Domenica 28 giugno 2026, ore 20:30

Report Istat 

Export extra-Ue di maggio + 6,3% sull’anno e +0,4% sul mese 

Dazi o non dazi, secondo i dati Istat, a maggio 2026 si stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, un aumento congiunturale per entrambi i flussi, più ampio per le importazioni (+3,4%) rispetto alle esportazioni (+0,4%). L’incremento su base mensile dell’export è determinato dalle maggiori vendite di energia (+21,1%) e beni intermedi (+2,0%); diminuisce, invece, l’export di beni di consumo durevoli (-4,4%), beni strumentali (-1,1%) e beni di consumo non durevoli (-0,8%).

Dal lato dell’import, l’aumento congiunturale si deve ai maggiori acquisti di energia (+11,5%) e beni strumentali (+5,6%). Nel trimestre marzo-maggio 2026, rispetto al precedente, l’export cresce del 5,0%; la crescita riguarda tutti i raggruppamenti, a esclusione di beni di consumo durevoli (-2,7%). Nello stesso periodo, l’import segna un incremento del 10,9%, in larga misura spiegato dai maggiori acquisti di energia (+53,3%); diminuiscono solo le importazioni di beni di consumo non durevoli (-8,5%). A maggio 2026 l’export cresce su base annua del 6,3% (era +12,0% ad aprile 2026).

La crescita tendenziale dell’export verso i mercati extra Ue27 si deve all’aumento delle vendite di energia (+125,3%), beni intermedi (+22,9%) e beni strumentali (+4,8%); si riducono su base annua le esportazioni di beni di consumo durevoli (-21,4%) e non durevoli (-5,4%). A maggio 2026, si rilevano marcati aumenti su base annua delle esportazioni verso Svizzera (+57,9%), Cina (+24,1%) e paesi Mercosur (+21,3%). Diminuiscono le vendite verso Turchia (-23,0%), Stati Uniti (-3,6%) e Regno Unito (-3,5%). Le importazioni da paesi Opec (+68,3%) e Stati Uniti (+26,1%) registrano una forte crescita tendenziale; aumentano anche gli acquisti da paesi Mercosur (+22,3%) e Svizzera (+9,0%). Per contro, si riducono le importazioni dalla Cina (-5,2%).

Invece a giugno 2026 si stima una diminuzione del clima di fiducia dei consumatori (da 93,4 a 92,4), invece, l'indicatore composito del clima di fiducia delle imprese è stimato in aumento (da 94,2 a 95,2). L’Istat spiega che "quasi tutte le variabili che entrano nel calcolo del clima di fiducia dei consumatori sono in peggioramento: fanno eccezione le attese sulla situazione economica generale, quelle sulla disoccupazione e le opinioni sull'opportunità di risparmiare nella fase attuale". Il miglioramento della fiducia delle imprese si manifesta in tutti i comparti, seppure con intensità diverse, aggiunge il nostro istituto di statistica.

Poi facendo una valutazione complessiva sullo scorso anno , l’Istat ricorda che il Pil e l'occupazione del Mezzogiorno crescono di più rispetto al Centro-Nord. È quanto emerge dalla statistica Stima preliminare del Pil e dell'occupazione territoriale nel 2025. "Nel 2025 il Prodotto interno lordo ha mostrato una dinamica moderatamente positiva e sostanzialmente omogenea nelle diverse ripartizioni territoriali del Paese", afferma, precisando che la crescita del Pil in volume è stata pari allo 0,5% nel Nord-ovest, nel Nord-est e nel Centro, mentre il Mezzogiorno ha registrato un incremento lievemente superiore (+0,6%). Il Mezzogiorno è l'area che ha maggiormente sostenuto la crescita dell'occupazione a livello nazionale, con un incremento degli occupati pari all'1,5%, seguito dal Centro (+1,1%).

Più contenuto è risultato l'aumento degli occupati nelle regioni del Nord (Nord-ovest +0,9% e Nord-est +0,8%). Allora "il report Istat conferma che il Mezzogiorno rappresenta uno dei principali motori della crescita economica nazionale", afferma il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, a margine di una iniziativa ad Avellino. "Nel 2025 il Pil del Sud - evidenzia il sottosegretario - aumenta dello 0,6%, superando la media nazionale e dimostrando che le politiche di rilancio e sviluppo stanno producendo risultati concreti".

Ma attenzione: gli indicatori a breve per l'economia dell'area euro sono peggiorati da marzo e indicano chiaramente l'impatto negativo della guerra in Medio Oriente sull'attività economica, scrive la Bce. L'indice pmi composito flash dell'area euro è ulteriormente sceso a maggio, e Francoforte nota che è restato "in territorio di contrazione per due mesi consecutivi» sottolineando «l'impatto negativo della guerra in Medio Oriente sulle percezioni della produzione".

Rodolfo Ricci

( 26 giugno 2026 )

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