ”I miei destini personali non contano assolutamente niente, non ho particolari aspirazioni. Sono un uomo, se volete un nonno, a servizio delle istituzioni. Secondo la Costituzione è il Parlamento che decide la vita del Governo. E anche sul presidente della Repubblica la decisione è interamente nelle forze politiche”. Per il profilo del Capo dello Stato il modello è quello di Sergio Mattarella: ”Ha svolto splendidamente il suo ruolo, con dolcezza e fermezza. Ha scelto con lucidità e saggezza. E’ l'esempio e il modello”.
Giampiero Guadagni

( 22 dicembre 2021 )

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