Domenica 26 aprile 2026, ore 19:44

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Dimensionamento scuole, confronto per soluzioni vere 

Il lungo braccio di ferro tra Regioni e Governo sul cosiddetto dimensionamento, ovvero la riorganizzazione degli istituti scolastici, ha visto una svolta importante con la decisione del Consiglio dei ministri di commissariare quattro Regioni - Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, tutte guidate dal centrosinistra - che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente Governo, con l'obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca su base regionale; il mancato rispetto - ha sottolineato più volte il ministero dell'Istruzione - mette a rischio le risorse già erogate. La misura riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici. Sulla riforma c'è da tempo tra Stato e Regioni un contenzioso a colpi di sentenze, alcune delle quali, soprattutto da parte del Tar, hanno dato ragione alle Regioni. Tuttavia la Corte costituzionale si è pronunciata in tre occasioni, confermando la legittimità dell'operato del Governo e richiamando la necessità di una cooperazione tra tutte le istituzioni coinvolte. Inoltre, i ricorsi presentati dalle Regioni inadempienti sono stati respinti con tre sentenze del Tar e sei pronunce del Consiglio di Stato, che hanno confermato la correttezza dell'azione governativa. In questa prospettiva, alle quattro Regioni erano già state concesse due proroghe per l'adozione dei piani: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Nonostante ciò, non sono state compiute le necessarie formalizzazioni, rendendo inevitabile - secondo il Governo - il commissariamento deliberato oggi dal Consiglio dei Ministri. ”Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall'Italia con l'Unione europea nell'ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. In questi tre anni, l'azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l'obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell'attività scolastica”, ha detto il ministro dell'Istruzione Valditara. Per il Pd ”la scelta del Governo sembra voler ridurre ogni questione a un semplice calcolo matematico, ignorando le peculiarità geografiche, sociali e culturali che ogni regione porta con sé”. Sulla stessa linea il M5S. Per la presidente dell'Umbria Proietti ”non si possono tagliare le autonomie scolastiche, così si insiste su situazioni già deboli a livello di popolazione e si alimenta un senso di sfiducia”. Il governatore dell'Emilia Romagna De Pascale ha sottolineato che ”siamo molto più virtuosi rispetto ai parametri nazionali, con una rete più efficiente della media, ma ci viene imposto un ulteriore taglio di 17 autonomie. Per noi difendere la scuola pubblica è una scelta morale”. ". "Nell'ultimo triennio nella nostra regione sono state già accorpate 36 autonomie scolastiche e un ulteriore taglio di 9 istituti sarebbe stato deleterio per realtà già in sofferenza", ha detto l'assessora della Pubblica Istruzione della Sardegna Ilaria Portas.
Sulla vicenda interviene la segretaria generale della Cisl Scuola Ivana Barbacci: ”Il Governo e il ministero dell’Istruzione si mettano a disposizione delle regioni Sardegna, Umbria, Toscana, Emilia Romagna per avviare una dialogo costruttivo volto a ricercare soluzioni piuttosto che disporre commissariamenti. Il commissariamento è una sconfitta per le istituzioni a tutti i livelli”. Aggiunge Barbacci: ”Queste regioni, come altre hanno sempre operato negli anni con responsabilità per riorganizzare la rete scolastica, restano complessità e valutazioni di contesto territoriale che devono trovare ascolto”. Quello della Cisl Scuola è anche un appello ai partiti, tutti, ”affinché non si usi la scuola come terreno di contrasto ideologico, ma si intervenga, tutti insieme, per sostenere la scuola ricercando soluzioni condivise anche in grado di garantire le aree interne del Paese”.
Giampiero Guadagni

( 13 gennaio 2026 )

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