Martedì 15 settembre 2026, ore 6:34

Report Istat 

Ad aprile produzione industriale +0,5% sul mese, +1,3% sull'anno 

Non era un dato scontato. Infatti ad aprile si stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,5% rispetto a marzo. Su base annua, al netto degli effetti di calendario, l'indice generale aumenta dell'1,3% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di aprile 2025).Lo indica l'Istat, sottolineando che si registra, per il terzo mese consecutivo, un aumento congiunturale. A trainare è la dinamica positiva dei beni intermedi e di quelli strumentali, mentre variazioni negative si osservano per l'energia (-2,7% annuo) e i beni di consumo (-4,1% annuo). Ad aprile i settori di attività economica che registrano gli incrementi annui più elevati sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+17,8%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+7,9%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature non classificate altrove (+6,1%).

Le flessioni più ampie, invece, si rilevano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,9%), nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchinari ed apparecchiature (-6,7%) e nell'industria del legno, carta e stampa (-4,4%).

Ma oggi è stata anche la giornata di presentazione del Rapporto Upb (Ufficio parlamentare di bilancio) 2026. "Il mantenimento di una linea di prudenza nella politica di bilancio degli ultimi anni ha rafforzato la capacità di fronteggiare le turbolenze esterne", ha esordito la presidente dell'Upb, Lilia Cavallari, definendo "essenziale" mantenere un percorso credibile di riduzione del debito pubblico. Uno shock sui prezzi energetici prolungato fino alla primavera del 2027 determinerebbe infatti una minore crescita reale e un peggioramento dell'avanzo primario che porterebbero il debito fino al 140% del Pil nel 2026, prevede l'Upb nel Rapporto sulla politica di bilancio.

In più "un ulteriore fattore di rischio riguarda la realizzazione dei proventi da privatizzazioni incorporati nel Dfp, pari complessivamente allo 0,8% del Pil nel triennio 2026-28". L'Ufficio parlamentare prevede per il 2026 una crescita del Pil dello 0,5% e per il 2027 dello 0,6%, una stima "appena più moderata di quella prefigurata dal Mef" nel Documento di finanza pubblica (pari a +0,6% sia quest'anno che il prossimo). L'economia italiana resta però esposta a rischi prevalentemente al ribasso, legati soprattutto a fattori geopolitici e internazionali, si sottolinea ancora. In base alle stime, la guerra in Medio Oriente sottrarrebbe tra 3 e 4 decimi di punto percentuale alla crescita del Pil rispettivamente quest'anno e il prossimo. Nello stesso periodo l'incremento dell'inflazione, misurata dal deflatore dei consumi, sarebbe di 1,4 e 1,1 punti percentuali. Il mercato del lavoro italiano ha continuato a espandersi, "con salari reali molto bassi".

Nel 2025 gli occupati sono aumentati di circa 180.000 unità, soprattutto tra le donne e tra i lavoratori oltre i 50 anni; il tasso di disoccupazione è quindi sceso al 6,1%. Il tasso di inattività, in lieve diminuzione, è rimasto superiore ai livelli osservati nei principali partner europei. Le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1%, favorendo un recupero del potere d'acquisto; in termini reali, tuttavia, i salari rimangono inferiori di oltre l'8% rispetto ai valori medi del 2020. Infine il fisco. Nonostante i progressi sull'attività di recupero dell'evasione (in aumento di 2,8 miliardi nel 2025 secondo quanto indicato nel Documento di finanza pubblica) e il calo della propensione all'evasione nell'ultimo decennio, "l'Italia ha tuttora un tasso di fedeltà fiscale tra i più bassi nella Ue. Permangono livelli elevati di evasione dell'Irpef da lavoro autonomo, inefficienze nella riscossione, specialmente per le Amministrazioni locali, e ampi margini di miglioramento nell'analisi del rischio di evasione".
Rodolfo Ricci

( 10 giugno 2026 )

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