Venerdì 7 ottobre 2022, ore 10:48

Bruxelles 

Ces: direttiva ok, ma non tutto è risolto 

Un passo avanti, ma occhio alle trappole. A Boulevard Roi Albert II ancora non se la sentono di stappare una bottiglia. La Confederazione europea dei sindacati guarda all’accordo provvisorio tra Commissione, Consiglio e Parlamento sul salario minimo con soddisfazione, ma ammette che degli ostacoli da superare ancora ci sono: Almeno due: la riunione dei ministri del Lavoro e la plenaria di Strasburgo. C’è ancora spazio per compromessi al ribasso o addirittura per annacquare tutto. Il sindacato europeo, tuttavia, non ignora il fatto che l’accordo di martedì potrebbe cambiare le regole del gioco per milioni di lavoratori alle prese con il caro vita, e ribadisce la necessità di un salario equo che garantisca un tenore di vita dignitoso e una rappresentanza sindacale forte in ogni Stato membro. “Se adottata e adeguatamente attuata - dice Esther Lynch - questa direttiva non solo renderà più equi i salari minimi legali nei Paesi che li utilizzano, ma proteggerà e promuoverà anche la contrattazione collettiva come la migliore soluzione per una retribuzione equa in tutta Europa”. Una svolta, sostiene la vice segretaria generale della Ces, che rilancerebbe le quotazioni dell'Europa sociale dopo un decennio di austerità, “assicurando che la nostra economia sia basata su salari e diritti elevati piuttosto che su povertà e precarietà”. Gli fa eco il ministro francese degli affari europei, Clement Beaune: “Il testo della direttiva dimostra che l’Europa sociale non è uno slogan, ma una realtà: aumento dei salari, valorizzazione del dialogo sociale e lotta contro il dumping”, commenta su Twitter. Ma a sinistra sono un po’ meno euforici. Gli eurodeputati di lfi, il partito di Melenchon, liquidano con un sarcastico “questo salario minimo si accontenta di un servizio minimo” il fatto che in realtà la proposta di direttiva non obbliga i 27 a rispettare un salario minimo europeo uniforme, né a seguire delle regole precise che permettano di fissare, per ogni Paese, una remunerazione minima vincolante. I sindacati spagnoli guardano, invece, il bicchiere mezzo pieno. Per l’Ugt si tratta addirittura di una “giornata storica”, che potrà servire a sbloccare altre iniziative significative come il reddito minimo europeo. Senza unione sociale, avverte la responsabile delle politiche europee, Carmen Barrera, “aumentano le disuguaglianze, e senza unità fiscale si perpetuano l'elusione e la concorrenza sleale, i redditi non crescono e i servizi essenziali vengono meno. La direttiva sul salario minimo, dice, riafferma la centralità di un modello sociale europea che si stava lacerando lentamente. La Sgi Europe, i servizi di interesse generale, accoglie con favore il provvedimento, perché include, spiega la segretaria generale Valeria Ronzitti, “una delle nostre richieste cruciali: fare in modo che gli Stati membri in cui il salario minimo è definito esclusivamente dai contratti collettivi non siano obbligati a introdurre un regime nazionale né ad applicare gli accordi universalmente”. E’ positivo che la proposta “renda ora il coinvolgimento delle parti sociali una caratteristica fondamentale dei quadri nazionali dei salari minimi” e che riconosca “che gli Stati membri dovrebbero promuovere il rafforzamento della capacità delle parti sociali di impegnarsi nella contrattazione collettiva”.
Pierpaolo Arzilla

( 8 giugno 2022 )

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