Lunedì 19 gennaio 2026, ore 20:23

Lavoro 

Contratti a termine diminuiti nel 2024 

L'obiettivo della Cisl è ”costruire le condizioni per un grande patto, un'alleanza della responsabilità tra il Governo e tutte le forze autenticamente riformiste del nostro Paese per affrontare insieme sfide decisive come la sicurezza, la produttività, i salari, la coesione. Ci fa piacere che la premier Meloni e il presidente di Confindustria Orsini abbiano aperto a questa prospettiva. Noi siamo pronti. Non serve il muro contro muro”. Così la segretaria generale della Cisl Fumarola, nel suo intervento a Milano al congresso regionale della Cisl Lombardia. ”Ci vuole coraggio unito a partecipazione. Questa sarà anche la chiave del nostro congresso confederale dal 16 al 19 luglio al Palazzo dei Congressi di Roma Questa deve essere la stagione del dialogo, del confronto e della partecipazione - continua Fumarola - un cammino giunto al traguardo con l'approvazione e l'entrata in vigore della nostra legge sulla partecipazione che deve diventare ora un'opportunità di crescita economica e culturale in ogni singola azienda, in ogni singolo territorio, attraverso un modello di relazioni sindacali nuovo, inclusivo, che rafforzi la concertazione, la corresponsabilità, il dialogo”.
Aggiunge Fumarola: ”Cresce l’occupazione ed i rapporti a tempo indeterminato, ma il lavoro aumenta in settori a basso valore aggiunto e resta inevasa una domanda di manodopera altamente qualificato che le aziende faticano a reperire sul mercato. Essere avanguardia significa affrontare con capacità di visione e lungimiranza il problema di quella fascia di occupati che vive una condizione di fragilità perché non regolarmente contrattualizzata, costretta a part-time involontario, a rapporti di lavoro discontinuo, vittime di falso lavoro autonomo o di cooperative spurie. Lì sta il lavoro povero che non si affronta con una cifra minima scritta sulla Gazzetta Ufficiale ma con l’estensione della buona contrattazione. Questa è la via privilegiata per affrontare le questioni che attengono alle materie lavoristiche anche in ragione del nostro libero e autonomo esercizio di rappresentanza”.
Nel 2024, in Italia, il tasso di occupazione (20-64 anni) sale al 67,1% (+0,8 punti percentuali rispetto al 2023). L'incremento riguarda maggiormente le donne (+0,9 punti percentuali), ma il divario di genere persiste (57,4% a fronte del 76,8% dei coetanei maschi). È quanto si legge nel rapporto Istat ”Noi Italia 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo Edizione 2025". A livello territoriale i divari sono evidenti: nel Centro-nord il 74,1% della popolazione nella fascia di età 20-64 anni è occupata, mentre nel Mezzogiorno la quota è pari al 53,4%; gli estremi variano tra il 48,5% della Calabria e il 79,9% della Provincia autonoma di Bolzano.
Il tasso di disoccupazione diminuisce di 1,2 punti percentuali rispetto al 2023 ed è uguale al 6,5%. Quella giovanile scende, rispetto all'anno precedente al 20,3% (-2,4%).
L''incidenza del lavoro a termine scende al 14,7% (-1,3 punti percentuali rispetto al 2023). L'incidenza è più elevata per le donne (16,1% rispetto al 13,5% per gli uomini). La quota dei lavoratori a tempo determinato più elevata si rileva nel Mezzogiorno (20,0%).
Nel 2022 il reddito familiare netto medio annuo è di 35.995 euro, ma essendo la distribuzione dei redditi asimmetrica, la metà delle famiglie non supera i 28.865 euro. La distribuzione del reddito a livello regionale mostra sostanziali differenze: nel 2022, le regioni con una concentrazione della distribuzione dei redditi più alta sono Calabria e Sicilia, mentre una maggiore omogeneità nella distribuzione si registra per Marche e Molise. In Calabria, spiega l’Istat, nel 2023 le persone che vivono in famiglie in condizione di grave deprivazione materiale e sociale sono oltre 380 mila, pari al 20,7% della popolazione residente. Nel Mezzogiorno il 9,8% della popolazione residente (oltre 1,9 milioni di individui) vive in condizione di grave deprivazione, mentre nel Nord-est l'1,6% (oltre 188 mila individui); in Emilia-Romagna poco meno dell'1% degli individui (oltre 41 mila persone); nelle Marche l'1% si trova in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (oltre 15 mila individui).
Nel 2023, in Italia sono in condizione di povertà assoluta poco più di 2,2 milioni di famiglie (8,4% del totale delle famiglie residenti rispetto all'8,3% nel 2022), per un totale di quasi 5,7 milioni di persone (9,7%). I minori colpiti dalla povertà assoluta sono quasi 1,3 milioni, appartenenti a circa 748 mila famiglie. Gli stranieri in povertà assoluta sono oltre 1,7 milioni, con un'incidenza della povertà assoluta tra gli stranieri pari al 35,1%, valore di oltre quattro volte e mezzo superiore a quello degli italiani (7,4%). Sempre nel 2023, sono invece in condizione di povertà relativa oltre 2,8 milioni di famiglie (10,6% del totale delle famiglie residenti), per un totale di 8,4 milioni di persone (14,5%, in crescita rispetto al 14% dell'anno precedente). Nel 2023 l'incidenza della povertà relativa familiare è stabile in tutte le ripartizioni territoriali, mentre a livello individuale si registra un peggioramento nel Nord-ovest. Le regioni che registrano i valori più elevati dell'incidenza della povertà relativa familiare sono Calabria, Puglia e Campania; mentre Trentino-Alto Adige, Toscana e Veneto presentano i valori più bassi.
Nel 2022, dopo la forte contrazione del 2020, a seguito della crisi sanitaria e della ripresa del 2021, il valore del Pil pro capite in termini reali (29.959 euro) continua a crescere, portandosi al livello più alto dal 2009, ma il divario territoriale si mantiene evidente. Nel 2022 il livello del Pil pro capite nel Mezzogiorno è inferiore del 44,5% rispetto a quello del Centro-nord, e del 34,8% rispetto alla media nazionale. Le regioni con il Pil pro capite più basso, ma in miglioramento, rispetto all'anno precedente sono Calabria e Sicilia, precedute da Campania e Puglia. La Provincia autonoma di Bolzano (47.272 euro) presenta il valore più elevato.
Giampiero Guadagni

( 18 giugno 2025 )

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