Giovedì 15 gennaio 2026, ore 17:08

Francoforte 

Bce: il commercio mondiale resta debole ma il peggio è passato 

Il commercio globale rimane debole, seppur in miglioramento. E’ questa la nuova analisi sui flussi degli scambi tra Paesi realizzata dalla Banca centrale europea, formulata sulla base dei dati satellitari di posizionamento e spostamento delle navi, carico merci in tempo reale, fornendo così informazioni dettagliate sui flussi commerciali per paese e per merce. La Bce e la sua presidente, Christine Lagarde, non hanno mai mancato di avvertire sui rischi orientati al ribasso per la crescita e l’inflazione, e una domanda mondiale debole può portare a ricadute negative in termini economici. Il peggio, comunque, dovrebbe essere passato.

E’ convinzione dei tecnici dell’Eurotower che il commercio globale abbia toccato il fondo nel secondo trimestre del 2025, in linea con il forte calo delle importazioni statunitensi (-8% su base trimestrale), e che sia poi migliorato nel terzo trimestre. Questa ripresa risulterebbe in linea con le recenti pubblicazioni dei conti nazionali di Cina e Corea del Sud, che mostrano "una solida performance delle esportazioni, rafforzata nel caso della Corea del Sud dall’aumento delle spedizioni legate all’intelligenza artificiale che ha parzialmente compensato l’impatto dei dazi". Mentre l’indicatore aggiornato indica una crescita del commercio. Quello che emerge dai dati collezionati è comunque poco rassicurante: un commercio mondiale in sofferenza e prodotti tecnologici innovativi utili alla competitività che non sono 'made in EU', e che invece l’Ue acquista dai principali concorrenti.

Da questo punto di vista un campanello d’allarme per l’Unione europea, i suoi Stati membri, e l’agenda di competitività a dodici stelle. E a completare il quadro, per la seconda volta nel giro di pochi mesi il vicepresidente della Banca centrale europea, Luis De Guindos, mette pubblicamente in discussione la potenza americana. "Le preoccupazioni del mercato sulla credibilità di bilancio degli Stati Uniti sono aumentate a causa dei deficit persistentemente elevati e hanno contribuito a un irrigidimento delle curve dei rendimenti", ha confidato alla platea della giornata degli investitori spagnoli. Il numero due dell’Eurotower il primo avvertimento sulla tenuta dell’economia a stelle e strisce l’aveva dato ai ‘suoi’, ai tecnici della Bce, adesso invece mette in guardia il più vasto pubblico: il timore per i conti pubblici Usa "potrebbe creare ricadute di rischio dagli Stati Uniti all’area dell’euro, amplificate dall’incertezza politica e dal deprezzamento del dollaro". Al netto di una situazione contabile c’è una questione di percezione, avverte De Guindos: se si inizia a considerare che il debito Usa sia a livelli insostenibili c’è tutta un’impalcatura mondiale che rischia di venire giù. "Dubbi intensivi per quanto riguarda la credibilità di bilancio degli Stati Uniti - sottolinea il vicepresidente della Bce - potrebbero innescare bruschi cambiamenti nel sentimento, con ricaduta tra classi di attività e aree geografiche".

L’America di Trump non è più in sostanza un punto di riferimento, e non solo da punto di vista economico-finanziario. De Guindos torna alla questione ‘dazi’, ricordando come l’anno scorso ha portato importanti cambiamenti nel contesto economico internazionale, guidati da cambiamenti significativi nella politica degli Stati Uniti e dall’erosione del sistema multilaterale basato sulle regole che ha a lungo sostenuto il commercio globale e le relazioni internazionali. Ma punta il dito proprio contro la politica neo-imperialista del Tycoon: "Il passaggio a un nuovo paradigma, in cui i principi dello stato di diritto vengono messi in discussione, riflette profonde incertezze globali che probabilmente persisteranno".Tutti questi sviluppi hanno avuto implicazioni tangibili per l’attività economica e la stabilità finanziaria nell’area dell’euro, a cui occorre correre ai riparti innanzitutto attraverso le riforme. Perché in questi rischi contagio da debolezze americane si inseriscono limiti e ritardi comunitari: "Anche i fondamentali di bilancio alcuni Paesi dell’area dell’euro sono rimasti persistentemente deboli". Forse un avvertimento per l’Italia.

Rodolfo Ricci

( 14 gennaio 2026 )

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