Di fronte all'ennesima tragedia sul lavoro all'ex Ilva di Taranto, commenta la segretaria generale della Cisl Fumarola, ”il cordoglio e la vicinanza alla famiglia dell'operaio deceduto si uniscono ad una preoccupazione estrema: non è accettabile continuare a contare vittime nei luoghi di lavoro. È evidente che in troppi casi continuano a mancare adeguata manutenzione, controlli rigorosi e investimenti sulla sicurezza. La tutela della vita deve essere una priorità assoluta, senza deroghe e senza rinvii”.
Fim, Fiom e Uilm hanno immediatamente proclamato 24 ore di sciopero di tutti i dipendenti diretti e in appalto e hanno occupato la direzione aziendale. Per i sindacati di categoria ”la perdita di vite umane sul fronte occupazionale rappresenta una ferita aperta nel nostro Paese e richiede un intervento immediato e deciso. Abbiamo denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni. Riteniamo inaccettabile che si continui a pagare con la vita le conseguenze di una gestione inefficace che non garantisce né la sicurezza né tantomeno previene le situazioni di rischio. Per questo chiediamo il superamento della fase commissariale con la definizione di un assetto proprietario in cui lo Stato detiene la maggioranza e la gestione”. La convocazione a Palazzo Chigi per giovedì mattina ”deve servire a tutelare la vita e la salute dei lavoratori prima di tutto e a risolvere la vertenza. Chiediamo alle istituzioni di intervenire con fermezza e responsabilità, la tutela della vita delle dei lavoratori resta il nostro impegno fondamentale”.
Il tavolo si riunisce dopo che il Tribunale di Milano ha imposto all'acciaieria di Taranto di adeguare le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale, altrimenti dovrà sospendere dal prossimo 24 agosto la produzione dell'area a caldo. Fim, Fiom e Uilm avevano annunciato nei giorni scorsi che, in assenza di convocazione, si sarebbero autoconvocati a Palazzo Chigi il 9 marzo ”per conoscere il lo stato della discussione sul futuro della più grande azienda siderurgica del Paese e sul destino di 20 mila persone”.
Per l'ex Ilva di Taranto "cambia tutto", aveva detto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, dopo la decisione del Tribunale di Milano che ha ordinato la sospensione dell'area a caldo dello stabilimento dal 24 agosto, alla luce dei rischi per la salute. Potrebbe saltare anche il prestito ponte di 149 milioni di euro che avrebbe consentito agli impianti di lavorare fino ad aprile. I commissari stanno valutando se ci siano le condizioni per andare avanti. La decisione dei giudici, infatti, può essere impugnata ma comunque andrà aggiornata l’Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, inserendo tempi certi e ragionevolmente brevi per gli interventi ambientali. Il provvedimento ”riscrive le regole del gioco”, ha spiegato Urso: rende di fatto più costoso produrre acciaio a Taranto. Toccherà ora capire che impatto avrà sulla trattativa per la cessione al gruppo Flacks e sulla continuità produttiva e occupazionale. Se la trattativa si prolungasse molto o fallisse, verrebbe meno una condizione essenziale sulla base della quale la Commissione europea ha dato il via libera al prestito ponte: la responsabilità solidale dell'acquirente. Al momento il fondo americano, unico candidato a rilevare l'acciaieria, è stato informato della pronuncia dei giudici, che dovrà ora analizzare con tecnici e legali. Il timore è che la vendita prevista dal Governo entro aprile possa sfumare o richiedere tempi lunghi.
Giampiero Guadagni
