Martedì 7 luglio 2020, ore 17:15

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La protesta

Elettrici oggi in piazza. Allarme lavoro per oltre 10mila addetti

di Cecilia Augella

Oggi scendono in piazza a Roma, davanti Montecitorio, i lavoratori elettrici in occasione della manifestazione nazionale indetta dai sindacati di categoria Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uiltec-Uil. La protesta è stata organizzata per sollecitare il Governo ad intervenire contro la perdita di moltissimi posti di lavoro nel settore, in particolare nel comparto della generazione termoelettrica, che la crisi rischia di travolgere completamente.

Saranno più di 500 i lavoratori delle centrali italiane provenienti da tutta Italia che chiederanno a gran voce un piano per gestire “l'allarme lavoro” di oltre 10mila addetti.

“Un effetto dirompente - denunciano i segretari generali di Filctem, Flaei, Uiltec Emilio Miceli, Carlo De Masi, Paolo Pirani in una lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ai ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico, ai presidenti delle commissioni Attività Produttive e Industria di Camera e Senato - dovuto senz'altro alla crisi che non accenna a diminuire, al calo dei consumi, oltre che alla mancata pianificazione energetica che ha provocato, fino ad oggi, la perdita di migliaia di posti di lavoro e che, se non adeguatamente affrontata, continuerà a creare disoccupazione diretta e nell’indotto”.

I dati - secondo i sindacati - parlano chiaro. Il settore termoelettrico è in caduta libera. Sono stati avviati dalle società elettriche importanti piani di riduzione del personale utilizzando gli strumenti della mobilità dei contratti di solidarietà e dei prepensionamenti (Enel ha prepensionato 800 lavoratori). L'Enel ha già chiuso 2,4 GW, mentre altri 11 GW che equivalgono a 23 centrali sono potenzialmente da dismettere, con 1250 eccedenze tra il personale, di cui 450 sono stati prepensionati e altri 800 dovranno essere ricollocati. Mentre resta la preoccupazione per il futuro di 450 lavoratori delle 7 centrali (4,5Gw) cedute da E.On alla società EPH (Cechia) e per altri impianti termoelettrici di altre società nazionali, come Tirreno Power investita da una grave crisi aziendale che vede il suo punto focale nella Centrale di Vado Ligure. A ciò si deve aggiungere la risoluzione anticipata del CIP6 con la crisi degli impianti industriali per i quali veniva prodotta l'energia. Anche Edison ha chiuso sette centrali e altre due sono in via di chiusura, con 200 lavoratori complessivi in esubero, di cui 130 già ricollocati altrove e gli altri ancora a rischio. Nel complesso in campo nazionale, vi sono 55 centrali termoelettriche delle diverse imprese del settore che sono chiuse o si avviano alla chiusura con circa 2.900 lavoratori coinvolti direttamente dalla crisi, ai quali occorre aggiungere altrettanti addetti dell'indotto. Solo per una parte di questi sono state avviate le procedure di ricollocamento o di sostegno economico.

L'incalzare della crisi richiede, secondo i sindacati: un piano di emergenza per il settore con una cabina di regia e la riapertura del Tavolo Permanente tra Governo e parti sociali per rilanciare il mercato elettrico italiano e assicurare la stabilità ad un assett strategico per il paese”. Mentre la gestione della fase più acuta della transizione energetica, “richiede di mantenere in esercizio gli impianti flessibili ritenuti strategici, la messa fuori servizio degli impianti non efficienti e la messa in stato di conservazione degli impianti che si ritengono rilevanti per la sicurezza del sistema e per supportare la ripresa dei consumi. Le proposte del sindacato si basano, quindi, sulla riduzione del costo del mix di generazione, in particolare per l'industria in difficoltà. Ma “sono necessarie soluzioni che utilizzino le produzioni nazionali a basso costo, evitando il ricorso incontrollato alle forniture dall'estero. Le produzioni nazionali devono essere competitive se si intende aumentare l'interconnessione con il mercato europeo (altrimenti i rischi di marginalizzazione aumenteranno). Occorre mantenere la quota di produzione a carbone, prevista dalla SEN anche per avere un effetto sui costi”.

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AUDIO. Ascolta la dichiarazione di Carlo De Masi, segretario generale Flaei Cisl

( 19 giugno 2015 )

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